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Immigrazione, una sfida umanitaria ed economica

L’immigrazione è una sfida umanitaria, ma anche economica.“In Germania tra i migranti economici la quota di quelli qualificati con ad esempio un diploma universitario negli ultimi anni ha superato il numero dei cittadini tedeschi qualificati (35% contro il 20%), secondo i dati del Berlin Institute for Population and Development” afferma Klaus Zimmerman direttore del Bonn’s Institute for the Study of Labor, durante un dibattito organizzato dal think tank economico Bruegel “The economic integration of migrants and refugees”.

A refugee takes part in a workshop organized by the Arrivo Berlin initiative to receive new professional skills, in Berlin, Germany, December 17, 2015.
A refugee takes part in a workshop organized by the Arrivo Berlin initiative to receive new professional skills, in Berlin, Germany, December 17, 2015. REUTERS/Hannibal Hanschke

Il numero dei migranti arrivati in Europa è molto limitato

Secondo dati dell’UNHCR i rifugiati nel 2005 erano 37.5 milioni cresciuti a 59.5 milioni nel 2014, la maggior parte si trova ancora in paesi in via di sviluppo , spesso nei paesi confinanti. Il numero di migranti arrivati in Europa è quindi in realtà molto limitato rispetto al totale. Dai dati ufficiali  raccolti da Zimmerman dalle autorità tedesche, i rifugiati arrivati in Germania sono piuttosto giovani, solo pochi hanno più di quarant’anni, e sono per due terzi uomini. Arrivano dalla Siria (20.3%) , dal Kosovo (17.9%) , dall’Albania (13.6%), dalla Serbia (6.3%), dall’Iraq (5.2%) e dall’Afghanistan (5%).

Sempre Zimmerman ricorda che in Germania la probabilità di occupazione sul lungo periodo dei migranti umanitari è arrivata al 55% mentre per quelli economici al 75%, riferendosi ai dati dell’Institute for Employment Research (IAB) of Germany’s Federal Labor Agency.

La strategia di integrazione

“La strategia di integrazione più efficace in una nuova società per ogni nuovo arrivato è inserirlo nel mercato del lavoro il prima possibile, per questo è importante sapere che lingua parla o che conoscenze ha il rifugiato e dove possa integrarsi meglio" afferma Klaus Zimmerman "è necessaria una strategia sul lungo termine basata su responsabilità condivisa, la Germania non può essere la sola ad accogliere e a far fronte a queste sfide, la crisi dei rifugiati è una crisi europea, non solo tedesca”.

La Svezia, che ha fatto non poco discutere negli ultimi tempi con la scelta di reinserire i controlli al confine, ha un programma preciso di integrazione al lavoro. Da qualche anno, è previsto a livello locale un programma di integrazione e introduzione al lavoro. Corsi di svedese specifici modulati a seconda delle professioni da esercitare, uno stage di tre settimane alla fine del quale si ottiene un certificato di partecipazione e di attestato delle proprie competenze e una lettera di raccomandazione al lavoro. “Cerchiamo di dar valore anche alle competenze informali. La Svezia è stato un paese di migrazioni , anni fa c’erano pregiudizi sui finlandesi e i bosniaci che arrivavano, ma ora sono integrati. Il 25% dei medici che lavorano ora in Svezia proviene da altri paesi” spiega Joel  Hellstrand dell’Ufficio per la Svezia per lo schema di integrazione veloce per i nuovi arrivati.

Secondo Reinhilde Veugelers, ricercatrice senior di Bruegel, non ci sono dati certi sulla preparazione scientifica dei rifugiati che arrivano in Europa dalla Siria, ma si sa che sono molto ben formati o sono pronti per essere formati. Sui tempi degli hotspot, dove registrare i migranti, Zimmerman non è molto fiducioso seppure li ritenga importanti perché “Dobbiamo accettare che i migranti arrivano in Italia o in Grecia ma non possono restare tutti lì, si deve lavorare sui ricollocamenti”. Sul timore dell’euroscetticismo e populismo crescenti soprattutto raccogliendo i timori della gente anche sull’immigrazione “Dobbiamo guardare a soluzioni più semplici sulle quote e sui paesi che non aderiscono. Tra le altre strategie si deve anche supportare l’informazione nei paesi africani ai migranti economici perché siano coscienti che è difficile la vita da migranti illegali e aiutarli a capire che è rischioso partire” ha affermato Zimmerman. 

@IreneGiuntella

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