Il riemergere degli incappucciati non è solo un problema americano: da anni i gruppi tedeschi del Klan si intrecciano con il neonazismo e il terrorismo di estrema destra.

Un sostenitore del Ku Klux Klan con tatuaggi nazisti durante una manifestazione in South Carolina. REUTERS / Chris Keane
Un sostenitore del Ku Klux Klan con tatuaggi nazisti durante una manifestazione in South Carolina. REUTERS / Chris Keane

Croci bruciate, cappucci bianchi, propaganda per la violenza razzista, autoproclamati “imperatori” e “gran dragoni”: il Ku-Klux-Klan in Germania è clandestino, ma esiste. Un libro inchiesta appena pubblicato da due noti giornalisti investigativi, Frederik Obermaier e Tanjev Schultz, fa luce su un fenomeno che sembra essersi rafforzato nell’ultimo ventennio. I due autori hanno incrociato documenti riservati, ricerche e testimonianze dirette, andando a riaprire il dibattito sui legami tra l’ultradestra tedesca e il KKK americano.


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Violenze e terrorismo

Al momento sarebbero almeno 4 i gruppi del Klan in Germania e, dal 2001 a oggi, sono stati 68 i reati direttamente collegati al movimento. Uno dei crimini più noti riconducibili a un gruppo KKK in Germania, però, risale già al 1992: il violentissimo linciaggio di un insegnante nigeriano, ridotto in fin di vita nel Brandeburgo, alle porte della capitale Berlino. Nel 2012, invece, è emerso che almeno due agenti di Polizia nel Baden-Württemberg erano membri attivi del Klan, in un gruppo locale chiamato “European White Knights of the Ku Klux Klan”.

Lo scorso gennaio, in seguito a un’interrogazione parlamentare, il Governo tedesco ha affermato che i gruppi attualmente riconducibili all’ideologia del Klan non siano da ritenere rilevanti all’interno della galassia dell’estremismo di destra in Germania.

Tuttavia, trattandosi di forme di organizzazione segrete, le stime sull’entità del fenomeno potrebbero essere incerte. Non solo, la sottovalutazione della presenza del Klan in Germania sembra una costante storica. Già Gerhard Kromschröder, primo giornalista a infiltrarsi nel KKK tedesco nel 1981, sottolineava come il risultato della sua inchiesta fosse stato considerato con troppa leggerezza dalle autorità.

Nei primi anni ‘90, infatti, fu proprio in un mondo fatto di neonazismo e ritualità del KKK che iniziarono a muoversi almeno due membri della NSU - Nationalsozialistischen Untergrund. La NSU è stata il più sanguinario gruppo terrorista di estrema destra della Germania, colpevole tra il 2000 e il 2007 di nove omicidi a sfondo razziale e dell’uccisione di una giovane agente di polizia. Più complessivamente, una parte della base ideologica e la stessa metodologia operativa della formazione presentano molte analogie con l’estremismo di destra di matrice anglosassone, come lo stesso Ku Klux Klan o il “Blood and Honour” britannico.

“Razza nordica” e suprematismo

Quella dei rapporti tra destre radicali tedesche e americane è una storia lunga. Il KKK arrivò in Germania già nel 1925, per poi rafforzarsi nel dopoguerra, spesso tramite ristretti gruppi e singoli individui appartenenti alle forze armate americane di stanza nella Repubblica Federale Tedesca.

Da sempre ci sono elementi del suprematismo bianco che sono tanto anglosassoni quanto germanici, ad esempio nel solco delle teorie della “razza nordica”, che ha costituito una delle basi del fondamentalismo razzista del Novecento. E se uno degli elementi di divisione tra l’ultradestra americana e quella tedesca è che la prima si richiama al cristianesimo protestante e la seconda, spesso, trae la propria mitologia nel paganesimo nord-europeo, il legame tra le due realtà resta ugualmente solido, ad esempio tramite la condivisione di un virulento antisemitismo e un altrettanto deciso anti-cattolicesimo.

Rapporti tra etnonazionalismi democratici

Il potenziale incontro identitario americano-tedesco non riguarda solo le frontiere più estreme dell’etnonazionalismo, ma anche gruppi totalmente istituzionalizzati nell’ordine democratico.

In questo caso sta assumendo un’importanza cruciale l’attuale scenario geopolitico globale. Di fronte a una Germania che occupa, d’un tratto, il ruolo di leader simbolico della liberaldemocrazia atlantista, la nuova America trumpiana sembra avere un particolare interesse per la politica tedesca.

Non è un caso se i responsabili di Breitbart, il sito dell’alt-right americana, hanno indicato la Germania come una delle prime nazioni in cui aprire una versione europea della loro pubblicazione online. L’obiettivo primario di una simile operazione è scontato: combattere una possibile rielezione di Angela Merkel, vista dalla destra populista come la personificazione globale delle politiche liberal.

Già durante l’infuocata campagna presidenziale, Donald Trump ha identificato Merkel come un costante avversario ideologico, accusando Hillary Clinton di voler diventare “la Merkel d’America”.

Una costante e inflessibile campagna anti-Merkel è anche una delle strategie elettorali dei supporter naturali del trumpismo in Germania, i populisti di Alternative für Deutschland, che si sono imposti nel dibattito politico con metodi efficaci e provocatori, ma non hanno ancora reali aspirazioni governative.

Il progetto di un Breitbart tedesco, al momento, sembra essere in fase di rallentamento. Le diverse anime dell’alt-right americana (sia quella più libertarian e secolare sia quella apertamente suprematista e anti-secolare) non hanno però rinunciato a cercare affinità e referenti tedeschi. Forse perché è in Germania che, di fatto, si sta giocando il futuro dell’Europa.

@Lorenzomonfreg

 

 

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