In Austria i socialdemocratici si aprono a una coalizione con i nazionalpopulisti

I partiti di massa di un tempo lo sanno, se vogliono riconquistare voti devono evitare le grandi coalizioni. Peccato che l’unico candidato possibile è l’Fpö.

Il Cancelliere austriaco Christian Kern durante un incontro con i giornalisti a Vienna. REUTERS/Leonhard Foeger
Il Cancelliere austriaco Christian Kern durante un incontro con i giornalisti a Vienna. REUTERS/Leonhard Foeger

Gli austriaci non conoscono ovviamente la frase che Indro Montanelli pronunciò nel 1974 – “Turatevi il naso, ma votate DC” –. Un consiglio elargito con il preciso intento di arrestare allora l’avanzata del PCI. Già, ma cosa c’entra l’Austria con la frase di Montanelli? Semplice: lo scenario politico futuro del paese potrebbe essere frutto di un consiglio abbastanza simile, per quanto gli intenti siano molto meno chiari e lineari.

Ma meglio procedere con ordine. L’Austria tornerà alle urne, anticipatamente, il 24 ottobre prossimo. Così ha voluto il giovane (30enne) Sebastian Kurz, attuale ministro degli Esteri, nonché da poco anche leader del partito popolare Övp. Kurz di grande coalizione di collaborazione con i socialdemocratici dell’Spö non ne vuole sapere, ed è convinto di avere le carte giuste in mano. Per questo ha lanciato il guanto di sfida al cancelliere e capo dell’Spö Christian Kern.

Il ragionamento di Kurz non è sbagliato. Almeno per quel che riguarda la grande coalizione. Come avevano dimostrato le elezioni presidenziali dell’anno scorso. I candidati dell’ Spö e dell’Övp erano stati esclusi dal ballottaggio, disputato invece dall’ex leader dei Verdi Alexander van der Bellen (poi eletto) e Norbert Hofer, del partito nazionalpopulista Fpö.

Tra i motivi che hanno generato questo profondo scontento c’è l’immobilismo politico, incarnato in decenni di grandi coalizioni. I media e i politologi parlano di “Demokratur” (parola che si compone di ‘Demokratie’ e ‘Diktatur’) interrotta solo di tanto in tanto. L’ultima volta dal cancelliere dell’Övp Wolfgang Schüssel, il quale dal 2000 al 2007 aveva guidato un governo di coalizione con l’Fpö, allora ancora prevalentemente in mano a Jörg Haider. 

I socialdemocratici invece, a lungo si sono rifiutati di sottoscrivere patti con i nazionalpopulisti. Per quanto proprio il cancelliere Bruno Kreisky, leader storico dell’Spö, sia stato il primo ad aprire a una collaborazione con l’Fpö. O più precisamente, ad accettarne l’appoggio esterno, per quanto ai tempi avevsse come leader Friedrich Peter, un ex SS. Era il 1970, i socialisti (così si chiamavano allora) avevano mancato per un soffio la maggioranza assoluta. Kreisky ricambiò il favore dell’Fpö con una riforma elettorale che permetteva anche ai piccoli partiti una presenza in Parlamento. La liaison durò poco. Già nell’ottobre dell’anno successivo il paese tornava alle urne. E quella volta l’Spö ottenne la maggioranza assoluta e la manterrà per i successivi 13 anni.

Tempi e sensibilità cambiano. Le campagne xenofobe di Jörg Haider avevano fatto si che qualsiasi accordo con l’Fpö equivalesse per l’Spö a un tradimento dei suoi valori fondanti. E questo tabù è rimasto in piedi fino a poco fa, per la precisione, fino a settima scorsa. Per lo meno a livello nazionale (coalizioni tra Spö e Fpö a livello regionale se ne sono invece già formate).

A comunicare che tra le ipotesi di coalizioni che potrebbero formarsi dopo il 24 ottobre ci potrebbe essere anche quella con i nazionalpopulisti è stato l’attuale capo dell’Spö nonché del governo, Christian Kern.

Difficile dire come reagirà l’elettorato. Certo, è una mossa che fotografa una situazione di mancanza di alternative per l’Spö. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, l’Spö raccoglie il 22 per cento dei voti, posizionandosi dietro a Fpö (26 per cento) e a Övp (33 per cento). A ciò si aggiunge che gli alleati naturali – Verdi e Neos (una formazione quest’ultima di stampo liberista) – sommati arrivano giusto al 15 per cento. Troppo poco per l’Spö, per una coalizione di maggioranza.

Per rendere meno amara la pillola allo zoccolo duro del partito, Kern ha accompagnato questa dichiarazione di apertura, da una lista di valori e punti programmatici che i nazionalpopulisti dovrebbero sottoscrivere. Se si rifiutassero, allora niente coalizione. Tra i punti elencati figurano l’adesione incondizionata a: l’Ue, diritti umani, parità di genere. Un decalogo all’acqua di rose, verrebbe da dire. E così ha commentato l’ex candidato dell’Fpö alle presidenziali, Norbert Hofer. Interrogato da un giornalista in proposito ha risposto: “Formulati così, non credo vi sia solo partito presente in Parlamento che si rifiuterebbe di sottoscrivere questi punti”.

Stando ai sondaggi, la partita tra Spö e Övp parrebbe dunque già decisa, e cioè a favore di una coalizione tra Övp e Fpö. A meno che da qui alle elezioni la contesa tra Kurz e Kern non sortisca un duplice effetto. Primo, che torni ad appassionare gli elettori (come è successo per le presidenziali l’anno scorso) e dalle urne proprio questi due partiti escano rafforzati, indebolendo così quello nazionalpopulista. Secondo, che di fronte alla possibilità di scelta tra una coalizione con l’Övp o con l’Spö, il capo dell’Fpö Strache scelga la seconda. Certo, un’ipotesi poco probabile, ma non impossibile, se Strache volesse una resa dei conti definitiva con l’antagonista numero uno di sempre: l’Spö. Una sfida che sarebbe altrettanto eccitante per i socialdemocratici: è infatti da loro che l’Fpö, da Haider in poi ha drenato il maggior numero di elettori. 

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