La nuova sponda di Washington in Europa

La visita di Donald Trump in Polonia dello scorso mese ha indubbiamente rinsaldato le già buone relazioni polacco-americane. Nel suo discorso a Varsavia, innanzi al monumento in ricordo della rivolta contro l’occupazione nazista, il tycoon non ha mancato di lodare il Paese che lo ospitava per il suo impegno come alleato e per l’esempio offerto dalla sua storia.

Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la first lady Melania Trump e il Presidente polacco Andrzej Duda di fronte al monumento dedicato alla Rivolta di Varsavia in Piazza Krasinski. REUTERS/Carlos Barria
Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la first lady Melania Trump e il Presidente polacco Andrzej Duda di fronte al monumento dedicato alla Rivolta di Varsavia in Piazza Krasinski. REUTERS/Carlos Barria

Il Presidente americano non ha solo ricordato, come era lecito aspettarsi, il valore simbolico della rivolta di Varsavia così come della sofferenza del popolo polacco – vittima prima della tirannide nazista e poi di quella sovietica – ma ha indicato la storia della Polonia e lo spirito dei polacchi come l’esempio da seguire per l’Occidente nella sua interezza. La carica retorica di reaganiana memoria non è, però, l’aspetto più importante presente nel discorso. Se, infatti, non può che sorprendere in positivo il forte richiamo valoriale delle parole di Trump,di maggior rilievo risultanoalcune implicazioni e dettagli più pratici che aiutano a delineare la posizione in politica estera della nuova amministrazione americana e l’impatto che potrebbe avere sul Vecchio Continente.

L’attenzione all’Europa centro-orientale

È curioso rilevare come il governo polacco veda con favore la nuova amministrazione statunitense. Date le premesse di partenza – l’ambiguità di Trump verso la Russia –, infatti, avrebbero dovuto essere proprio i Paesi dell’Europa centro-orientale a temere di più il neoeletto Presidente. In realtà, come ha dimostrato anche l’ottima accoglienza di Trump a Varsavia, i problemi per gli Stati Uniti non sembra possano venire dal fianco orientale dell’Unione Europea. Al contrario, la Polonia diventa sempre più una sponda di fondamentale importanza per gli statunitensi. Le ragioni per tale vicinanza non mancano: ambedue i Paesi sono interessati a contenere il revanscismo russo e ambedue sono interessati a impedire a Bruxelles – e, in particolare, alla Germania – di allentare il vincolo transatlantico. Inoltre, come ricorda George Friedman, l’ipotesi – a ora impensabile – di un asse Berlino-Mosca preoccupa decisamente Polonia e Stati Uniti che, anche in questo caso, si trovano in perfetto accordo. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, poi, spingerà gli americani a rafforzare i legami con altri Paesi membri in modo da mantenere una certa influenza all’interno delle istituzioni europee. Se è indubbio, infatti, che la presenza degli Stati Uniti in Europa è radicata e necessaria al punto tale da non rendere impellenti simili manovre politiche, è altrettanto vero che avere un blocco di alleati solidi è sempre gradito. In particolare, l’Europa centro-orientale – con la Polonia al vertice per ragioni geografiche, economiche e strategiche – sembra essere una valida scelta. I Paesi dell’area, infatti, oltre a condividere le preoccupazioni geostrategiche statunitensi, temono un accentramento eccessivo di poteri a Bruxelles e vedono negli Stati Uniti un bilanciatore d’oltremare essenziale. Tale convinzione viene ulteriormente rafforzata quando ci si muove dall’ambito politico-economico a quello militare-strategico. Come enunciato nella National Security Strategy della Polonia (2014), ad esempio, l’enfasi nel campo della sicurezza è posta sulla collaborazione con la NATO e gli Stati Uniti. L’Unione Europea, qui, passa in secondo piano.

