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Istruzione una carta da giocare per superare i conflitti

L’integrazione e la lotta ai radicalismi passano anche per l’accesso all’istruzione e alla cultura. Imparare a leggere e scrivere può ridurre anche il rischio povertà: il 12% delle persone potrebbero essere liberate dalla povertà se tutti gli studenti nei Paesi più poveri acquisissero competenze di base nella lettura. Un miliardo di giovani e bambini vivono in zone di conflitto e solo l’1.95% degli aiuti umanitari mondiali è destinato all’istruzione.

REUTERS/Esam Omran Al-Fetori

Nel 2014 la spesa mondiale destinata agli aiuti umanitari ammontava a 24,5 miliardi di dollari, ma solo 500 milioni di dollari dedicati alla formazione. Le istituzioni Ue hanno contribuito con 3,2 miliardi di dollari. “L’istruzione e l’assistenza educativa sono infatti parte integrante della accoglienza dei bambini in condizione di emergenza o nei campi profughi. Non è un secondo tempo dell’emergenza umanitaria, ma è uno strumento potente di rassicurazione psicologica, di prevenzione di ogni tipo di sfruttamento e anche di conflitti, nonché un forte segnale di investimento nell’integrazione e nel futuro delle famiglie e dei loro bambini” ha affermato Silvia Costa Presidente della Commissione Cultura presentando la campagna Educa per l’istruzione e l’assistenza dei minori in emergenza,  lanciata dal Gruppo dei Socialisti e Democratici di recente durante l’ultima settimana di plenaria a Strasburgo. Gli eurodeputati socialisti puntano almeno al raddoppio dei fondi umanitari destinati all’istruzione: dal 2 al 4%.  Ciò consentirà a 7 milioni di bambini di accedere all’istruzione.

Aumento del bilancio che è stato approvato dalla Commissione Europea e ora si aspetta la decisione degli stati membri. Nel 2014 gli aiuti umanitari all’istruzione rappresentavano solo il 36% dei finanziamenti all’istruzione richiesti, contro il 60% negli altri settori.

Diritto all’istruzione fondamentale per l’integrazione

Dall’analisi di Educa, basata su dati di organizzazioni internazionali come Unesco, Save the Children e altri, raddoppiare la percentuale di giovani che possano accedere ad un’istruzione secondaria dal 30 al 60%, riduce potenzialmente della metà il rischio di conflitti. L’istruzione da sola, si legge, può non esser sufficiente a combattere l’estremismo ma può giocare un ruolo fondamentale affinchè i giovani non vengano reclutati dai terroristi.

Nel mondo, secondo dati ONU, ci sono 37 milioni di bambini tra i sei e i diciotto anni che non vanno a scuola, solo in Turchia circa 400mila bambini rifugiati non vanno a scuola.

In particolare sono le donne e bambine ad essere escluse dalla formazione: le giovani donne che vivono in zone di guerra hanno il 90% delle possibilità in più di abbandonare gli studi rispetto ai colleghi maschi. Necessarie sono quattro milioni di aule scolastiche e due milioni di insegnanti nei paesi più poveri. Il Parlamento Europeo ha chiesto che si prendano in considerazione insegnanti locali da impiegare nei paesi poveri e  per formare i minori nei campi profughi nella risoluzione votata in plenaria a fine novembre sull’istruzione per minori e migranti in situazioni di emergenza..

Ma necessari sono anche dei “Corridoi educativi” che permettano agli studenti migranti e rifugiati di essere accolti nelle università europee, è la recente proposta della presidente della Commissione Cultura Silvia Costa “L’avvio di questa campagna è un importante passo avanti che si unisce all’approvazione da parte del Parlamento dell’altra nostra proposta di un “corridoio educativo”, ovvero la possibilità di accedere alle università europee, anche attraverso corsi gratuiti a distanza, per le migliaia di studenti universitari dei Paesi in conflitto, utilizzando sia specifiche azioni di Erasmus Mundus, sia altre risorse del Fondo fiduciario per i Paesi del Mediterraneo”. Già 5mila siriani, secondo dati UNHCR, avrebbero chiesto di proseguire gli studi.

@IreneGiuntella

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