Il presidente polacco da Trump per fermare la Russia scavalcando la Nato

Domani il presidente Duda sarà a Washington. Varsavia è pronta a pagare per avere basi americane permanenti sul proprio territorio. Trump valuta la richiesta. Con il rischio di sgretolare la Nato e avviare una nuova escalation militare al confine orientale dell’Alleanza

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente polacco Andrzej Duda durante una conferenza stampa congiunta, a Varsavia, in Polonia, il 6 luglio 2017. REUTERS / Carlos Barria
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente polacco Andrzej Duda durante una conferenza stampa congiunta, a Varsavia, in Polonia, il 6 luglio 2017. REUTERS / Carlos Barria

Varsavia - Un incontro ufficiale per parlare di strategie commerciali, ma soprattutto di difesa e del ruolo dell'Alleanza Atlantica in Europa. È quello che andrà in scena martedì 18 settembre a Washington fra Donald Trump e Andrzej Duda. Si tratta della prima visita ufficiale del presidente polacco negli Usa e arriva a due mesi di distanza dall'ultimo incontro fra i due capi di Stato, avvenuto a Bruxelles il 12 luglio scorso durante il recente vertice Nato. Trump e Duda si erano già visti a Varsavia il 6 luglio 2017 durante la visita del presidente americano in Polonia. Allora, come a Bruxelles, uno dei temi affrontati era stato l'impegno a difendere i confini orientali polacchi da un'eventuale aggressione militare da parte di Mosca.

Una comunanza d'intenti fra l'amministrazione Trump e l'attuale governo polacco a marchio Diritto e giustizia (PiS) che l'incontro del 18 settembre a Washington potrebbe suggellare. Oggi gli Stati Uniti destinano circa il 3,5% del proprio prodotto interno lordo a spese militari, oltre il limite minimo del 2% suggerito - ma non rispettato - ai Paesi membri della Nato,  che Trump chiede di portare al 4%. Dall'avvento di PiS al governo, Varsavia ha incrementato le spese destinate alla Difesa raggiungendo la soglia del 2% sul Pil nel 2015 e con l'obiettivo di arrivare al 2,5% entro il 2030. Un traguardo che va nella direzione di Trump e contro la Nato.

Tuttavia, la Polonia sa di avere bisogno sia dell'Alleanza Atlantica che dagli Stati Uniti per fronteggiare un temuto espansionismo russo lungo i propri confini orientali. Entrata nella Nato nel '99, in questi diciannove anni Varsavia ne è stata sempre una convinta sostenitrice. Un entusiasmo fondato anche sulla fiducia che le forze dell'Alleanza siano essenziali per difendere il Paese dalle presunte mire di Mosca. Non a caso, Anaconda-2016, la più grande esercitazione militare Nato dai tempi della Guerra Fredda, si è svolta sul territorio polacco due anni orsono. E nel settembre 2017 truppe dell'Alleanza hanno partecipato a Dragon-17 un'esercitazione dell'esercito polacco svoltasi pochi giorni dopo Zapad 2017, training militare congiunto di russi e bielorussi fra Minsk e Kaliningrad. E proprio la presenza di quest'ultima, exclave russa al confine polacco e affacciata sul Mar Baltico, è oggi la principale preoccupazione per Varsavia.

I ritardi nel completare lo scudo anti-missilitico di Redzikowo

Timori che riguardano anche la Nato, consapevole dalla crescente presenza militare di Mosca ai confini orientali dell'Europa e della posizione strategica occupata della Polonia. Non a caso, l'Alleanza Atlantica ha predisposto Four Thirties, un piano che prevede di avere 30 battaglioni meccanizzati, 30 squadroni aerei e 30 navi militari dell'Alleanza da dislocare nel giro di un mese in risposta a un'eventuale aggressione russa. Una strategia di risposta lodata il 28 agosto dal ministro della Difesa statunitense, James Mattis.

Spiegamenti straordinari di uomini e mezzi che si affiancano a investimenti tecnologici in infrastrutture militari d'avanguardia. Di uno scudo missilistico Nato in Polonia si è cominciato a parlare già nel 2007, durante l'allora governo Kaczyński, e l'accordo ufficiale per realizzarlo a Redzikowo risale al 2011. Cominciata nel maggio del 2016, due mesi prima del vertice Nato di Varsavia, la costruzione dello scudo anti-missilistico di Redzikowo sta tuttavia incontrando difficoltà e ritardi imprevisti. La consegna dell'infrastruttura difensiva, situata in un ex aeroporto militare nel nord-ovest della Polonia nei pressi del Baltico, era prevista entro il 2018 ma è stata spostata al 2020 e potrebbe slittare ancora.

Una volta completato, Redzikowo sarà il secondo anello del sistema di difesa missilistico Aegis Ashore dell'Alleanza Atlantica aggiungendosi alla base rumena di Deveselu, operativa dal maggio 2016. Fonti Nato sostengono che i 24 missili balistici terra-aria SM-3 previsti nello scudo polacco saranno una difesa nei confronti di eventuali attacchi terroristici di Al Qaeda o dell'Iran. Tuttavia, i quadri militari russi considerano Redzikowo come una risposta ai loro missili posizionati a Kaliningrad, ad appena 150 chilometri in linea d'aria dal sito polacco.

Come ulteriore strumento di dissuasione, Varsavia ha inoltre deciso di dotarsi di un proprio sistema di difesa missilistico, siglando un accordo da 4,5 miliardi di Euro nel novembre 2017 per l'acquisto di otto batterie di missili Patriot da posizionare entro il 2025. Un dispiegamento di difese missilistiche hi-tech non ritenuto ancora sufficiente dalla Polonia, oggi pronta a incoraggiare e co-finanziare la creazione di basi militari statunitensi permanenti sul proprio territorio.

