eastwest challenge banner leaderboard

La generazione flessibile vero volto dell'Europa

“No more wars, no more walls” tempo fa durante un viaggio a Berlino, ho visto questa scritta, mi ci sono fotografata saltando pensando alla libertà riconquistata abbattendo un muro o scavalcandolo. Mentre percorrevo i resti del muro di Berlino la mia immaginazione cercava di andare a quel periodo e mi sentivo estremamente fortunata per la libertà di movimento che avevo, ma che spero di avere ancora, e per il periodo di pace in cui mi sembrava vivessimo”. Così scrivevo in un articolo il 22 marzo il giorno degli attacchi a Bruxelles. “ Oggi è una giornata difficile, si continuano a sentire le sirene, vorrei stare con i miei amici, vorrei parlare ancora con loro di Europa davanti a una birra, abbiamo tanto da dire”.

Italian Prime Minister Matteo Renzi, German Chancellor Angela Merkel (L) and French President Francois Hollande (R) pay respect at the grave of Altiero Spinelli on Ventotene island, central Italy, August 22, 2016. REUTERS/Carlo Hermann/Pool

Con le parole di quel giorno terribile provo a riassumere la mia visione d’Europa in questi giorni di mini vertice a Ventotene, a pensare alle speranze della nostra generazione, generazione che non si arrende alla crisi economica, che è flessibile prima che qualcuno chieda di esserlo, che è aperta alla conoscenza dell’altro diverso da sé, che è sempre con una valigia in mano , pronta a partire ma anche a tornare.

La generazione flessibile è la speranza per l’Europa

"Il compito di realizzare l’unità europea non spetta a un imprecisabile generazione di un imprecisabile futuro, ma spettava alla nostra generazione” diceva Altiero Spinelli, il compito della nostra generazione, flessibile e “oltre i confini” è di tenere uniti i cocci e cercare di ripartire senza perdere speranza di futuro.  La responsabilità di portare avanti e completare il progetto di un’Europa veramente unita, senza confini, solidale e che insieme lavora per la salvaguardia della pace. Questo in un periodo storico particolarmente difficile tra populismi, venti xenofobi e attacchi terroristici.

Sono i giovani, gli Erasmus di ieri e di oggi, la generazione più precaria di quella dei propri genitori, a loro si chiede di essere flessibili e sono pronti a farlo, sono loro che più hanno potuto fare esperienza del vero significato d’Europa, che ne hanno colto le opportunità  concrete di lavorare, studiare e vivere insieme ad altre nazionalità. Per la generazione Erasmus, per chi studia e lavora in altri paesi Ue, per chi ha avuto la possibilità di vivere anche solo per un periodo all’estero, non ci sono muri, fili spinati e paure che tengano. I giovani europei sono in cerca di ponti tra generazioni e culture diverse. Una generazione che ha nel sangue lo scavalcamento dei confini. Perché i confini non devono esistere.

Questa e non altra deve essere l’Europa unita. Un luogo dove i piccoli egoismi nazionalisti non possono e non dovrebbero avere spazio,  quello spazio e quelle resistenze che sembrano essere l’unico risultato negli spesso inconcludenti summit Ue. 

Su questo argomento, leggi anche

L’Europa così com’è oggi non va, deve essere ripensata e rilanciata. Se i più colpiti dalla crisi, e quindi anche da politiche di austerità fallimentari, sono soprattutto i giovani, è allo stesso tempo da loro che si deve ripartire.  Si deve ripartire con politiche di crescita economica e occupazione, politiche sociali che non lascino indietro il Sud Europa rispetto al Nord Europa. Perché senza crescita non c’è occupazione e se non c’è lavoro è inutile decantare tanto il concetto di flessibilità, perché manca la condizione prima. Se non si pensa anche ai giovani è inevitabile un divario generazionale come in Italia dove il mercato del lavoro va polarizzandosi: i lavoratori più avanti con l’età in settori pubblici e in grandi imprese del settore privato ricevono sufficienti e a volte persino eccessive garanzie mentre i lavoratori più giovani ricevono garanzie e protezioni sociali decisamente inferiori , se non nulle. Il 39%, dei cittadini europei non può permettersi una settimana di vacanza l’anno lontano da casa. Le persone a rischio povertà o già in povertà dall’inizio della crisi ad oggi sono aumentate e si tratta spesso di giovani. Non c’è tempo da perdere.

I nodi da sciogliere

Si devono pensare a politiche comuni di sicurezza e difesa, come ormai si ripete e scrive da tempo, di intelligence europea perché solo così si può contrastare il terrorismo e anche la criminalità organizzata internazionale che varca i confini.  Ma è anche necessaria una presa di coscienza reale sul fenomeno migratorio, che parta dalla condivisione effettiva di responsabilità, dalla solidarietà che dovrebbe guidare l’Europa da soluzioni concrete e non da provvedimenti tampone che nulla possono fare di fronte a una realtà che non è transitoria, ma che nemmeno così impossibile da governare. Ciò senza dimenticare la protezione dei diritti umani, come avvenuto nell’accordo con la Turchia, paese che al momento vive un deficit di democrazia e diritti fondamentali. Si deve pensare a una ricollocazione e distribuzione ma soprattutto a politiche di accoglienza e integrazione vere, che tengano conto del background di un migrante e dei suoi affetti che potrebbe voler raggiungere, di un inserimento graduale nel mercato del lavoro europeo e nella società. Se non lo si fa mossi da uno spirito di umanità, si deve rammentare che l’emarginazione e la povertà rendono prede facili per il reclutamento terroristico.

Anche l’occupazione e crescita economica devono avere un posto centrale per rilanciare il progetto europeo: in Europa nel 2015, secondo Bertelsmann Stiftung si contavano almeno 22 milioni di disoccupati di questi circa la metà era disoccupata di lungo periodo , da oltre un anno senza lavoro, un terzo da più di due anni. In Italia il 27.7% dei giovani ha rinunciato a cercare un lavoro, è inattivo. Una percentuale, quella del nostro paese, più del doppio della media Ue . Eppure è dai giovani che può venire ancora qualche speranza per tenere unita l’Europa. Troppo spesso l’Europa è diventata il cavallo di battaglia di politici senza scrupoli o lungimiranza che l’ha presentata non come progetto da costruire ma come qualcosa da cui difendersi, a questo ha giovato anche un’informazione che non riesce a dare l’immagine positiva di questo sogno, una classe dirigente non sempre all’altezza del suo compito.

@IreneGiuntella

 

 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA