In Europa entrando da Nord: i migranti e la Rotta Artica

Sin dagli ultimi mesi dell’anno scorso, un numero crescente di migranti ha varcato le frontiere dell’Europa comunitaria attraverso l’estremo nord. Venivano dalla Russia, penultima tappa di un viaggio che parte però da molto più lontano. È quella che è stata ribattezzata la “Rotta Artica”, percorso che sfrutta quel lembo di terra dove la Russia confina con la Norvegia e la Finlandia.

A man, who reached the Russian-Norwegian border intending to cross it, rides a bicycle along a road near a check point outside Nickel (Nikel) settlement in Murmansk region, Russia, October 30, 2015. REUTERS/Fyodor Porokhin

Secondo le autorità di Helsinki, negli ultimi mesi gente di almeno trenta nazionalità diverse è entrata in Europa attraverso la “Rotta Artica”: vengono da Siria, Iraq, Iran, Nepal, Bangladesh e da tanti paesi africani. In moltissimi arrivano dall’Afghanistan e condividono storie simili: in volo da Kabul a Mosca, e poi su treni o altri mezzi fino a Murmansk, città portuale di 300.000 anime nella penisola di Kola. Da lì, il confine con la Norvegia e la Finlandia è distante giusto poche decine di chilometri.

Chi parte dalla Siria può pagare circa 2.500 dollari per un “pacchetto” che spesso comprende anche i visti (il più delle volte turistici) necessari per entrare in Russia. Dall’Afghanistan il costo può salire fino a 10.000 dollari. Il viaggio può durare pochi giorni ma non è detto che sia sempre così: prima di lasciare il territorio russo ci possono volere mesi, nei casi peggiori anche degli anni.

Accordi tra le autorità di confine impediscono di attraversare la frontiera a piedi: per questo in molti hanno oltrepassato quella linea in sella a una bicicletta, il mezzo di trasporto più economico e facile da trovare. Quando le autorità di frontiera hanno deciso di vietarlo, il numero di automobili con migranti a bordo è aumentato. Una ventina di afghani che hanno varcato il confine finlandese a inizio gennaio hanno raccontato di aver acquistato le auto a Murmansk e di averle pagate migliaia di euro. Le biciclette costavano sui duecento euro: ora giacciono abbandonate nei pressi del confine, nella neve dell’inverno scandinavo.

La “Rotta Artica” è una scoperta relativamente recente. Secondo le autorità di frontiera norvegesi, nel 2014 solo cinque persone avevano varcato il confine russo-norvegese chiedendo asilo. La situazione è cambiata drasticamente nel giro di pochi mesi. L’anno scorso, a Oslo hanno contato 5.500 persone provenienti dalla Russia: erano per lo più siriani, iracheni e afghani. Il freddo dell’inverno della Lapponia non ha fermato il flusso di arrivi. Spesso i migranti indossano abiti del tutto inadeguati alle temperature di quelle latitudini.

La decisione della Norvegia, che a novembre ha cominciato a rispedire in Russia gran parte dei migranti, ha prodotto come effetto collaterale un aumento degli accessi in territorio finlandese attraverso i valichi di Raja-Jooseppi e Salla, in Lapponia: un migliaio quelli contati nelle ultime settimane dell’anno scorso, a cui vanno ad aggiungersi le centinaia di migranti arrivati nelle prime settimane del 2016. “Siamo preoccupati per quello che succede lungo la nostra frontiera orientale” ha dichiarato il ministro degli Interni finlandese, Petteri Orpo: secondo le proiezioni elaborate dalle autorità di Helsinki, nel 2016 si potrebbero contare non meno di 7.500 arrivi lungo la “Rotta Artica”.

Sul finire della scorsa settimana, Timo Soini, che è ministro degli Esteri e leader del Partito dei Finlandesi (il quale sulla lotta all’immigrazione ha costruito un bel pezzo delle sue fortune elettorali), ha detto di volere controlli più severi al fine di ridurre il numero di persone che varcano i confini. La Finlandia condivide con la Russia una frontiera di oltre 1300 chilometri, la più lunga di tutta l’area UE: per questo Soini ha fatto sapere di intrattenere sin da dicembre regolari colloqui telefonici con il suo omologo russo, Sergei Lavrov. Il ministro degli Interni Orpo tiene la stessa linea e guarda a Mosca (fino a oggi con poco successo) alla ricerca di una sponda per risolvere una questione che Helsinki fatica a maneggiare da sola.

Soini ha aggiunto di essere convinto che dietro all’aumento del flusso di immigrati degli ultimi mesi ci sia la mano del crimine organizzato: trafficanti di esseri umani che gestiscono il transito di disperati da una parte all’altra del confine, fornendo automobili, biciclette, alloggi e occupandosi di tutta la logistica. Le indagini sono in corso ma gli inquirenti finlandesi non nascondono che ricostruire la filiera sarà complesso.

La Norvegia ha ricevuto oltre 30.000 richieste d’asilo nel 2015. Stesso discorso per la Finlandia, che ne ha contate 32.500: di quelle che hanno già terminato l’iter burocratico, il 41 per cento è stato respinto. L’autunno del 2015 è stato un periodo record per l’immigrazione: in una sola settimana ben 4.000 persone sono entrate in Finlandia facendo richiesta d’asilo.

Il 2016 sarà un anno di numeri ancora superiori, dicono a Helsinki senza nascondere un certo timore: si potrebbero dover fronteggiare fino a 50.000 nuovi arrivi. Se così fosse, i fondi stanziati dal governo al momento non sarebbero sufficienti.

@antonio_scafati

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