eastwest challenge banner leaderboard

Italiani al secondo posto tra gli immigrati in Germania

C’è migrante e migrante verrebbe da dire, scorrendo un recente studio prodotto dal Ministero per le migrazioni tedesco (BAMS) ripreso dal quotidiano Die Welt.

Studenti al campus dell'università "Freie Universitaet Berlin" a Berlino, Germania, 11 maggio 2016. REUTERS / Hannibal Hanschke
Studenti al campus dell'università "Freie Universitaet Berlin" a Berlino, Germania, 11 maggio 2016. REUTERS / Hannibal Hanschke

L’Italia giustamente lamenta che, per quel che riguarda i migranti dall’Africa, la Germania, così come gli altri paesi dell’Unione europea, si limita ad attestazioni di solidarietà, a parole e niente più. Un’accusa che Angela Merkel, appena rientrata a Berlino da una breve vacanza nelle Dolomiti, parrebbe essere ora intenzionata a smentire con i fatti. Così, appena rientrata, ha incontrato questo venerdì l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi e il direttore generale dell’Organizzazione internazionale migranti (OIM) William Swing. Al centro dell’incontro la politica internazionale sui migranti e la situazione in Libia. Notizie sull’esito di questo incontro non ne sono però trapelate.

Un’altra accusa rivolta alla Germania è di essere il paese che non solo ha maggiormente approfittato dell’euro, ma che anche dalla crisi ha tratto il proprio tornaconto. In un recente articolo sul sito del settimanale Die Zeit, si leggeva, che il guadagno complessivo su prestiti e acquisti di partecipazioni avrebbero fruttato alle casse tedesche 1,34 miliardi di euro. Guadagni sugli interessi che, secondo i Verdi, dovrebbero essere restituiti ai greci. Non perché siano di per sé vietati, ma certo immorali alla luce degli anni veramente difficili che il rigore, innanzitutto tedesco, ha inflitto al popolo greco.

La Germania dunque matrigna d’Europa, che pensa solo al proprio tornaconto? Certo, la Germania fa i propri interessi, Merkel stessa tempo addietro diceva che il suo compito è innanzitutto quello di agire esattamente con questo fine.

Ma, come si sa,le cose, soprattutto in politica, non sono mai così semplici. E lo dimostra lo studio sui migranti che il BAMS ha appena reso noto.

Sulla Germania non si sono riversati solo più di un milione di profughi o migranti economici in questi anni, il paese è stato al contempo anche la meta numero uno di immigrati europei. Soprattutto da parte degli europei dell’est, ma non solo. Ecco una classifica delle singole nazionalità: al primo posto ci sono i polacchi che nel 2016 erano 783 mila (+ 42mila rispetto al 2015) al secondo ci sono gli italiani, 611 mila (15mila in più dell’anno precedente). Seguono i rumeni con 533 mila (+ 81 mila) mentre i greci sono 348 mila (+8500). Poi ci sono croati, bulgari, ungheresi. Infine gli austriaci, quasi 184 mila, (+1895, rispetto al 2015), il che stupisce non solo perché l’Austria conta appena 8 milioni di abitanti, ma perché la Repubblica alpina è uno dei paesi più ricchi al mondo.

Dal 2016 a oggi l’immigrazione proveniente dall’Ue è più che triplicata in Germania. Solo nel 2016 si sono contati 634 mila nuovi arrivi dovuti al mercato unico del lavoro dell’Ue. Un dato sottolineato dallo studio è l’incidenza dei cittadini provenienti dai paesi dell’est (oltre alla Polonia, Ungheria, anche quelli Baltici, la Repubblica Ceca, la Slovacchia e la Slovenia) che insieme hanno costituito il 77 per cento dei nuovi arrivi nel 2016, mentre, considerando anche la grave crisi economica che ha afflitto per anni i paesi del Sud Europa, è rimasto relativamente contenuto il numero di persone giunte da questi. Sommando greci, italiani, portoghesi e spagnoli, sono stati in tutto 92 mila nel 2016, pari al 14,5 per cento. E si tratta inoltre di un numero in diminuzione rispetto agli anni passati, segno evidente che la crisi in questi paesi sta finalmente allentando la morsa.

Attualmente vivono in Germania 4,3 milioni di cittadini provenienti dal’Ue. Un’immigrazione con effetti in gran parte positivi, essendo la maggior parte dei nuovi arrivati giovani, dotati di buona formazione e dunque molto interessanti per il mercato del lavoro tedesco. Solo una minoranza di questi dipende dall’assegno di sussistenza. Un dato peraltro che varia di nazionalità in nazionalità. Così, se tra gli ungheresi il tasso è di coloro che percepiscono un aiuto statale è del 4,9 per cento (inferiore addirittura a quello relativo ai tedeschi, 7,3 per cento) tra i bulgari sale al 31 per cento.

Diversamente dall’Austria, la Germania non ha trovato escamotage per imporre restrizioni all’accesso al mercato del lavoro dei cittadini dell’Ue, Berlino ha però varato inizio di quest’anno una nuova legge secondo la quale gli immigrati europei disoccupati possono accedere agli aiuti sociali solo dopo aver trascorso almeno cinque anni in Germania. Una norma che è stata però recentemente contestata da un tribunale. Secondo lo stesso, l’esclusione di uno straniero disoccupato dagli aiuti sociali solo perché non risiede già da cinque anni nel paese, contravverrebbe al diritto di ognuno di disporre di un minimo di sussistenza.

@affaticati

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA