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L'8 marzo delle donne rifugiate

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Si scappa in fretta e furia, prendendo i bambini in braccio, o con un figlio nel grembo, vittime di soprusi, violenze sessuali e fisiche, pur di poter passare il confine.  Isolate nei paesi ospitanti, escluse dal lavoro, da corsi di lingua e di formazione. Queste le donne rifugiate che fuggono dalle guerre. È la festa delle donne,  ma c’è poco da festeggiare, l’immagine non  può che correre a loro, ai loro sguardi , alla loro fatica, alla disumanità che incontrano ogni giorno, prima nel viaggio e poi anche all’arrivo nei paesi ospitanti.

REUTERS/Marko Djurica


Il Parlamento Europeo dedica a queste donne migranti la giornata internazionale della donna, una risoluzione dei parlamentari Ue dovrà servire come stimolo ai singoli stati per affrontare urgentemente i problemi delle donne rifugiate. “Le forme di violenza individuali e di genere dovrebbero essere un motivo valido per richiedere asilo nell'Unione europea” si legge nella relazione.

Una festa della donna per riflettere a livello Ue sull’altra faccia della medaglia: dei duemila migranti che arrivano in Europa quotidianamente, oltre il 55% è rappresentato da donne e bambini.

Donne rifugiate tra violenze e soprusi

Le adolescenti ,in particolare, rifugiate o richiedenti asilo hanno un passato molto duro, iniziato fin da subito con matrimoni forzati e prematuri, il 20% afferma di essere stata vittima di violenze sessuali da bambina, secondo i dati di uno studio del Parlamento Europeo. In alcune parti del mondo il dato sale al 35 %. Le spose bambine costrette a sposarsi prima dei diciotto anni di età, sono 60 milioni nel mondo. Le donne sposate subiscono violenze dal proprio partner, questo genere di violenze riguarda un terzo delle donne nel mondo. Vittime di mutilazioni genitali 140 milioni di donne a bambine nel mondo. Così fuggendo dalle guerre e persecuzioni si cerca di lasciarsi dietro questi traumi ma stando alle testimonianze raccolte dall’Unhcr, le donne spesso subiscono violenze durante il loro viaggio per poter oltrepassare il confine, a volte anche per ricevere vestiti o cibo, o per avere i documenti necessari a continuare il viaggio. “Nel 2015 abbiamo consultato oltre 100mila persone, 19 % donne in Grecia e in Serbia e  il 13 % in Italia, di cui l’8% incinta in Italia e  il 9% in Serbia. Le donne che hanno subito violenze durante il viaggio, o precedentemente , rappresentavano almeno il 60%. L’Europa sta vivendo la più grande crisi umanitaria e le donne non si fermano anche se stanno male” ha affermato durante un dibattito al Parlamento Europeo Aurelie Ponthieu di Medici Senza Frontiere “Inoltre i problemi di salute derivano in gran parte da mancanza di cibo e igiene, potrebbero essere evitati con dei corridoi umanitari sicuri e cure durante il tragitto”. Nel 2016 si aspetta l’arrivo di circa due milioni di migranti.

Una volta arrivate nei paesi europei le cose però non vanno molto meglio, nei centri di accoglienza spesso non ci sono servizi igienici separati tra uomini e donne, a volte mancano le porte dei wc, si deve dormire tutti insieme in condizioni di tensione. “In Italia abbiamo dovuto lasciare il centro di accoglienza di Pozzallo perché non c’erano condizioni minime di separazione tra uomini e donne, non c’erano nemmeno le porte nelle toilettes . Dovremmo iniziare con le basi della direttiva di accoglienza, è assurdo e vergognoso pensare che  persone che sono state torturate e detenute in Libia, poi arrivino in Europa e si trovino in queste condizioni” commenta Aurelie Ponthieu di Medici Senza Frontiere.

Le comunità si aspettano che le donne continuino a incarnare le proprie origini e la propria cultura, così mentre gli uomini riescono piano piano ad integrarsi e magari trovano un lavoro, le donne rimangono isolate, dipendenti socialmente ed economicamente dai mariti: i ragazzi vengono incoraggiati ad integrarsi, le ragazze a mantenere la propria identità culturale senza aperture verso il nuovo paese in cui vivono. Le donne richiedenti asilo, si legge nella ricerca del Parlamento Europeo, rimangono in questo modo lontane da opportunità lavorative, dall’accesso ai servizi sanitari, da training e corsi di lingua, in una parola possono diventare invisibili. Lavorano per lo più come domestiche e in lavori sotto pagati , proprio perché generalmente la propria carriera professionale e i propri studi potrebbero non essere riconosciuti dal paese di accoglienza.

“I centri di identificazione ed accoglienza spesso non rispettano i principi basilari dei diritti umani, sotto pressione non funzionano, non riescono ad individuare i soggetti più vulnerabili e si devono considerare che garantire assistenza sanitaria in termini regolari è sicuramente più economico che agire d’urgenza” ha affermato Martina Huber dell’Agenzia Ue per i Diritti Fondamentali (FRA).

Dall’Europarlamento una risoluzione per le donne rifugiate

Nella relazione sulle donne rifugiate presentata dall’eurodeputata Mary Honeyball del Gruppo dei Socialisti e Democratici, si evidenzia come una volta entrate in un paese Ue le esigenze delle donne non siano prese in considerazione durante il periodo che intercorre per  la definizione delle domande d’asilo . Sempre più necessarie si fanno misure Ue di genere che garantiscano una corretta consulenza legale e il diritto di poter richiedere consulenti e interpreti donne. Tra le altre cose, si sottolinea l’esigenza della previsione nei centri di accoglienza di dormitori, accesso ai servizi sanitari e servizi igienici separati e di una consulenza per traumi che renda possibile alle donne la condivisione delle violenze subite. La consulenza è assolutamente essenziale per le donne che hanno subito un trauma, dei corsi di lingua, un accompagnamento per i bambini, assistenti donne e traduttrici. Molte di queste donne non riescono a esprimersi con un uomo presente. Nei centri sono necessari dei servizi igienici separati e, in generale, garantire la separazione tra uomini e donne, a meno che non si tratti di una famiglia che vuole stare insieme. In uno dei grandi centri di Monaco di Baviera che ho visitato, c'era in realtà una caffetteria per le donne, uno "spazio delle donne"” afferma Mary Honeyball , eurodeputata del gruppo dei Socialisti e Democratici e relatrice della  risoluzione sulle donne rifugiate. 

@IreneGiuntella

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