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La lotta armata in Irlanda del Nord

Sono passati più di 17 anni dal «Good Friday Agreement», gli accordi di pace firmati nell’aprile del 1998 dal governo britannico ed irlandese e dieci da quando l’«Irish Republican Army» (IRA) ha annunciato l’inizio della distruzione degli armamenti. Ma proprio in questi giorni il gruppo paramilitare irlandese è tornato a far parlare di se e ha messo in crisi il governo.

Belfast - Targa in memoria di un volontario dell'IRA morto nel 1992 -Photo credits Fabio Polese

Giovedì scorso, Peter Robinson - leader del Partito unionista democratico (DUP) – si è dimesso dalla carica di primo ministro a seguito del mancato accordo sulla «crisi paramilitare» in atto. Tutto è iniziato con il fermo di tre esponenti di spicco dello Sinn Fèin – il partito storico dei nazionalisti repubblicani, diventato ora la seconda forza politica del Nord Irlanda – per l’omicidio di Kevin McGuigan, un ex militante dell’IRA, avvenuto il 12 agosto scorso. Secondo il DUP, la Provisional IRA – un’organizzazione paramilitare nata dalla scissione dell’IRA e legata negli anni passati allo SF -, in violazione degli accordi di pace firmati, avrebbe ancora strutture armate e operative.

Nel 2005 l’annuncio da parte dell’IRA della distruzione del proprio arsenale

Il 28 luglio di dieci anni fa l’IRA, con un comunicato storico, annunciava l’inizio dello smantellamento del proprio arsenale. «Il comando della Oglaigh na hEireann – IRA in gaelico - ha formalmente ordinato la fine della campagna armata. Tutte le nostre unità hanno ricevuto l’ordine di deporre le armi».

La distruzione completa dell’arsenale – quasi tutto di provenienza libica -, era stata confermata il 26 settembre successivo dal generale canadese John De Chastelain, capo degli osservatori internazionali. «Siamo pienamente soddisfatti del lavoro svolto – aveva detto l’osservatore - e possiamo affermare con certezza che le armi distrutte rappresentano ad oggi la totalità dell’arsenale bellico a disposizione dell’IRA».

Allo smantellamento - che non è stato mai documentato da prove visive e per questo ha creato non pochi dubbi - avevano assistito anche due sacerdoti, il cattolico Alex Reid e il metodista Harold Good. «È un evento storico», aveva detto l’allora primo ministro dell’Irlanda, Bertie Ahern. Anche l’ex premier britannico Tony Blair, aveva emesso un comunicato in cui sottolineava che la distruzione delle armi dell’IRA era «un importante passo avanti nel processo di pace».

L’omicidio di Kevin McGuigan e il passato che ritorna

Poco più di un mese fa, l’ex militante dell’IRA Kevin McGuigan, padre di nove figli, è stato ucciso a colpi di pistola davanti alla moglie Dolores vicino alla sua abitazione a Belfast. Secondo la polizia l’uccisione sarebbe da collegare ad un regolamento di conti all’interno delle organizzazioni repubblicane. McGuigan era il maggiore sospettato dell’omicidio di Gerard «Jock» Davison – un ex comandante dell’IRA - avvenuto nel maggio scorso, con il quale in passato aveva avuto diversi screzi e per questo era stato espulso dal gruppo. Gli investigatori, fino ad ora, hanno effettuato quattro fermi – tre dei quali subito rilasciati – ma ancora non hanno potuto stabilire se l’uccisione di McGuigan sia stata ordinata da una struttura organizzata come ipotizza il DUP.

La lotta armata non è mai finita del tutto

Ancora oggi, anche se sempre più nell’ombra, continuano ad esserci gruppi armati ben organizzati e più o meno collegati con il passato. Solo a Belfast, secondo fonti ben informate, esisterebbero dai 200 ai 500 uomini pronti ad entrare in azione in qualsiasi momento. La differenza fondamentale è che non hanno più l’appoggio della maggioranza della popolazione e per questo le loro azioni sono molto rare. Ma non inesistenti.

Il 1 novembre del 2012, la «New IRA», un gruppo formato nel 2012 unendo le diverse realtà paramilitari ancora attive, ha rivendicato l’uccisione dell’agente della polizia penitenziaria David Black, freddato sull’autostrada mentre si stava recando al lavoro nel carcere britannico di Maghaberry, dove sono imprigionati ancora numerosi nazionalisti repubblicani.

Poco più di un mese fa, a Lurgan, una piccola cittadina a circa trenta chilometri da Belfast, una bomba è esplosa senza causare vittime. E’ stato solo un caso. Gli agenti del «Police Service of  Northern Ireland» (PSNI) erano stati attirati nella zona di Victoria Street da una chiamata che li avvertiva della presenza di un ordigno inesploso. Ma mentre lo stavano controllando, ne è scoppiato un altro.

In questa terra martoriata da decenni di guerra, la lotta armata non è mai finita del tutto. E la crisi in atto potrebbe far intensificare le violenze.

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