Isis armi e competenze non convenzionali

L’Unione Europea e i suoi stati membri potrebbero doversi preparare a un eventuale attacco chimico o batteriologico. Così esordisce un’analisi del Parlamento Europeo sulle armi non convenzionali del terrore. È il rischio che è stato paventato anche dal presidente francese Hollande e dal primo ministro Valls all’indomani degli attacchi di Parigi.

REUTERS/Mark Blinch

“Abbiamo a che fare con un’organizzazione terroristica internazionale ben attrezzata e determinata che ora è attiva tra le strade d’Europa. Rappresenta la minaccia terroristica più seria degli ultimi dieci anni per l’Europa” così ha affermato Rob Wainwright in un dibattito al Parlamento Europeo dopo gli attacchi di Parigi .

Terrorismo rischio armi chimiche? L’Isis recluta scienziati

L’ISIS/Daech ha minacciato ulteriori attentati più scioccanti, dopo Parigi. Si temono, secondo gli esperti, armi chimiche, batteriologiche, radiologiche o persino nucleari in futuri attacchi terroristici su obiettivi europei. Nel report si parla della possibilità di un esplosivo improvvisato contenente materiali chimici o radiottivi. “L’Isis possiede già le conoscenze e in alcuni casi dispone di persone esperte che permetterebbero l’utilizzo di materiali chimici, biologici, radiologici e nucleari (Cbrn) come armi terroristiche” spiega Wolfang Rudischhauser, direttore del Centro contro la diffusione delle armi chimiche di distruzione di massa presso la Nato.  

Nello studio del Parlamento si sostiene che l’utilizzo di armi chimiche, sia in Siria che in Iraq, da parte dell’Isis, sia documentato .

In particolare, si legge, il gruppo terroristico sembra aver fabbricato rudimentali bombe chimiche, e le abbia utilizzate per attaccare postazioni curde in Iraq e in Siria almeno tre volte in giugno e luglio 2015.  Materiali chimici tossici industriali o agricoli sarebbero stati utilizzati come armi, secondo gli investigatori. Sempre a giugno sarebbe stato utilizzato il cloro, durante uno scontro armato, come sostiene il ministro degli Affari esteri australiano, Julie Bishop. Mentre Medici Senza Frontiere e Syrian Medical Society (SAMS), formulano il sospetto che sia stato fatto uso dell’iprite nel Nord della Siria.

L’Isis continua a reclutare centinaia di combattenti stranieri  e tra questi anche laureati in fisica, chimica, informatica che, secondo gli esperti, sarebbero in grado di produrre armi chimiche dalle materie prime. Le difficoltà di accesso ai materiali chimici che avevano fermato gruppi terroristici come Al Qaida,  non si ripropongono nel caso dell’Isis che ha avuto diverse opportunità in questi anni per entrarne in possesso in Siria, Iraq e Libia. La Commissione ha chiesto molta attenzione ai profili di quanti sono tornati dalla Siria. E’ necessario verificare gli ambiti lavorativi e se abbiano accesso a settori sensibili. In Europa non è difficile entrare in possesso di materiali chimici, tantissimi sono i furti in questi ambiti ogni anno e l’Interpol fa un report mensile di tali tentativi.  Non sfugge agli osservatori che le tattiche scioccanti vengano messe in atto anche per attrarre nuove reclute.

I governi e le istituzioni Ue devono stare in allerta, si scrive nel rapporto dell’Europarlamento, devono rendere pubblico il rischio di attacchi terroristici con armi non convenzionali. Nonostante gli sforzi dell’Ue nel prevenire questo genere di attacchi sul territorio europeo, e nel prepararsi agli scenari peggiori, continuano ad esserci gap nella condivisione di informazioni tra gli stati membri.

Come abbiamo armato lo Stato Islamico

Gran parte delle armi utilizzate dallo Stato Islamico provengono dai depositi militari iracheni e sono prodotte da almeno venticinque paesi tra i quali Cina, Russia e USA e alcuni stati europei. Questi i dati di un rapporto di Amnesty International “Fare scorta: come abbiamo armato lo Stato Islamico” basato sull’analisi di migliaia di video e immagini. Per l’organizzazione internazionale si tratta della conseguenza di decenni di forniture mal regolamentate di armi all’Iraq e di scarsi controlli sul terreno: dopo la conquista di Mosul, l’IS è entrato in possesso di un’enorme quantità di armi e munizioni internazionali e di veicoli militari made in USA. Tra il 2011 e il 2013 sono stati sottoscritti accordi con l’Iraq, da parte degli USA, per forniture di armi del valore di miliardi di euro.  Alla fine del 2014 si contavano armi e munizioni per un valore di 500 milioni di dollari, oltre poi all’addestramento ed equipaggiamento dell’Iraq per 1.6 miliardi di dollari e 43.200 fucili M4.

“La quantità e la varietà delle armi usate dallo 'Stato islamico' sono l'esempio da manuale di come commerci irresponsabili di armi alimentino atrocità di massa”  ha dichiarato Patrick Wilcken, ricercatore per i controlli sulle armi, commerci di materiali pericolosi e violazioni dei diritti umani di Amnesty International. 

@IreneGiuntella

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