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In Polonia si fa sempre più strada l’autocrazia

Due nuove leggi appena approvate, danno il colpo letale all’indipendenza della giustizia. La Germania guarda con preoccupazione verso il suo vicino

Manifestanti si riuniscono davanti al Palazzo Presidenziale durante una protesta pacifica contro le riforme giudiziarie a Varsavia, Polonia, 18 luglio 2017. Agencja Gazeta / Agata Grzybowska via REUTERS
Manifestanti si riuniscono davanti al Palazzo Presidenziale durante una protesta pacifica contro le riforme giudiziarie a Varsavia, Polonia, 18 luglio 2017. Agencja Gazeta / Agata Grzybowska via REUTERS

Jaroslaw Kaczynski, il capo del partito nazionalista polacco PiS era stato chiaro, la legge sul riordino del Consiglio nazionale dei giudici doveva essere approvata prima della pausa estiva. E visto che, chi veramente governa (dietro le quinte) è di fatto lui, più che la premier Beata Szydło, prima il Senato e poi Camera dei deputati hanno accelerato i tempi, hanno pure fatto le ore piccole venerdì notte, per licenziarla nel giro di pochi giorni.

Con questa nuova legge in Polonia viene di fatto sciolto il Consiglio nazionale dei giudici (paragonabile al Consiglio superiore della magistratura) così come era stato concepito in origine, cioè quello di sorvegliare l’indipendenza dei giudici. In futuro, invece, il Consiglio stesso sarà sottoposto al potere e volere del Parlamento e del ministro della Giustizia.

“Con questa legge viene meno la divisione e autonomia dei poteri” ha commentato il giudice Waldemar Zurek, portavoce del Consiglio, in una intervista con il canale televisivo e radiofonico Deutsche Welle. “La nuova legge è una palese violazione dei dettami costituzionali e spiana la strada a una politicizzazione dei tribunali”. Certo, anche in passato i giudici venivano nominati dal ministro della Giustizia, ma dovevano successivamente passare al vaglio del Consiglio .

Il Consiglio stesso era inoltre composto da giudici e da politici. La nomina dei primi era di esclusivo appannaggio dei giudici. In futuro, invece, le nomine saranno fatte esclusivamente dai politici. A ciò si aggiunge, inoltre, che d’ora in poi il ministro della Giustizia ha la libertà di disporre la fine anzitempo del mandato di un giudice, mandato che normalmente è di quattro anni. Insomma, si tratta di un altro colpo all’indipendenza giudiziaria. Come racconta Zurek, l’attacco da parte del governo guidato dal PiS alla giustizia non è però ancora terminato. “Il Parlamento ha approvato una la legge che spiana la strada all’ingerenza della politica anche per quel che riguarda l’Alta Corte. Se il Capo di stato firmerà entrambe, allora già il mese prossimo la Polonia non avrà più né un Consiglio né un’Alta Corte.” E sarà solo questione di tempo prima che vengano passati al setaccio uno per uno i giudici. A tal proposito è stata già nominata una apposita Commissione disciplinare E in effetti un apposita commissione disciplinare. “E così, dopo l’esautorazione, l’anno scorso, della Corte costituzionale” aggiunge Zurek “in Polonia nessuno nutre più dubbi sul fatto, che d’ora in poi i giudici verranno scelti solo in base alla loro appartenenza politica”.

Come riporta il quotidiano tedesco Süddeutsche Zeitung, inizio di quest’anno è stato il presidente dell’Alta Corte in persona, Małgorzata Gersdorf, a fare appello ai colleghi, nel corso di un congresso di categoria, a opporsi a queste riforme anticostituzionali così come al Capo di stato Andrzej Duda, anche lui uomo di Kaczynski, chiamato a sottoscriverle.

Ma dove sta andando la Polonia?

Sono molti i provvedimenti per lo meno dubbi, varati da questo governo, entrato in carica nel 2015. Tra questi ci sono quelli che limitano la libertà di stampa, che danno pieni poteri agli organi di polizia di attuare intercettazioni. Dal dicembre 2015 all’agosto 2016, cioè prima di finire sotto il controllo politico, la Corte costituzionale aveva dichiarato anticostituzionali vari provvedimenti legislativi voluti dallo stesso, ma la premier Szydło si è semplicemente rifiutata di pubblicare queste sentenze nella Gazzetta ufficiale, un’infrazione della Costituzione che dall’anno della introduzione della Corte costituzionale polacca nessun capo di governo prima di lei, aveva osato compiere.

E l’opposizione parlamentare che cosa fa?

Come scrive il settimanale tedesco die Zeit, all’opposizione mancano ormai addirittura le parole per descrivere adeguatamente quel che il governo ha fatto negli ultimi anni. E’ già un autocrazia, quella che si è imposta in Polonia? Oppure addirittura una dittatura? Già, ma cosa possono queste definizioni se poi mancano gli strumenti e la forza per protestare? La popolazione dal canto suo è divisa: c’è chi reagisce con sconcerto (in 10 mila sono scesi in strada ma, come commentava un reporter in loco “10mila e non 100mila”), chi con un’alzata di spalle e chi, invece, plaude al nuovo corso. Kaczynski sa peraltro come assicurarsi il sostegno: attacca il neoliberismo grazie al quale pochi si arricchiscono a discapito dei più; promette riforme sociali, e alcune le mantiene anche, come l’aumento dell’assegno per i figli a carico. La congiuntura economica positiva è un altro motivo per non vedere.

Il paese è paralizzato, l’Unione Europea ha le mani legate (anche se Bruxelles ha intimato al governo di Varsavia di ritornare sui propri passi, pena l’attivazione dell’articolo 7 del Trattato, con il quale viene ritirato il diritto di voto a uno stato membro) e l’opposizione non può fare altro che attendere nuove elezioni. Perché grazie alla maggioranza assoluta del PiS alle ultime elezioni, grazie al fatto che le presidenziali le ha vinte un suo candidato, il PiS, ha carta bianca per mettere in atto i suoi propositi autoritari.

Uno sviluppo politico che inquieta soprattutto la Germania. Berlino ha già rapporti più che tesi con una Turchia sempre più in balia di appetiti autoritari e non ha certo bisogno di avere come vicino un altro paese in balia ad appetiti simili.  

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