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L’unione fa la forza

Lo pensano anche i nazionalpopulisti europei, i quali, soprattutto online, stanno tessendo una rete di relazioni sempre più fitte.

Matteo Salvini e Marine Le Pen durante un incontro di Europa della Nazioni e della Libertà a Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo
Matteo Salvini e Marine Le Pen durante un incontro di Europa della Nazioni e della Libertà a Milano. REUTERS/Alessandro Garofalo

Un paio di giorni fa, ARD, il primo canale pubblico tedesco, trasmetteva un documentario sul partito nazionalista tedesco Alternative für Deutschland (AfD). Il film prendeva spunto da un meeting, organizzato dall’AfD, inizio dello scorso marzo a Koblenz, tra esponenti di spicco di forze politiche provenienti da tutta l’Europa. In quell’occasione, il padrone di casa Marcus Pretzell si era lasciato andare a una descrizione dell’Europa come lui la vorrebbe in un prossimo futuro. Un’Europa con alla guida dei governi nazionali la francese Marine Le Pen, l’olandese GeertWilders, l’italiano Matteo Salvini, l’ austriaco Heinz-Christian Strache “sarebbe la migliore Europa che si sia mai vista”aveva detto.

Un sogno al quale le ultime tornate elettorali hanno tarpato un po’ le ali (perlomeno in Olanda e in Francia) e anche l’AfD, dal 14 per cento di consensi che aveva nei sondaggi, nel frattempo è scesa all’8 per cento.

Chi pensa però che l’ideologia populista sia in ritirata sbaglia. Primo perché la storia recente insegna che i sondaggi possono essere stravolti; secondo perché, per quanto la “visione” di Pretzell – di una Europa guidata da forze nazionalpopuliste – possa essere considerata (al momento almeno) ancora ardita, i diretti interessati lavorano indefessi proprio per raggiungere questa meta.

Una dimostrazione ne è il gruppo europarlamentare formatosi nel 2015, Europa della Nazioni e della Libertà, al quale aderiscono la Lega Nord, il Partito della Libertà austriaco (Fpö), il belga Vlaams Belang (Interesse fiammingo), il tedesco AfD, il francese Front National e pochi altri. E ancora, gli incontri sempre più frequenti tra i massimi esponenti europei del nazionalpopulismo.

“Questi incontri sono decisamente un fenomeno interessante” spiega lo studioso di estrema destra Andreas Peham dell’Archivio sulla resistenza austriaca  (DÖW) intervistato dal quotidiano austriaco Standard, “perché fino a non molti anni fa, incontri simili erano impensabili”. Così come era impensabile il sostegno reciproco quando uno di loro è in campagna elettorale. Ora rientra nella consuetudine che il leader della Lega Nord Matteo Salvini abbia espresso simpatia e sostengo nei confronti Marine le Pen durante le presidenziali francesi. “Uno dei motivi che ha permesso di alzare lo sguardo dai confini nazionali e guardare verso l’Europa nel suo insieme, sono stati i due nemici comuni: l’islam e l’Ue” aggiunge Peham.

Ancora più utile per misurare la temperatura di questi scambi, risulta essere Internet. Come dimostra peraltro uno studio commissionato in proposito dal quotidiano austriaco Der Standard. Nel focus di questo lavoro c’erano i link online che in un modo o nell’altro uniscono 200 e passa tra partiti, gruppi e gruppuscoli gravitanti nell’area nazionalpopulista o ancora più a destra.

L’area più intensamente esaminata è stata quella tedesca. Non solo per via del committente, ma anche perché è proprio il capo dell’Fpö Strache (l’ex delfino del defunto governatore della Carinzia Jörg Haider, diventato con il tempo molto più radicale del suo mentore) a essere il più impegnato a creare ed infittire questa rete europea.

Particolarmente utile a questo fine si è dimostrato facebook, i likes, la loro provenienza, i link tra siti internet e pagine Facebook e la loro funzione di vasi comunicanti. Lo studio dimostra infatti cheil 12 per cento dei follower di Strachesu facebook, è altresì attivo sulla pagina facebook di Petry. E viceversa, cioè il 14 per cento dei follower di Petry sono attivi su quella di Strache. Inoltre, al pari di un normale utente, anche le pagine facebook possono apporre dei like su altre pagine. Così, mentre la pagina di Marine Le Pen sostiene quella di Strache, quella di Salvini sostiene la pagina di Le Pen.

Si tratta dunque di una rete che funziona da ponte capace di attirare un pubblico residente fuori dai propri confini nazionali. Le Pen crea un collegamento tra una certa area tedesca e la Francia, mentre attraverso la pagina Facebook del premier ungherese Viktor Orbán si tessono fili in direzione Repubblica Ceca e Polonia.

A questa transnazionalità, cioè azione orizzontale se ne aggiunge anche una verticale. Perché a infittire le maglie di questa rete sono anche gruppuscoli di varia provenienza, ma tutti per lo più con una visione ancora più radicalmente di destra. Come è il caso dei cosiddetti “identitari”. Strache ha sempre cercato di tenere una distanza di sicurezza con loro, ciò nonostante il 52 per cento di questi identitari attivi su facebook è agganciato anche alla pagina facebook del leader dell’Fpö. Per capire dunque veramente come stanno le cose per i nazionalpopulisti, non si può prescindere dalla rete. I voti nelle urne sono una cosa, ma forse è la rete a svelare i veri umori che abitano la società.

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