eastwest challenge banner leaderboard

La signora della concorrenza. Intervista al Commissario europeo Margrethe Vestager

Ha multato Apple con 13 miliardi di euro. E ha nel mirino Google, Fiat, Starbucks, McDonald, Amazon e persino la statale russa Gazprom. La commissaria Margrethe Vestager è la guardiana della libera concorrenza nell'Unione Europea. Lotta per un mercato "più giusto" e vuole dimostrare ai cittadini che l'UE non è solo burocrazia.

Il Commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager. REUTERS/Eric Vidal
Il Commissario europeo per la concorrenza Margrethe Vestager. REUTERS/Eric Vidal

"Vestagervej". Una piccola targa  in legno scuro indica il nome della strada più temuta da CEO di grandi aziende di tutto il mondo. Via Vestager, in danese. Questa targa non è appesa in nessuna città della Danimarca, ma all’inizio del corridoio al 10° piano del Palazzo Berlaymont, sede della Commissione Europea a Bruxelles. Qui ha sede l'ufficio del Commissario per la Concorrenza, Margrethe Vestager, che in due anni in servizio si é guadagnata il soprannome di "incubo delle multinazionali".

Questa politica danese di 48 anni ricopre un ruolo importante, se non il più importante, all’interno dell'esecutivo europeo. Garantisce che nel mercato comune europeo, la più grande area di libero scambio del mondo, la libera e leale concorrenza sia preservata contro abusi di posizione dominante, formazione di cartelli, monopoli o i famosi “aiuti di Stato”: vantaggi concessi alle imprese da governi di Stati membri, ad esempio attraverso esenzioni fiscali selettive. Una pratica vietata dai trattati europei.

Margrethe Vestager è la donna che ha costretto l'Irlanda a chiedere indietro ad Apple 13 miliardi (più interessi) di tasse non pagate, reagendo in silenzio di fronte alle reazioni al napalm provenienti da oltre Atlantico. Una decisione senza precedenti per dimensione economica e audacia politica. Secondo la Commissione Europea, il colosso di Cupertino avrebbe beneficiato di vantaggi fiscali contrari al diritto comunitario tra il 2003 e il 2014 grazie ad un accordo con il governo irlandese. “Non è una multa, sono imposte dovute. Quando mi è stato detto che Apple dovrebbe pagare 1% di tasse sugli utili realizzati in Europa, ma poi paga solo 0,005%, come cittadina europea sono molto arrabbiata", ha detto Vestager durante una conferenza stampa. Non è un caso, che stia diventando uno dei pochi personaggi popolari dell'UE.

Cresciuta ad Ølgod, un villaggio di meno di 4.000 abitanti, laureata in economia all'Università di Copenaghen, sposata e madre di tre figlie, Vestager ha ricevuto dai genitori - entrambi pastori luterani - una formazione estremamente rigorosa a base di solidi principi morali, che cerca di applicare in economia. Femminista di ferro, attivista da sempre, a 21 anni entra nella direzione del suo partito, il Radikale Venstre (Partito Social-Liberale), a 29 anni diventa Ministro dell’Istruzione, la più giovane della storia della Danimarca. Conquista la leadership del partito nel 2007 ed è nominata Ministro dell'Economia e vice-premier fino al 2014. la sua carriera politica ha ispirato il personaggio di Birgitte Nyborg nella serie TV "Borgen". Ma Vestager è più umana: nel tempo libero ama correre ("possibilmente prima dell'alba") e posta su Twitter immagini di piccoli elefanti fatti a maglia che si lei stessa realizza.

Nel suo ufficio a Bruxelles la donna che con le sue indagini sta agitando le vite di diverse multinazionali ha dipinti astratti di artisti danesi, mobili dal design nordico asciutto e funzionale, un divano grigio-blu e sul tavolo una scultura in ceramica di un pugno con il dito medio alzato. Battezzata da lei stessa "Fuck Finger", è un regalo di un gruppo di sindacalisti danesi, furiosi per una misura che ha abbassato il sussidio di disoccupazione nel Paese. Vestager mantiene questa statua nel posto dove lavora per ricordarsi tutti i giorni che le decisioni che prendete potrebbero non sempre piacere a tutti.

