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L'esclusione sociale passa anche per la casa

Una casa in Europa? Sempre più difficile. L’esclusione sociale passa anche per le abitazioni. Se in questi giorni difficili si parla molto delle banlieue parigine o belghe dove emarginazione, povertà, esclusione possono essere terreno fertile per i radicalismi, è vero pure che anche la precarietà abitativa non aiuta e spesso causa la “ghettizzazione” in quartieri periferici della città. Zone franche dove esiste un’integrazione solo di facciata, si tratta in molti casi di accordi taciti, come a dire “finchè state lì va bene”. Così si creano luoghi abbandonati al proprio destino, senza legge e senza incontro tra le diverse culture di una stessa città.

Housing Exclusion, il rapporto di Feantsa

I costi delle case in Europa crescono, ma i guadagni no. Gli europei difficilmente riescono a sostenerli. È quanto emerge dal rapporto Housing Exclusion in Europe 2015 dell’organizzazione Feantsa  che rappresenta le organizzazioni che si occupano dei senzatetto in Europa. Circa 10 milioni di persone  in Ue, secondo i dati, non hanno casa. Il numero dei senzatetto, gli invisibili, non è quantificabile. Si pensa che, ogni anno, circa 4.1 milioni di persone facciano i conti con la perdita della casa a per periodi temporanei o variabili.

Soprattutto in Francia il costo delle case è aumentato di oltre il 59% negli ultimi 15 anni, rispetto invece al 19% nella zona euro.

In Europa i poveri dedicano gran parte delle proprie entrate alla casa, in Francia la forbice si allarga: il 35% dei guadagni finisce nell’alloggio, contro il 18% rispetto ai benestanti.

In Grecia le famiglie povere spendono il 71% dei propri risparmi nell’alloggio, il 61%  Danimarca , il 50% Germania , il 49% Olanda (49%), il 48% Repubblica Ceca, il 46%  Svezia , e il 43 % Austria.

In Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna e in generale nei paesi più colpiti dalla crisi le famiglie povere rimangono le più colpite: tra le quattro e le venti volte in più rispetto alle famiglie più avvantaggiate.

In tutti i paesi il numero dei poveri è cresciuto, eccetto la Finlandia e l’Olanda dove le politiche messe in atto sono risultate efficienti. Mentre negli ultimi cinque anni in Francia i poveri sono aumentati del 40%, in Finlandia sono diminuiti del 50%.

Una parte crescente della popolazione si ritrova a non poter pagare l’affitto e a richiedere prestiti. Solo in Francia il 16.9% delle famiglie non riuscirebbe a pagare l’affitto per una casa, che come noto è molto alto. E anche il livello degli sfratti è particolarmente elevato.

In Svezia poi è diventato molto alto il costo di mantenimento della casa.

Essere single non è sicuramente consigliabile: in paesi come la Grecia, la Germania e il Portogallo  si rischierà di avere il doppio del peso economico per la casa  sulle spalle, in Francia addirittura cinque volte tanto, peggio ancora in Svezia (7 volte).  Le più colpite dalle difficoltà abitative sono le donne, che con un gap retributivo rispetto agli uomini faticano di più ad arrivare a fine mese.

Ai poveri periferie e luoghi a bassa densità

Alcune città rigettano le famiglie povere o le tengono lontane dai centri delle città dove meno del 10 % delle famiglie con una casa sembra essere povera ad esempio in Repubblica Ceca, Ungheria, Slovacchia e Romania. Dato che invece sale al 20 % nelle città austriache. In Italia, Portogallo, Grecia, Spagna e Bulgaria una buona parte delle famiglie in difficoltà vive in zone a bassa densità, con meno sevizi e collegamenti. Ed è proprio nelle città medio piccole, nelle zone rurali e nelle periferie che sta crescendo la povertà.

Proprio nel quartiere di Bruxelles, famoso negli ultimi tempi, Molenbeek, si è creata una concentrazione di disoccupati e inattivi di cittadini seppure belgi di seconda o terza generazione, con origini di altri paesi. Il 25% dei giovani a Molenbeek sotto i venticinque anni è disoccupato. Nella città di Bruxelles, i belgi hanno un tasso di occupazione del 74%, che si riduce al 43 % per i cittadini di origine magrebina e al 39% per le persone della comunità africana. Se, poi, i giovani belgi hanno un tasso di inattività di circa il 10% , per gli altri si registra un tasso che varia tra il 30% e il 60%.

@IreneGiuntella

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