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Islam in Germania. Urgono imam che parlino tedesco

Cosa si predica nelle moschee tedesche? Chi le conduce queste prediche? Chi va ad ascoltarle? E che ruolo hanno le moschee nel processo di integrazione in una società occidentale? Domande che alla luce degli attentati terroristici, di giovani nati e cresciuti in Germania e ciò nonostante radicalizzatisi, e di una comunità turca nella quale un numero crescente di persone, tra queste anche ragazzi della terza e quarta generazioni, si riconoscono e sostengono il corso sempre più despotico del presidente Recep Erdogan, richiedono risposte e se necessario interventi puntuali.

Un imam recita la preghiera del venerdì. Berlino, Germania. REUTERS / Hannibal
Un imam recita la preghiera del venerdì. Berlino, Germania. REUTERS / Hannibal

Due esigenze alle quali il canale pubblico ARD e il 34 enne Jens Spahn, membro del direttivo del partito cristianodemocratico (CDU) guidato da Angela Merkel, hanno cercato di rispondere. Perlomeno in parte.

ARD ha mandato sul campo, vale in una decina e più di moschee sparse per la Germania il reporter Constantin Schreiber, il quale, grazie alla sua conoscenza della lingua e del mondo arabo (per un periodo ha vissuto anche in Siria), è stato in passato consulente per il Medio Oriente del ministero degli Esteri tedesco e ha accompagnato nelle visite in Medio Oriente numerosi politici, tra questi anche Angela Merkel e l’ex titolare degli Esteri Frank-Walter Steinmeier (ora capo di Stato tedesco). Autore di numerosi programmi televisivi sul mondo arabo, il grande pubblico ha conosciuto Schreiber invece l’anno scorso. Allora aveva realizzato per il canale televisivo privato n-tv il programma "Marhaba – Ankommen in Deutschland" (Marhaba – Arrivare in Germania). In ognuna delle puntate, della durata di circa 5 minuti circa, Schreiber spiegava in lingua araba (e con sottotitoli tedeschi) “i tedeschi e la vita in questo paese”, affrontando di volta in volta un tema specifico: per esempio la costituzione, la libertà religiosa, l’eguaglianza tra uomo e donna, ma anche argomenti più leggeri, quali le abitudini culinarie o come trascorrere il tempo libero. Il programma è stato premiato alla fine dello scorso anno con il prestigioso premio radiotelevisivo Grimme-Preis.

L’idea invece di realizzare per l’ARD il “Moscheenreport” e di scrivere il libro (appena uscito) “Inside Islam - Cosa si predica nelle moschee tedesche” (edizioni Econ Vlg) a Schreiber è venuta, come lui stesso racconta, l’anno scorso di questi tempi entrando in una moschea di Berlino. Lì, all’ingresso aveva trovato un libro che incitava alla rivoluzione islamica. Ed è in quel momento che realizza che le moschee possono essere anche luoghi di dis-integrazione. E allora si è messo in viaggio, ha assistito alla preghiera del venerdì non solo a Berlino ma anche ad Amburgo, a Lipsia, a Magdeburg, Potsdam e Karlsruhe. Ad accompagnarlo due traduttori certificati – uno per l’arabo l’altro per il turco – resisi necessari perché, come osserva Schreiber, “è possibile vivere per anni in Germania senza  imparare quel minimo di tedesco indispensabile per comperare il pane”. Un'esistenza parallela che appare ancora più preoccupante se riguarda gli imam, inviati direttamente dalla Turchia, dall'Arabia Saudita e via dicendo. Cosa vanno predicando si è chiesto Schreiber, scoprendo che una parte consistente della predica si compone di ammonimenti, avvertimenti a non farsi traviare dalla società tedesca e ancora nella raccomandazioni di prestare in primo luogo attenzione alla preparazione religiosa dei figli, più importante di quella scolastica.

Questo dunque il quadro disegnato dal libro di Schreiber così come dal Moscheenreport su ARD, reportage diviso in tre puntate, la prima della quale su una moschea di Amburgo andata in onda il 27 marzo (la prossima è prevista per il 24 aprile e la terza in maggio).

Il filmato e il libro hanno fatto reagire Jens Spahn, il quale, qualche giorno fa, in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Berliner Morgenpost tornava su un tema già affrontato in passato dal suo partito e da quello cristianosociale (CSU): dopo l’introduzione nelle università tedesche della facoltà di studi islamici bisogna ora fare il passo successivo, cioè una legge che regolamenti la funzione degli imam. A iniziare dall'obbligo di imparare il tedesco. “Abbiamo bisogno di regole chiare riguardo alla preparazione degli imam, così come degli insegnati di religione musulmana”. Non possono essere loro i primi a incentivare il nascere di società parallele, di indurre alla "dis-integrazione" come diece Schreiber. Sphan auspica inoltre l’istituzione di un registro per fare finalmente la conta esatta di quante moschee vi sono in Germania. Alla domanda poi, chi debba finanziare questa riorganizzazione Sphan risponde che preferisce investirvi parte dei soldi dei contribuenti, piuttosto che non sapere da dove arrivano i finanziamenti alle comunità musulmane. A parte il fatto che come i cristiani tedeschi, cattolici o protestanti che siano, sono tenuti a pagare una tassa ecclesiastica, i musulmani in Germania potrebbero contribuire allo stesso modo al mantenimento delle loro istituzioni religiose.

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