Commissario Vestager, lei ricopre la carica di Commissario europeo per la Concorrenza da circa due anni, e da allora non ha mai avuto paura di prendere posizioni controverse. L'ultima, e più famosa, è stata la multa di 13 miliardi di euro ad Apple per aver ricevuto benefici fiscali illegali in Irlanda. Ma ha anche formalmente accusato Google di abuso di posizione dominante, la statale russa Gazprom di manipolazione dei prezzi, ha multato MAN, Volvo, Renault, Daimler, Iveco e DAF con 2,93 miliardi di euro per formazione di cartello ed è andata avanti con i casi Fiat e Starbucks. Fin dal suo arrivo, la Commissione sembra aver voltato pagina in termini di salvaguardia della libera concorrenza economica nell'Unione europea. Qual è il suo obiettivo in qualità di Commissario?

L'obiettivo è molto semplice, ma la pratica é più complicata. Il mio obiettivo è quello di permettere una concorrenza leale. Giusta. Ci sono molte aziende in Europa che stanno facendo la cosa giusta. Lavorano correttamente. Competono per conquistare clienti sulla base della qualità dei loro prodotti e dei migliori prezzi che possono offrire. E vogliono competere sapendo che qualcuno vigilerà che tutti rispettino le stesse regole. Altrimenti diventa concorrenza sleale. E credo che la concorrenza sleale, in un mercato alterato, con abuso di posizione dominante da parte di grandi gruppi, sia un elemento che non solo influenza l'economia dell'Unione Europea, ma anche il modo con cui gli europei percepiscono le loro società. Se ti rendi conto che vieni truffato quando fai acquisti o quando fai affari ciò influisce anche sulla percezione della sicurezza nella società nel suo complesso. Il mio lavoro, quindi, è un modo per rendere la società europea più giusta.

Tuttavia, alcuni amministratori delegati delle aziende che lei ha messo sotto la lente d’ingrandimento accusano la Commissione ad avere un piano politico per attaccarli. In particolare, i manager di società americane. Esiste davvero un progetto politico della Commissione? E lei come risponde a queste accuse?

Considero queste accuse molto seriamente. Ma rispondo in modo molto semplice: esistono dei trattati europei che sono le nostre basi giuridiche, e che ci impongono parità di trattamento senza discriminazioni di nazionalità della società, del Paese in questione o se l'azienda è di proprietà pubblica o privata. Ognuno deve avere lo stesso trattamento. Le aziende americane hanno lo stesso trattamento di quelle europee. Inoltre, guardando le statistiche di fusioni e acquisizioni, antitrust e benefici fiscali, non vedo una particolare attenzione verso gruppi statunitensi. Il punto non è basato sulla nazionalità, ma sul comportamento tenuto da ciascuna azienda sul mercato. Dove ci siamo resi conto che la concorrenza è diventata sleale, se un’azienda ha ottenuto vantaggi leciti, se abusa della sua posizione dominante, se ha ricevuto aiuti pubblici selettivi, lo abbiamo segnalato. Non ha nulla a che vedere con la nazionalità della società.

Tuttavia, è innegabile che la maggior parte delle aziende accusate o multate dalla Commissione europea siano americane. E citando il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Junker, lei fa parte della "Commissione più politica della storia europea". Inoltre, sempre nel caso Apple, lei ha ricevuto un supporto formale del Parlamento europeo da tutti i partiti, il che è molto insolito. Non crede che questa grande politicizzazione possa incoraggiare critiche?

Sì, ma penso sia importante sottolineare che il mio ruolo ha qualcosa che possiamo definire uno "scudo", una protezione creata per essere in grado di prendere decisioni indipendenti. Ciò perché i casi che iniziamo devono rimanere in piedi davanti alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea. E la Corte non si interessa di politica. Non risponde a politici socialisti, conservatori o di qualsiasi altro tipo. La Corte vuole solo i fatti del caso. Le prove che le parti sono in grado di produrre. La giurisprudenza. È quello che vogliono sentire per giudicare se un’azienda ha violato o meno le regole europee sulla concorrenza. La Commissione semplicemente da inizio al caso, chi giudica è la Corte. E proprio per prendere decisioni indipendenti dalla politica, per poter agire efficacemente davanti alla Corte, che il mio ruolo gode di una speciale indipendenza. Al contrario, sarebbe molto, molto difficile cercare di vincere i processi.

Alcuni casi sono già in giudizio dinnanzi alla Corte?

Sì, presto la Corte giudicherà il caso Apple a partire dal ricorso dell’Irlanda.

Quale sarà il futuro sviluppo del caso Apple? Ci saranno altre aziende coinvolte?

Il mio lavoro è quello di evitare che aiuti di Stato illegali vengano concessi ad aziende, evitare che grandi gruppi economici possano abusare della loro posizione dominante e proteggere la concorrenza nell'Unione Europea. In questi casi abbiamo riscontrato la presenza di aiuti di Stato tramite agevolazioni fiscali illegali. Queste procedure sicuramente indicheranno in che modo i Paesi dovranno comportarsi in futuro per evitare tali concessioni. Quindi quello che stiamo cercando di fare è essere più precisi nelle linee guida che possiamo dare agli Stati membri e alle imprese. La Corte ha giudicato questi casi molte volte nel corso della storia dell'UE, creando una giurisprudenza molto vasta. Ciò è avvenuto negli anni ’70, ’90 e nel 2003. Ma sicuramente possiamo essere sempre più precisi su come prevenire l'emergere di nuovi problemi del genere. Se dovessimo riscontrare nuovi indizi di aiuti pubblici di questo tipo di sicuro apriremo nuovi casi. Per esempio, abbiamo recentemente aperto un'indagine in Lussemburgo, nel caso della società francese di energia Engie, e abbiamo altri due casi sono ancora sotto indagine, con Amazon e McDonald.

Le regole europee in materia di concorrenza e di violazioni delle norme fiscali non sono state create con il Trattato di Lisbona nel 2009, ma sono parte del DNA dell’UE. Questa è la base del diritto comunitario sin dal momento della creazione della Comunità Economica Europea (CEE) nel 1957. Tuttavia, le pratiche illegali di aziende che abusano di condizioni fiscali molto favorevoli, come Apple in Irlanda, sono note da decenni. Perché la Commissione ha aperto solo ora questi casi? I suoi predecessori Almunia e Monti iniziarono qualche indagine, ma è possibile che in più di 15 anni di mandato di entrambi non sia stato raggiunto alcun risultato, e solo con il suo arrivo le sanzioni sono state applicate?

Lei ha ragione sulla questione della concorrenza: è qualcosa che proviene dagli albori del processo di unificazione economica europea. In sostanza, l'idea dei padri fondatori era quella di creare un sistema antitrust come negli Stati Uniti, un sistema di controllo in materia di fusioni e acquisizioni come negli Stati Uniti, ma hanno anche voluto aggiungere un terzo strumento legale per garantire la concorrenza, ovvero il controllo su aiuti pubblici. I Paesi non possono fornire denaro pubblico per favorire imprese. In nessuno caso, né direttamente né indirettamente, cioè attraverso esenzioni fiscali. Negli USA è diverso: lì è molto comune che le imprese negozino direttamente con il governo di uno stato un accordo bilaterale che fissi il livello di tassazione prima di costruire una fabbrica di quel territorio. Qui in Europa è proibito. Gli Stati membri sono liberi di decidere la propria politica fiscale, ma deve essere generale, senza eccezioni o privilegi. Questo perché se vogliamo un mercato unico senza ostacoli agli scambi, sarebbe assurdo consentire ad alcune aziende di competere con la forza del denaro dei contribuenti, mentre altri competono solo con le proprie forze. Ci sono voluti decenni per perfezionare questo sistema di tutela di una concorrenza economica. Le prime indagini e sanzioni per la violazione delle norme sulla concorrenza sono state portate avanti dal commissario Mario Monti. Il mio predecessore, Almunia, ha anche lui aperto nuovi casi. E io ho la responsabilità di concludere i casi aperti da loro e aprirne di nuovi, dove ciò sia necessario. È altresì vero ceh per motivi burocratici i problemi vengano affrontati molto più velocemente oggi che quattro o cinque anni fa. Ma credo che una delle ragioni principali che hanno fatto aumentare il numero di violazioni delle norme sulla concorrenza è il fatto che il mondo oggi è diventato più trasparente. Perché, come lei ha giustamente detto, non è un mistero che la lotta contro le pratiche fiscali sleali sia iniziata nel 1957, ma c’è sempre stato molto segreto sugli accordi fiscali, sulle leggi fiscali nazionali, sui numeri coinvolti e come sono state organizzate le aziende. Ad esempio, siamo riusciti ad aprire il caso Apple attraverso le rivelazioni ottenute nel corso di un'audizione al Senato degli Stati Uniti. Prima di questo episodio nessuno era a conoscenza dell'esistenza di accordi tra il governo dell'Irlanda e Apple. Credo che grazie a questi episodi il mondo sia diventato più trasparente, e questo ci dà la possibilità di fare un lavoro migliore. E penso anche che ciò imponga nuove responsabilità per le imprese, indicando come comportarsi in un mondo più trasparente.

Parlando di trasparenza, molte informazioni sulle pratiche illegali di aziende in Europa provengono dai cosiddetti " whistleblowers". Gli informatori. Uno dei casi più famosi è stato Luxleaks. Alcuni casi che è lei ha aperto si basano su informazioni ottenute grazie a informatori di Luxleaks. Tuttavia, questi informatori sono stati condannati al carcere a Lussemburgo. Cosa ne pensa della reazione delle autorità lussemburghesi? Crede che dovrebbe esistere una legislazione europea per proteggere coloro che vogliono fornire questo tipo di informazioni?

Per me è un paradosso. Gli informatori sono molto importanti per il nostro lavoro. Sono persone che fanno un passo indietro e dicono "questo non è giusto". E denunciano. Allo stesso tempo, diversi Stati membri dell'UE hanno leggi che considerano queste rivelazioni come reati. E questo di certo per me è molto doloroso, perché non posso fare nulla per le persone che mi aiutano a portare avanti il mio lavoro. Tuttavia, siamo in un processo di intensa discussione su come considerare gli informatori nel contesto giuridico europeo, in quanto sono sempre più utilizzati anche in questioni regionali. Per esempio, in Danimarca, il mio Paese natale, il governo sta cercando di inserire informatori nel settore della sanità al fine di verificare la qualità del servizio pubblico. Come dipendente, ci si dovrebbe sentire liberi di segnalare qualcosa che non funziona ai propri superiori. O alle autorità. Ma c’è bisogno di un profondo cambiamento culturale. E i cambiamenti culturali sono molto lenti. In origine, gli informatori sono stati considerati sempre molto male. Chi denunciava era considerato una “spia” dei propri colleghi, del proprio Paese o della propria azienda. In sostanza, si era considerati traditori della patria. Ma penso che stiamo andando in una direzione di maggiore trasparenza, dando la possibilità alle persone di essere libere di riferire ciò che è sbagliato in un ambiente più sicuro.

Sì, ma il Lussemburgo è un paese importante dell'UE. È stato uno degli Stati fondatori della CEE e il Presidente dell'attuale Commissione, Junker, è lussemburghese. Era primo ministro del Lussemburgo durante i decenni in cui sono state realizzate queste frodi fiscale. E la Commissione non ha detto nulla in merito alle prigioni degli informatori. Non si sente a disagio nel far parte di una commissione presieduta da Junker?

Guardi, fin dai primi giorni in cui mi sono insediata in questo incarico il presidente Junker mi ha detto "hai mano libera: fai ciò che deve essere fatto". Ho preso questo ordine alla lettera, per fare il mio lavoro al meglio. Il presidente mia ha reso le cose più facili e io ho sfruttato appieno questa libertà per portare avanti casi già aperti e aprirne di nuovi. Penso che sia stato importante, perché se non avesse agito in quel modo oggi non potremmo dire che l'Unione Europea è una comunità di Paesi fondata sul rispetto del diritto. Questa è la base della nostra istituzione.

