Jeremy Corbyn è il nuovo leader del partito laburista britannico. E ora?

Durante la scorsa settimana ci sono stati diversi avvenimenti nel Regno Unito: il regno della Regina Elisabetta II è diventato il più lungo nella storia del paese; il parlamento ha bocciato una proposta di legge che avrebbe legalizzato il suicidio assistito; la Independent Press Standards Organisation ha compiuto il suo primo anno di vita; il musulmano della sinistra radicale Sadiq Khan è stato scelto come candidato laburista per la carica di sindaco di Londra. Tutti questi eventi hanno suscitato delle importanti riflessioni ma l’attenzione generale è stata catalizzata dalla vincita di Jeremy Corbyn alle elezioni del leader del partito laburista britannico.

London, United Kingdom - The new leader of Britain's opposition Labour Party Jeremy Corbyn waves after making his inaugural speech at the Queen Elizabeth Centre in central London, September 12, 2015. REUTERS/Stefan Wermuth

Il nuovo leader laburista ha ricevuto la preferenza del 59,5% dei votanti, un risultato che ha sorpreso molti nonostante la Corbyn-mania che si è diffusa nel corso dell’estate. La sorpresa è dovuta al fatto che inizialmente Corbyn non doveva essere uno dei candidati principali, era stato votato perché stimolasse il dialogo, date le sue vedute più radicali rispetto a quelle dei candidati favoriti. Non era certo uno dei candidati più popolari fra le figure di spicco all’interno del partito. La vincita di Corbyn è stata resa possibile dal sostegno di cui gode fra gli elettori e di una considerevole espansione dell’elettorato. Le elezioni hanno infatti attratto molti nuovi membri e sostenitori del partito, i quali hanno potuto partecipare alla votazione semplicemente pagando £3 per l’iscrizione. Il messaggio di questi elettori è chiaro: vogliono un cambiamento e vogliono un leader che non abbia paura di lottare per metterlo in atto. Sono stanchi della solita politica e vedono nell’anti-establishment, anti-austerity e pacifismo di Corbyn la loro migliore opportunità di cambiare le cose. Fino ad oggi Corbyn ha dimostrato di saper restare fedele ai suoi principi, ad esempio quando ha votato contro la proposta di legge dei conservatori circa il welfare, mentre gli altri candidati laburisti si sono solo astenuti. Ora le aspettative e il mandato sono più grandi che mai.

E ora? Il sostegno della gente ha reso Corbyn il nuovo leader dei laburisti ma sarà abbastanza per garantirgli la carica di primo ministro nel 2020? Probabilmente no. Corbyn avrà bisogno del sostegno dell’intero partito. La prima sfida, quindi, che il nuovo leader dovrà affrontare è quella di eliminare le divisioni all’interno del partito. Subito dopo che la vittoria è stata annunciata Corbyn ha messo in chiaro che ha intenzione di dare priorità all’inclusione nel corso del suo mandato. Non sarà facile però riuscire a convincere i più riluttanti senza dover far compromessi sui propri principi e moderare le proprie vedute, deludendo quindi l’elettorato. Alcune importanti figure all’interno del partito si sono già dimesse in seguito all’elezione di Corbyn. Ora Corbyn ricorderà agli altri che il partito non riuscirà a vincere sui conservatori finché resterà diviso. Anche il leader precedente Ed Miliband ha incoraggiato chi ha combattuto Corbyn nella campagna ad offrirgli ora il suo supporto.

Ciò che i laburisti sceglieranno di fare nelle prossime settimane avrà un impatto non solo sulla formazione del prossimo governo. Dopo il successo travolgente del Partito Nazionale Scozzese (SNP) alle elezioni generali dello scorso maggio si sta iniziando a parlare nuovamente di un referendum sull’indipendenza scozzese. La leader del partito Nicola Sturgeon ha messo in chiaro che a meno che Corbyn non dimostri in fretta che i laburisti potrebbero vincere le prossime elezioni generali la Scozia concluderà che l’indipendenza è la sua unica altra alternativa.

Diventare il leader del partito è stato solo il primo passo per Jeremy Corbyn, il vero test inizia adesso.

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