Varsavia pronta a pagare per basi americane permanenti

A gennaio Washington ha ricevuto un documento dalll’inequivocabile titolo Proposta per una presenza permanente degli Stati Uniti in Polonia, reso noto il 27 maggio dal portale polacco Onet e redatto dal Ministero della Difesa di Varsavia. Il memorandum ipotizza che una base Usa potrebbe sorgere nei pressi di Bydgoszcz o di Torún, città situate a 200 chilometri da Redzikowo e ad altrettanti dalla capitale. Il documento stima inoltre un impegno economico polacco fino a 1,7 miliardi di Euro per “fornire sostegno significativo creando installazioni militari congiunte e facilitando gli spostamenti delle truppe statunitensi”. Una spesa ritenuta necessaria per fronteggiare un'eventuale aggressione russa definita “la principale minaccia globale”.

Di fatto Washington e Varsavia dialogano da mesi sulla possibilità che la Polonia accolga militari statunitensi. In occasione del recente vertice Nato di Bruxelles, Duda ha anticipato: «Intendiamo ospitare le truppe statunitensi e siamo pronti a preparare le infrastrutture e a finanziare i preparativi per accogliere gli americani». Ottimista in proposito è il ministro della Difesa polacco Mariusz Blaszczak che, intervistato dalla televisione di Stato Tvp il 16 agosto, ha assicurato: «Le mie visite a Washington, compresi colloqui avvenuti alla Casa Bianca con consulenti militari del presidente Trump e incontri nel Pentagono con i responsabili del ministero della Difesa statunitense sono state molto incoraggianti in tal senso». Due settimane dopo, sulle frequenze di Polskie Radio, Blaszczak si è detto convinto che nel loro imminente incontro Trump e Duda discuteranno di «armi per l'esercito polacco e basi statunitensi permanenti in Polonia».

Da Casa Bianca e Pentagono, per il momento, non arrivano conferme ma neanche smentite. Da un lato, la presidenza Trump ha portato a dissidi con la Nato tali da giustificare un eventuale accordo militare bilaterale Usa-Polonia ma, dall'altro, gli Stati Uniti non possono sottovalutare l'effetto che spostare proprie truppe così vicino alla Russia avrebbe sugli equilibri geopolitici mondiali. Tuttavia, come rivelato dal Washington Post a fine giugno, il Pentagono si sta interrogando sui costi elevati necessari per mantenere i propri 35mila militari (erano 250mila nell'85) oggi dislocati nelle basi americane permanenti in Germania.

Anche su questo aspetto economico fa leva la Polonia che vuole accogliere parte di questo contingente contribuendo ai costi di spostamento e stazionamento. L'obiettivo di Varsavia è proteggere la cosiddetta “breccia di Suwałki”, una stretta fascia di territorio polacco incastonata fra la Bielorussia e Kaliningrad. Un'area ritenuta vulnerabile dagli strateghi militari polacchi secondo i quali un eventuale attacco da parte della Russia potrebbe avvenire proprio lungo questa direttrice.

Mosca intensifica le operazioni militari

A gennaio 2017 nella cittadina polacca di Żagań sono arrivati 3500 militari statunitensi provenienti dalla Germania nell'ambito dell'operazione Atlantic Resolve, lanciata dall'esercito americano in supporto alla Nato e in risposta all'espansionismo militare russo. Accolti da Duda e dall'allora primo ministro Beata Szydło, gli americani hanno poi raggiunto Orzysz, località polacca a 150 chilometri da Kaliningrad, e altri siti in Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania e Ungheria. Atlantic Resolve prevede la presenza di un contingente di 3500 soldati americani nell'Europa orientale con rotazione di uomini e mezzi ogni nove mesi e proprio in Polonia, a Żagań, ha sede il suo comando centrale.

Un'operazione che, unita alla possibile creazione di basi statunitensi in Polonia, non è piaciuta a Mosca, già ostile ad Anaconda-2016 e allo scudo di Redzikowo. «La graduale espansione delle infrastrutture militari della Nato verso i nostri confini non crea maggiore sicurezza e stabilità in Europa. Al contrario, queste azioni espansionistiche genereranno sicuramente reazioni da parte russa per bilanciare la parità di forze militari così violata», ha dichiarato il 28 maggio il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov.

Parole confermate dall'incremento delle attività militari della Russia fra Europa e Asia. Dal primo all'8 settembre 25 navi da guerra e 30 jet russi hanno partecipato a manovre nel Mediterraneo in operazioni giustificate dal Cremlino come prevenzione all'inasprirsi della situazione in Siria e accolte con preoccupazione dalla Nato. L'11 settembre, invece, è scattata Vostok 2018, la più grande esercitazione militare terrestre delle forze di Mosca dall'81 a oggi, con 300mila uomini, 37mila fra velivoli e carrarmati oltre alla partecipazione di 3mila soldati cinesi impegnati fra la Siberia e il Mar del Giappone.

War games sempre più frequenti, internazionali e su vasta scala da ambo le parti. Gli anni della Guerra Fredda sono lontani, ma l'ipotesi che la presidenza Trump avrebbe portato quantomeno a una distensione nei rapporti diplomatici con Putin appare sempre più remota. Qualora il presidente americano scegliesse di accogliere le proposte della Polonia il 18 settembre, scavalcando così quella Nato da lui stesso definita obsoleta, la tensione lungo i confini orientali dell'Europa potrebbe crescere ancora.

@LorenzoBerardi

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