Molti Paesi dell'UE hanno basato tutta la loro sistemi economici nell’attrazione di multinazionali grazie a politiche fiscali generose. Se le pratiche messe in atto finora devono essere considerati illegali, non crede che esista il rischio che queste aziende abbandonino, ad esempio, Irlanda, Lussemburgo o i Paesi Bassi? E in questo caso, cosa faranno questi Paesi per garantire posti di lavoro ai loro cittadini e la crescita del PIL?

Credo che il livello di tassazione fiscale sia solo una parte del puzzle al momento di decidere dove installare un’azienda. Nell’UE abbiamo deciso con cognizione di causa affinché ogni paese possa stabilire autonomamente il proprio livello di tassazione sulle imprese. Così si può avere concorrenza fiscale alla luce del sole. Ma non vogliamo concorrenza fiscale attraverso la porta sul retro, attraverso esenzioni o aiuti selettivi solo per alcune aziende. Credo che nel mondo moderno l’aspetto tributario sia molto importante, ma le aziende hanno anche bisogno di manodopera qualificata, accesso alle informazioni, capitale e infrastrutture, tra le quali l'accesso al mercato digitale. Hanno bisogno di governi efficienti, veloci e non corrotti. È chiaro che la concorrenza fiscale alla luce del sole ha un suo ruolo importante. Le cose cambiano molto se la pressione fiscale è al 12,5%, 18%, 20% o 22%. Ma penso che per la maggior parte delle aziende del mondo sia necessario analizzare tutti gli aspetti, non solo la questione tributaria.

In caso di violazioni delle norme europee sulla concorrenza, perché la Commissione non ha punito anche i Paesi coinvolti aprendo una procedura di infrazione contro di loro?

Si tratta di una tradizione nei casi di lotta agli aiuti di Stato illegali a partire dai primi anni della CEE. Per spiegare, posso fare un parallelo con le tradizioni della Danimarca occidentale, la regione in cui sono cresciuta: se si fa un dono, non si può mai chiederlo indietro. È socialmente impossibile immaginare qualcosa del genere. Sarebbe così sconveniente da risultare impossibile. Per questo motivo non puniamo gli Stati membri, ma li obblighiamo a recuperare l’indebito vantaggio economico concesso. E, naturalmente, il più velocemente lo otteniamo, meglio è. Ma noi siamo molto più concentrati i minimizzare o eliminare la pratica della concessione di benefici illegali più che recuperare il denaro. Perché il punto non è quello di infliggere multe o recuperare tasse non pagate. Il punto è non avere aiuti illegittimi. Questo è il problema principale per garantire una concorrenza leale nel mercato europeo. Se un’azienda gode di vantaggi selettivi e tutti gli altri devono competere sulla base del merito, il corretto funzionamento del mercato viene alterato. E tutti vengono danneggiati: imprese, consumatori e governi.

Ma imporre sanzioni agli Stati membri non scoraggerebbe i loro governi a ripetere i comportamenti scorretti?

Se lei chiedesse ai Paesi nei quali abbiamo avviato indagini o dove abbiamo multato aziende con sede lì, credo che sarebbe chiaro come a questi non piacerebbe avere mai più altri casi aperti dalla Commissione europea.

Non crede che sia giunto il momento di armonizzare la politica fiscale in tutti i Paesi dell'UE, non solo sulla questione delle percentuali, ma anche sulle procedure fiscali, per rendere tutto più chiaro e quindi evitare nuovi casi di abusi?