Inoltre, gli Stati Uniti non possono che vedere con favore altre due dinamiche regionali. La prima è legata alla Three Seas Initiative, progetto congiunto polacco-croato volto allo sviluppo dell’area racchiusa tra i mari Baltico, Adriatico e Nero. Il Presidente americano, durante il summit con i Paesi parte del progetto, ha rimarcato più volte la volontà americana di sostenere l’iniziativa – oltre ad averne tessuto ampiamente le lodi. La seconda dinamica è il tentativo dei Paesi dell’area di diversificare le loro fonti di approvvigionamento energetico. La costruzione di nuovi terminali LNG in Polonia e Croazia, ad esempio, va in quella direzione. Trump ha sottolineato questo aspetto in un passaggio del suo discorso: «To the citizens of this great region, America iseager to expand our partnership with you. We welcome strongerties of trade and commerce as you grow your economies. And we are committed to securing your access to alternate sources of energy, so Poland and its neighbors are never again held hostage to a single supplier of energy». Anche in questo caso il vantaggio è per ambedue le parti in quanto gli Stati Uniti potranno esportare il loro gas in questi Paesi. Per la Polonia, che ha ricevuto la prima spedizione di gas americano nel giugno scorso, è senza dubbio un passaggio di fondamentale importanza.

Il futuro delle relazioni UE-USA

La rilevanza dell’Europa centro-orientale per gli Stati Uniti sta emergendo anche nella diatriba scoppiata recentemente in seguito al nuovo pacchetto di sanzioni economiche votate dal Congresso ai danni della Russia. Numerose sono state le figure europee che hanno espresso disappunto verso la mossa statunitense, ritenuta non in linea con gli interessi del Vecchio Continente. Le ragioni per lo scontento di alcuni leader europei sono varie: indubbiamente, ad esempio, disturba la scelta americana di imporre sanzioni che possono impattare anche su aziende europee senza essere state concordate con i partner UE. Come sottolineato da Juncker, però, il nodo della questione risiede in un ambito ben preciso: «The U.S. bill could have unintended unilateral effects that impact the EU’s energy security interests». La preoccupazione maggiore, dunque, è che tali sanzioni vadano a impattare sulle compagnie europee che hanno legami con quelle russe nel campo dell’energia. In particolare, la Germania sembra voler guidare una dura risposta da parte dell’Unione Europea, con il ministro dell’economia Brigitte Zypries che ha parlato di contromisure adeguate in reazione alle decisioni che provengono da oltre Oceano. L’Europa, però, è molto meno unita di quanto servirebbe per condurre una politica comune su questo versante. I membri orientali– con la Polonia in prima linea –, infatti, non hanno mai guardato con favore ai legami energetici russo-tedeschie criticano duramente la volontà di Berlino di raddoppiare Nord Stream. Il fatto che i Paesi che più hanno protestato per il testo uscito dal Congresso americano – Germania, Austria e Francia – siano anche i Paesi le cui compagnie energetiche sono maggiormente coinvolte in Nord Stream non può che alimentare la spirale del sospetto intra-europea. In questo scenario Washington si è inserita con abilità provando a tutelare, insieme alle sue esigenze, anche quelle dei Paesi centro-orientali; essi, in cambio, potrebbero sostenere la posizione americana e provare a impedire, nel caso, iniziative di “rappresaglia” dell’Unione Europea.

Per uno Stato come la Polonia, dunque, il rafforzamento della partnership con gli Stati Uniti e del proprio ruolo nell’area centro-orientale sono due obiettivi di primaria importanza, soprattutto qualora dovesse emergere un forte asse franco-tedesco – magari intenzionato a un accentramento ulteriore di competenze a Bruxelles. Il progetto non è gradito a Varsavia – come dimostrato anche dalle recenti discussioni sull’ipotesi di Europa a due velocità – ma neanche all’attuale amministrazione americana che vede in un’Europa forte ma non trasformata in superstato il modo migliore per preservare la stabilità e la prosperità nell’area euroatlantica. Come ricordato nel discorso di Trump a Varsavia, infatti: «Americans know that a strong alliance of free, sovereign and independent nationsis the best defense for our freedoms and for our interests». In un’Europa divisa sulla strada da intraprendere in ottica futura e scossa da problematiche interne multiple, gli Stati Uniti potrebbero tornare a svolgere un importante ruolo di bilanciatore tra le varie posizioni, ruolo mai venuto meno ma rimasto nell’ombra negli anni passati. E se è indubbio che la Polonia presa singolarmente non ha la forza percontenere le possibili ambizioni tedesche, l’area centro-orientale nel suo complesso, con il supporto di Washington, può diventare una variabile sempre più importante per le future scelte dell’Unione Europea e la postura americana nel Vecchio Continente.

@SimoZuccarelli

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