Mentre a Londra si attendano i dettagli del piano per la Brexit, nell’Ulster le rituali marce orangiste sono segnate da violenti scontri tra lealisti e repubblicani. Sullo sfondo, il sogno/incubo di un possibile referendum per l’unificazione, reso più realistico dall’uscita dalla Ue

Membri dell'Orange Order durante le celebrazioni a Belfast. REUTERS/Clodagh Kilcoyne
Membri dell'Orange Order durante le celebrazioni a Belfast. REUTERS/Clodagh Kilcoyne

Mentre c'è attesa per i dettagli del piano Brexit annunciato dalla premier Theresa May, che in questi giorni ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in Irlanda del Nord, al confine settentrionale del Regno, le violenze hanno accompagnato le marce di luglio. Come ogni anno, per celebrare la vittoria di Guglielmo III d'Orange contro le forze del re cattolico Giacomo II nella battaglia di Boyne del 1690, migliaia di persone arrivate da tutto il mondo hanno sfilato per le strade di Belfast e Derry. Sono gli affiliati dell'Orange Order, la più grande organizzazione protestante ancora attiva. Nata nel 1795, conta oltre 30mila iscritti solo nelle Sei Contee. E ha sedi in Scozia, Inghilterra, Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.


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Sei giorni di violenze a Derry

La parata, però, non è solo una celebrazione. Tra canti e rievocazioni storiche, infatti, si vuole ricordare il predominio britannico nell’isola. Proprio per questo, le sfilate riaccendono quelle tensioni tra le due comunità che non sono mai del tutto finite. Ordigni, molotov, spari e feriti hanno accompagnato questi giorni infuocati. Le schermaglie sono iniziate nella notte tra il 7 e l'8 luglio, quando a Derry diversi giovani repubblicani con il volto coperto, hanno attaccato Fountain Estate, il quartiere protestante della storica città del Bloody Sunday, la triste domenica di sangue dove il 30 gennaio 1972 sono morti 14 civili innocenti. Il successivo intervento delle forze della Police Service of Northern Ireland (Psni) - la polizia dell'Irlanda del Nord - non ha calmato gli animi e ha dato il via a sei notti di violenze. «Violenze che io credo siano state orchestrate dai dissidenti repubblicani, con la nuova Ira (l'Esercito repubblicano irlandese, ndr) nel ruolo di principale responsabile», ha dichiarato George Hamilton, capo della Psni. E ha aggiunto: «Solo per miracolo non ci sono stati morti».

Notte di caos a Belfast

A Belfast la situazione non è stata migliore. Ma questa volta i principali protagonisti delle violenze sono stati i lealisti. Soprattutto nella serata dell'11 luglio, durante la quale i protestanti accendono centinaia di falò per ricordare i fuochi che illuminavano la navigazione notturna delle truppe di Guglielmo d'Orange. Il calore ha costretto l'evacuazione di diverse abitazioni, mentre l'intervento dei pompieri è stato ostruito da gruppi di giovani che hanno attaccato la zona a maggioranza repubblicana di Short Strand. Secondo diverse fonti, comprese quelle della Psni, a coordinare gli scontri di questi giorni ci sarebbero i capi dei paramilitari unionisti dell’Ulster Volunteer Force (Uvf). Alan Todd, vice capo della polizia del Nord Irlanda, aveva avvertito nei giorni precedenti che l'organizzazione armata stava orchestrando gravi disordini proprio per la nottata dell'11 luglio. Nell'articolo del Belfast Telegraph, che l’ha definita una “notte di caos”, si legge che i pompieri hanno ricevuto 327 chiamate di emergenza, in aumento del 23 per cento rispetto alla stessa nottata di un anno fa. A causa della situazione anche l'aeroporto della città è stato chiuso per alcune ore.

Attentato alla casa del numero uno dello Sinn Fèin

Tra il 12 e il 13 luglio un ordigno esplosivo è stato lanciato contro la casa di Gerry Adams, leader del principale partito repubblicano Sinn Fèin (Sf) - ex braccio politico dell'Ira - e contro quelle di altri esponenti repubblicani, tra cui quella di Bobby Storey, considerato un eroe della resistenza irlandese. Nessuno è rimasto ferito, ma i nipoti del numero uno dello Sf, sembrerebbe siano stati nel cortile fino a qualche minuto prima dell'attentato. Gerry Kelly, portavoce del partito, ha fatto appello alla calma «Questi attacchi sono gesti disperati di gruppi sempre irrilevanti», ha commentato. La polizia, intanto, sta indagando per capire chi c'è dietro gli attacchi avvenuti nella zona ovest di Belfast.

Quel sogno che potrebbe diventare realtà

Da lontano, per chi non ha vissuto oltre trent'anni di guerra intestina, le violenze di questi giorni sono inspiegabili. Ma in realtà, sono molto più attuali di quanto si possa pensare. L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea, infatti, potrebbe davvero far sì che un ipotetico referendum per l'unificazione – di cui si è subito parlato dopo il risultato della Brexit e che è previsto dall'Accordo del Venerdì Santo del 1998, quello che ha sancito, quasi del tutto, la fine del conflitto – possa far riunificare l'Irlanda, facendo diventare realtà il sogno di tutti i nazionalisti e allo stesso tempo anche l'incubo della maggior parte dei lealisti di Sua Maestà. E in Irlanda del Nord, dove un semplice incrocio stradale può diventare un simbolo di lotta, la tensione potrebbe essersi alzata anche per questo.

@fabio_polese

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