In verità preferiamo un altro approccio. Noi rispettiamo i trattati, che danno la libertà di Paesi di regolare le loro politiche fiscali liberamente, ma stiamo cercando di rendere la vita più semplice alle piccole imprese. E più difficile alle grandi aziende evitare di pagare tasse grazie a piani fiscali molto aggressivi. Abbiamo presentato una proposta per armonizzare la base imponibile. Per una piccola impresa, che lavora solo in due o tre Stati membri, sarà positivo poter utilizzare le stesse basi imponibili. Per una multinazionale, al contrario, sarà più complicato fare "turismo fiscale". Ed è per questo che la nostra proposta sarà obbligatoria per le grandi aziende e facoltativa per le piccole e medie imprese. Penso che sarà un grande passo in avanti. La seconda proposta è quella di avere una maggiore trasparenza attraverso rapporti pubblici sulle attività delle imprese in ciascun Paese. E questo è molto importante, perché ogni azienda vorrà avere queste informazioni, come ad esempio sul numero di dipendenti assunti in ogni Paese, le attività, i ricavi ottenuti o le imposte pagate. Sarà di pubblico dominio se la società è un contribuente nel proprio Paese o meno, quanto ha versato alle casse pubbliche e quanti dipendenti ha. Ciò eviterà molte operazioni tributarie illegali, come l'apertura di un ufficio in un determinato Paese senza però assumere nessun dipendente solo per godere di vantaggi fiscali e non pagare le tasse nel paese in cui il reddito è veramente realizzato. A volte ci possono essere motivi legittimi per non avere dipendenti e grandi volumi di vendite, ma questi rapporti sarebbero una grande opportunità per capire perché le cose stanno così. Credo che la trasparenza sia il modo migliore per prevenire piani fiscali aggressivi. Le persone si aspettano che le aziende facciano affari nel modo giusto nei loro Paesi, e anche che contribuiscano fiscalmente in maniera corretta.

Crede che un comportamento più attivo da parte della Commissione in difesa della concorrenza potrebbe essere percepito come più vicino alla vita quotidiana dei cittadini europei, e quindi disinnescare le minacce dei partiti euroscettici o populisti? 

Credo di sì. È ovvio che l'azione della Commissione in questo settore non risolve tutti i problemi dell’UE, ma mostra alle persone che nessuno è al di sopra della legge. Nessuno è così grande da non poter essere raggiunto. Penso che le persone, in qualche modo, in questo momento storico abbiano ben poca pazienza con questi casi. Con la crisi economica hanno visto evaporare i benefici che consideravano acquisiti, le loro pensioni sono state ritardate e ridotte, la disoccupazione è aumentata, la pressione fiscale è diventata più pesante, dipendenti pubblici hanno visto i loro stipendi tagliati. Tutte misure che i governi hanno dovuto affrontare per controllare i propri conti pubblici. E tutte molto dolorose. Allo stesso tempo, i cittadini europei vedono anche le aziende, a volte le stesse dove lavorano, dove pagano le tasse e dove devono competere sulla base del loro merito, facendo cose sbagliate. Abusano delle loro posizioni o non contribuiscono al bilancio pubblico. Ed è rimasta molta poca pazienza con chi non paga le tasse e non rispetta le regole. Una Commissione molto più attiva può quindi essere molto utile per l'UE nel suo complesso.

È consapevole dell’immagine che sta acquisendo a livello europeo? In un momento di forte sfiducia dei cittadini verso le istituzioni e di incertezza sul futuro dell'Unione, le sue azioni a tutela della concorrenza e dei consumatori sono tra le poche cose che esprimono il vero potere della Commissione Europea.

Ho il privilegio di dedicarmi a qualcosa che considero importante. Fondamentalmente cerco solo di lasciare il nostro mercato, il mercato europeo, più giusto. Credo che i cittadini europei percepiscono che qualcuno cerca di evitare che accordi vengano stipulati in segreto, sopra le loro teste. Forse comprendono che cerchiamo di contrastare coloro che arbitrariamente decidono i prezzi, quote di mercato, abusano della loro posizione dominante o godono di favori che alcuni Stati membri prevedono solo per alcune aziende e non per altre. Vedo che ci sono molte reazioni positive, le persone che ci scrivono ci sostengono molto.

Parlando di fusioni e acquisizioni, cosa ne pensa che il progetto di fusione tra Bayer e Monsanto?

