In Belgio il governo s'infrange sul patto Onu sulle migrazioni

Il premier Michel vola a Marrakech per appoggiare il "Global Compact for Migration" e i ministri del Nieuw Vlaamse, destra nazionalista fiamminga, lasciano l’esecutivo. Così il primo partito del Paese passa all’opposizione. Per il nuovo gabinetto di minoranza la strada è in salita

Il primo ministro del Belgio Charles Michel, Bruxelles, 8 dicembre 2018.  REUTERS/Eric Vidal
Il primo ministro del Belgio Charles Michel, Bruxelles, 8 dicembre 2018. REUTERS/Eric Vidal

A oltre 24 ore dal rimpasto nel governo belga, guidato dal premier Charles Michel, ancora non sappiamo se i nazionalisti fiamminghi di Nieuw Vlaamse Alliantie (N-VA) se ne sono andati oppure sono stati accompagnati alla porta. A innescare la crisi è stato il sostegno annunciato dal governo al Patto Onu sulle migrazioni, avversato dal partito guidato dal sindaco di Anversa Bart De Wever. Il premier è volato a Marrakech per partecipare alla conferenza intergovernativa che ratificherà l'accordo con il sostegno di due terzi del Parlamento di Bruxelles, ma senza quello dell'ormai ex partner di coalizione. Non è bastata l'adozione dell'opzione olandese - votare “si” ma con un allegato che chiarisca come dall’accordo non derivino diritti accessori per i migranti - per sanare il dissidio.

Nell’ambito di una crisi lampo, durata giusto qualche giorno, l’N-VA sostiene di essere stato cacciato da Michel mentre il premier, senza scomporsi, rimanda le accuse al mittente parlando di "fuga" degli ex alleati. Formule politiche a parte, i ministri e sottosegretari del partito fiammingo, primo nel Paese, da ieri sono all’opposizione. La questione di Marrakech è certamente rilevante ma le tensioni nell’esecutivo si trascinavano da qualche tempo, almeno dalle amministrative di ottobre. Allora, infatti, l’N-VA, pur rimanendo il primo partito a livello federale e nonostante annoverasse tra le sue fila il falco anti-immigrazione Theo Francken, aveva perso terreno a vantaggio della violenta propaganda anti rifugiati del  Vlaams Belang, partito della destra sociale e identitaria fiamminga

Dopo aver abbassato i toni, optando per abbandonare riforme-manifesto, come la norma che avrebbe consentito alla polizia di perquisire abitazioni a caccia di sans papiers, Francken era tornato alla carica con un provvedimento che ha mandato in tilt gli uffici immigrazione: da fine novembre, infatti, gli sportelli del Paese non erano più autorizzati a processare più di 50 domande d’asilo al giorno. I risultati non si sono fatti attendere e il sistema ha rischiato seriamente di collassare.

Sul piano della propaganda, N-VA ha sfruttato gli ultimi giorni di permanenza al governo per lanciare una campagna sui social contro il Patto Onu, ossia la goccia che ha fatto traboccare il vaso: scaricato dai partner della “coalizione svedese”, i fiamminghi di Christen Democratisch e Vlaams (CD&A) e Open Vlaanderen (Open VLD) e i valloni di Mouvement Réformateur, MR il partito del premier - e poi isolati in parlamento, unici a votare contro l’accordo sui migranti, ad N-VA non è rimasto che fare gli ultimi giapponesi: mentre rimanevano arroccati sulle loro posizioni, il primo ministro annunciava venerdì mattina di essere pronto ad andare a Marrakech a nome del governo. Con o senza N-VA.

Sabato sera, nel corso di una conferenza stampa, la delegazione dei nazionalisti fiamminghi ha formalizzato le dimissioni: i due incarichi chiave, il ministero dell’interno e il posto di sottosegretario con delega ad asilo ed immigrazione, prima occupati rispettivamente da Theo Francken e Jean Jambon, sono stati assegnati a Maggie De Block di Open Vld -che già in passato aveva ricoperto questo incarico- e a Pieter De Crem di CD&V. La Block, senza più l’ingombro dello scomodo predecessore, ha annunciato di voler rimuovere le quote sulle domande d’asilo introdotte da Francken e ha espresso l’intenzione di orientare le politiche sui richiedenti asilo al principio di umanità che il suo predecessore aveva smarrito.

Il governo Michel II, pero’, è un gabinetto di minoranza che dovrà negoziare ogni singolo provvedimento adottato da domani fino al voto di maggio. Il gruppo verde Groen/Ecolò ha già fatto sapere di non avere pregiudizi con l’esecutivo e di voler valutare caso per caso. Ma con i due più grandi partiti del paese, l’N-VA e i socialisti francofoni di Elio di Rupo all’opposizione, la strada per Charles Michel appare tutt’altro che in discesa.

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