L'istruzione per i bambini in zone di crisi

Formazione e istruzione, ma anche educazione ai pericoli delle mine, attività ricreative e sostegno psicosociale. Sono alcune delle attività messe in atto dalla Commissione Europea per sostenere l’istruzione dei bambini che vivono in zone di crisi. Sicuramente un’ottima iniziativa, ma che avviene nello stesso momento in cui i migranti irregolari o comunque coloro le cui domande d’asilo siano ritenute inammissibili vengono rispediti nella “democratica” Turchia.

A child carries a school bag near damaged buildings in Harasta, in the eastern Damascus suburb of Ghouta, Syria January 30, 2016. REUTERS/Bassam Khabieh

 In cambio i paesi Ue dovranno accogliere un rifugiato siriano per ogni migrante rimpatriato verso la Turchia. Scorrono le immagini delle traversate, delle condizioni drammatiche che hanno affrontato nel viaggio verso l’Europa, quell’Europa che avrebbe , nel loro immaginario, potuto garantire un minimo di diritti umani in paesi finalmente democratici. L’Ue accetterà fino a un massimo di 70mila migranti.

Si devono cogliere comunque i passi avanti compiuti contro l’esclusione dai sistemi scolastici e dalla formazione professionale in zone di guerra, crisi e campi profughi. Attraverso fondi umanitari di 52 milioni di euro, dovrebbero supportare l’istruzione di 3 milioni e 800mila bambini in almeno quarantasei paesi del mondo entro la fine del 2016 : dal Medio Oriente (in particolare Siria e Iraq), Africa orientale, centrale e occidentale, Asia, Ucraina, America centrale e Colombia.

Il finanziamento dovrà sostenere l’accesso all’istruzione dei bambini in situazioni di emergenza, attualmente almeno 37 milioni, che vivono in queste condizioni, non hanno alcun tipo di accesso alla formazione. Le bambine che vivono in zone di conflitto hanno maggiore probabilità dei maschi di esser escluse dalla formazione e sono spesso vittime di violenze e discriminazioni di genere, oltre ad andare incontro a matrimoni e gravidanze precoci. Importante sarà l’educazione ai rischi connessi alle mine, ma anche la formazione alle “competenze per la vita”, la formazione professionale, le attività ricreative e il sostegno psicosociale. Materiale didattico sarà distribuito ai minori che potranno usufruire di nuove strutture scolastiche.

Particolare attenzione si rivolgerà alla formazione  degli insegnanti, dei genitori e di coloro che si occupano dei bambini.

«Oggi soddisfiamo e superiamo il nostro impegno di quadruplicare il sostegno all’istruzione in situazioni di emergenza, passando dall'1% al 4% del bilancio per gli aiuti umanitari, ossia da 11 milioni di euro nel 2015 a 52 milioni di euro nel 2016. Investire ora nell’istruzione dei bambini che vivono in zone di conflitto e in altre situazioni di emergenza significa investire contro il rischio di una generazione perduta e investire per il futuro» ha dichiarato il commissario per gli aiuti umanitari e la gestione delle crisi Christos Stylianides.

I fondi saranno erogati alle Ong come l’Unicef che in Siria si occuperà di provvedere a pannelli solari per le aule scolastiche per evitare le interruzioni frequenti di corrente elettrica, in particolare ad Aleppo. In soccorso dei bambini siriani anche computer e tablet a basso costo. Mentre in Etiopia a nuovi spazi di formazione con insegnanti adeguatamente formati provvederà Save the Children.

L’istruzione può rappresentare una delle armi vincenti per contrastare estremismi e radicalizzazione «Europa e Africa sono alleate per sfide comuni: istruzione, cultura, dialogo sono le chiavi per contrastare estremismi e conflitti, un investimento a lungo termine per il futuro di intere generazioni. Raddoppiare la percentuale di giovani che ottengono un’istruzione secondaria, dal 30 al 60%, riduce potenzialmente della metà il rischio i conflitti. Non è un caso che Isis e Bokoharam abbiano colpito scuole e università e luoghi di culto. Un’istruzione di qualità potrebbe non essere sufficiente per contrastare l’estremismo, ma potrebbe avere un ruolo importante nel far si che i giovani non siano reclutati in gruppi estremisti soprattutto in zone ad alto rischio come Africa e Medio Oriente». Lo ha detto l’europarlamentare Silvia Costa intervenendo alla tavola rotonda “Africa: In the Heart of a Globalised World” nell’ambito  dell’Africa Week, l’iniziativa dei socialisti e democratici UE che fino all’11 aprile accoglierà al Parlamento europeo esperti, deputati, leader della società civile, europei e soprattutto africani per discutere sul futuro del continente. 

@IreneGiuntella

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

banner fest sidebarbanner fest unicredit

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA
GUALA