Esercitiamo un controllo sulle fusioni sempre tentando di verificare la stessa cosa, anche se abbiamo a che fare con cioccolata, acciaio o pesticidi: evitare ogni possibile danno alla concorrenza. Abbiamo verificato che i consumatori continuano a godere della possibilità di libera scelta, innovazione, e prezzi diversi. Lo abbiamo fatto per Dow-Dupont o ChemChina-Syngenta. Analizzeremo anche il caso di Bayer e Monsanto.

Pensa che in futuro sorgerà un problema sulla concorrenza anche nell’ambito dei dati raccolti su Internet da grandi gruppi digitali?

Fino a questo momento i dati non sono stati la nostra preoccupazione principale, ma nel nostro lavoro guardiamo sempre di più alle innovazioni tecnologiche e ai loro potenziali effetti sulla concorrenza. Conservare un sacco di dati in sé non è un problema, ma diventa problematico se colpisce la libera e leale concorrenza.

Le ha ricevuto una rigida educazione dai suoi genitori, entrambi pastori luterani, sulla base di solidi principi etici e morali. Crede che anche nel mercato etica e morale siano fondamentali?

I miei genitori erano molto concentrati sul loro credenze che plasmavamo il loro comportamento. Hanno sempre detto "tu sei quello che fai". Quindi, se ti comporti bene con gli altri, se sei aperto alle persone di qualsiasi classe sociale, se tratti tutti in un modo uguale, sei un buon esempio. E hanno sempre agito in quel modo. Non ricordo un caso in cui mi abbiano detto cosa fare, ma mi ricordo che hanno sempre cercato di fare del loro meglio. A volte hanno fallito, ma hanno sempre tentato. E penso che sia una buona cosa. Come esseri umani commetteremo sempre errori, ma se continuiamo a fare del nostro meglio alla fine tutto andrà per il verso giusto.

E pensa che le aziende che hanno commesso frodi fiscali abbiano fatto del loro meglio?

Il paradosso è che alcune di queste aziende sono incredibili. Se tentasse di usare internet prima dell'era dei motori di ricerca come Google sarebbe semplicemente infattibile. Senza la conoscenza esatta dell'indirizzo di un sito era impossibile trovarlo. Alcune di queste aziende sono eccezionalmente valide. Ma parte dei loro comportamenti non sono assolutamente accettabili. E ci sono quelli che vogliono cambiarli. Credo che queste aziende possono cambiare, perché sono guidate da esseri umani. Presidenti, azionisti, dirigenti. E tendono ad essere responsabili. E possono cambiare tutto questo.

Negli Stati Uniti lei è considerata una "sovversiva". Il portavoce del Segretario del Tesoro americano, Jack Lew, ha detto che "le azioni della Commissione potrebbero minacciare gli investimenti stranieri, il contesto imprenditoriale in Europa e lo spirito di partenariato economico tra gli Stati Uniti e l'UE". Le agenzie di regolamentazione della concorrenza sembrano essere particolarmente attive in questo momento a Washington e Bruxelles. Poche settimane dopo il caso Apple, gli americani hanno risposto con una mega-multa contro Volkswagen. È l'inizio di una guerra economica tra le due sponde dell'Atlantico?

No, non credo. Quando togliamo tutte le differenze e analizziamo i punti che Europa e Stati Uniti hanno in comune, appare chiaro che entrambi sono sistemi basati sul rispetto della legge. A volte abbiamo delle differenze su come guardiamo al mercato, ma tutti ci basiamo sul rispetto della legge. Alla fine, i giudici di entrambe le sponde dell'Atlantico giudicheranno e tutti rispetteranno tali decisioni. Questa è la ragione per cui non questiono quello che fanno negli Stati Uniti. E per questo motivo anche in Europa dobbiamo rispondere per noi stessi. Credo che quando si tratta di investimenti, devono esserci le stesse regole per tutte le aziende che cercano di rimanere sul mercato, innovando, facendo del proprio meglio. Per permettere loro di investire bisogna assicurarsi che nessun'altra azienda possa andare avanti solo perché è così grande che riesce ad ottenere benefici illegali. Credo che per gli investimenti esteri siamo molto positivo avere una concorrenza leale e un’economia trasparente garantita. Non credo che il contrario sia viabile.

