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Italia agli ultimi posti in Europa per le riforme sociali

In un’Europa sempre più diseguale, mancano le riforme sociali. I paesi Ue non sono stati in grado di affrontare e superare le sfide socio-politiche più urgenti. I maggiori ritardi si registrano soprattutto nei settori dell’istruzione e dell’integrazione dei cittadini stranieri.  È questo l’amaro giudizio che emerge da un’indagine del think tank economico tedesco Bertelsmann Stiftung che classifica l’Italia, diciannovesima su ventitré stati Ue esaminati, agli ultimi posti per le  riforme sociali. Gravi le lacune del nostro paese per quanto riguarda l’accesso al mercato del lavoro, la coesione sociale, la non discriminazione e la prevenzione della povertà.  

Un musicista di strada a Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo
Un musicista di strada a Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo

In particolare sarebbero prioritarie in Italia riforme atte ad affrontare concretamente la disoccupazione giovanile, a migliorare l’accesso al lavoro delle donne, a ridurre i contratti di lavoro temporanei e i contratti a progetto, a prevenire l’abbandono scolastico e a migliorare l’integrazione dei rifugiati. Fa eccezione il campo sanitario, dove l'Italia è invece sesta. 

Positiva è comunque la valutazione per il nostro paese sull’integrazione degli stranieri e dei profughi, questi ultimi ricevono un permesso di soggiorno valido sei mesi e dopo due possono già lavorare ed è migliorata la registrazione delle richieste d’asilo. Nel resto d’Europa gli esperti lamentano invece misure di riforma esigue o che hanno avuto conseguenze negative come in Austria, Spagna e Danimarca. Quest’ultima ha dimezzato l’assistenza sociale per i rifugiati. In generale in almeno quindici stati membri non si sono registrate misure degne di nota per combattere la povertà tra i cittadini stranieri.

Disoccupazione giovanile in Italia, giudizi controversi sul Jobs Act

Sulla riforma del Jobs Act , che ha l’obiettivo di rendere più flessibile il mercato del lavoro, le opinioni degli esperti si dividono. Per alcuni la riforma potrebbe avere effetti positivi sui disoccupati di lunga durata, l’occupazione femminile grazie alla conciliazione con la vita familiare attraverso il telelavoro. Altri prospettano invece conseguenze negative per lo sviluppo professionale dei giovani dovute alla maggiore flessibilità nelle tutele contro i licenziamenti. I giovani disoccupati nel nostro paese tra i quindici e i trentanove anni di età sono il 39%, secondo i dati raccolti; e ai trentenni non va certamente meglio: faticano a trovare lavoro e spesso diventa un miraggio che finisce per scoraggiare, non riescono a stabilizzare la propria vita, a rendersi indipendenti e ad andare via di casa.

Alcuni esperti inoltre lamentano che il governo non abbia preso alcuna misura per aumentare la domanda di forza lavoro.

Sull’inclusione sociale, i nuovi stati membri come Croazia, Bulgaria e Romania hanno compiuto diversi sforzi, mentre non si può dire lo stesso dell’Inghilterra e anche di paesi maggiormente toccati dalla crisi come la Grecia e la Spagna.

L’istruzione e la formazione permanente, le riforme mancate

I pasi europei hanno intrapreso appena il 50% delle riforme individuate come necessarie all’interno dell’Europa.  In Italia solo il 37% delle riforme necessarie è stata indirizzata a politiche di inclusione sociale, al di sotto della media Ue del 46%. Per quanto riguarda l’istruzione i paesi meno attivi sono la Grecia, la Lituania e la Spagna. Mentre il Regno Unito si dimostra particolarmente attivo, ma preoccupano alcune politiche intraprese come ad esempio l’aumento delle tasse universitarie che portano a conseguenze sociali negative. Secondo gli esperti il risultato migliore è quello raggiunto da Malta nelle riforme sull’istruzione grazie a un programma per contrastare l’abbandono scolastico, all’assistenza ai bambini gratuita, all’avviamento di corsi serali oppure online che rendono più flessibile lo studio.

In Italia pesano i ritardi nella prevenzione dell’abbandono scolastico. Per quanto riguarda la formazione permanente in almeno dieci paesi non hanno avuto luogo riforme che migliorassero le risorse finanziarie o personali finalizzate alla formazione permanente. Urgenti secondo gli esperti, sarebbero riforme che intervenissero sulle disuguaglianze delle origini sociali rispetto al successo scolastico.

@IreneGiuntella 

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