Crede sia una coincidenza che la multa inflitta a Volkswagen dagli americani e quella che la Commissione ha dato alla Apple abbiano esattamente lo stesso valore, convertito in dollaro ed euro?

Credo di sì. Per avere una corretta opinione è necessario conoscere i dettagli dei rispettivi casi. Ma dobbiamo tutti lavorare sulla base dell'idea che anche le aziende che ci piacciono o che rispettiamo possano aver fatto qualcosa di sbagliato.

Non ha paura che il Regno Unito dopo Brexit negozi un accordo con l'UE come la Norvegia o la Svizzera, garantendosi la libera circolazione di capitali e merci, e subito dopo inizi a stipulare accordi fiscali generosi con grandi aziende, diventando una sorta di paradiso fiscale all'interno del mercato unico europeo, ma al di fuori dell'ambito normativo della Commissione? 

Penso che dovremmo discutere di questo punto dopo la firma del contratto definitivo tra il Regno Unito e l'UE. Ora è molto difficile dire qualcosa. Potremmo elaborare qualsiasi tipo di scenario, perché neanche Londra sa veramente che tipo di accordo vuole. 

Lei agirà durante i negoziati per evitare che un tale scenario si verifichi? 

Il presidente Junker ha nominato l'ex-commissario Michel Barnier come capo negoziatore per il processo di uscita del Regno Unito. Dobbiamo ricordare che l'articolo 50 del trattato di Lisbona, che definisce l'uscita di un Paese dall’UE, non è stato ancora attivato dal governo britannico. Vedremo cosa accadrà dopo. 

Le regole contro l'abuso di posizione dominante, sono state sviluppati concettualmente quasi 150 anni fa, quando l'economia era essenzialmente fisica e potevano essere necessari decenni per far emergere un’azienda e permetterle di competere con un concorrente monopolista. Tuttavia, le grandi aziende di oggi nascono e crescono molto velocemente, e molte sono morte improvvisamente, soprattutto nel settore tecnologico. Non pensa che queste regole di concorrenza attualmente in vigore non siano adatte per l'economia moderna?

Nel mio lavoro sulla concorrenza a volte dico che ciò che è in gioco è tanto antico quanto Adamo ed Eva. Per tutte le teorie economiche e modelli di business, comportamenti anticoncorrenziali in pratica si riducono ad avidità e paura. Le leggi attualmente in vigore sono in grado di gestire queste situazioni. Ma naturalmente stiamo continuamente sviluppando strumenti per gestire l'economia moderna. Abbiamo bisogno di regole più chiare e più moderne per portare avanti il nostro lavoro. La politica della concorrenza svolge un ruolo molto importante sui mercati tecnologici. Gli effetti di rete sui mercati delle tecnologie possono portare ad un aumento dei costi e delle concentrazioni, lasciandole vulnerabili alle posizioni dominanti radicate. In ogni mercato, la concorrenza e l'apertura incoraggiano fortemente l'innovazione, mentre il monopolio e l'alta concentrazione possono limitare e rallentare l'innovazione. 

Commissario, qual è la sua idea del futuro dell'Europa? 

Credo che l'Europa sia meravigliosa. E penso che possiamo renderla un posto ancora migliore. È un ottimo luogo per vivere, ma si sa che in Europa abbiamo combattuto per centinaia di anni uno contro l'altro. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale la gente ha capito che se avesse provato ad uccidersi a vicenda per la terza volta, probabilmente ci sarebbe riuscita. Per questo stiamo vivendo questa esperienza di 70 anni ininterrotti di pace. Abbiamo imparato che non è facile collaborare, ma è molto più semplice che combattersi, e se continuiamo così riusciremo a costruire presto molte cose positive. Come l'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, per esempio. O l'accordo di libero scambio con il Canada, il CETA, che è un accordo incredibile. Quindi, se continuiamo così, le cose positive accadranno. E mi lasci dire che per una donna, l'Europa è il luogo migliore del mondo dove vivere.

@carlocauti

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA