La nuova “via della seta” va al cuore dell’Europa a colpi di bullet train

Un corridoio per l’alta velocità attraverso i Balcani, connetterà est e ovest. Sarà una nuova “via della seta”. I cosiddetti bullet train serviranno a velocizzare i collegamenti tra i Paesi di Centro ed Est Europa e a trasportare le merci cinesi, che giungono per mare al porto greco del Pireo, fin nel cuore dell’Europa. La nuova linea ferroviaria super-veloce si snoderà dalla Grecia alla Macedonia, per proseguire dalla Serbia fino all’Ungheria, e sarà operativa entro il 2017.


Fatti o parole?

Fin qui l’annuncio, fatto di recente dal Primo Ministro cinese Li Keqiang. Seguiranno fatti concreti, osaranno solo parole? O si tratta forse di un esercizio muscolare, di uno sfoggio di forza?

“Non credo che ci sia alcuna intenzione di realizzare una linea ferroviaria ad alta velocità –spiega Bernhard Odehnal, giornalista e scrittore, esperto di Centro ed Est Europa- I Cinesi vogliono trasportare le loro merci nell’Europa occidentale. I treni merci non viaggiano certo ad altissima velocità. La Cina punta a migliorare il collegamento ferroviario esistente tra Budapest e Belgrado”, riducendo la durata del tragitto dalle attuali 8 orea circa tre. Per questo a dicembre è stato siglato un contratto tra Cina, Serbia e Ungheria per portare a termine l’ammodernamento dell’attuale corridoio ferroviario. Un’operazione che prevede investimenti per due miliardi di euro. Questa nuova “via della seta” sarà successivamente ampliata fino a Skopje e poi anche ad Atene. “La scadenza è troppo ravvicinata. È probabile che ci siano molti ritardi e difficilmente si riuscirà a finire il collegamento entro il 2017” sottolinea Odehnal.


Europa, terra contesa

In tempo di crisi globale la posizione dell’Europa sembra quella di un terreno di conquista per i cinesi e non solo. La Cina usa l’Europa come una sorta di assicurazione contro gli Stati Uniti. L’area di Centro ed Est Europa viene vista non soltanto come un mercato dove esportare prodotti, ma anche come una regione dove impiantare industrie strategiche e come una finestra attraverso la quale accedere ai più appetibili mercati dell’Europa occidentale. Se la Cina auspica un’integrazione dell’Unione Europea e un euro forte, e lo ha dimostrato anche facendosi carico dell’acquisto di bond dei debiti sovrani dell’Eurozona, esistono Paesi che sembrano sostenere le varie spinte nazionaliste, la frammentazione e la disgregazione.

Sono molti i giocatori in partita. Sul campo non ci sono solo gli americani. La creazione di una linea ferroviaria ad alta velocità potrebbe essere un segnale lanciato alla Russia. La Cina ha interessi da difendere in Europa e la crisi in Ucraina ha reso instabile una regione cruciale per gli equilibri europei e mondiali. La linea ferroviaria che attraversa i Balcani e raggiunge l’ovest potrebbe quindi rappresentare una risposta alla competizione commerciale con la Russia. Da tempo infatti il presidente delle ferrovie russe Vladimir Yakunin ha cercato di estendere la rete ferroviaria a scartamento largo da Mosca fino a Vienna, passando attraverso l’Ucraina e la Slovacchia. Ma il progetto è in stallo dallo scoppio del conflitto ucraino.

Odehnal evidenzia che “ i porti di Sebastopoli e Odessa non giocheranno un ruolo internazionalmente rilevante per lungo tempo”. E forse proprio la crisi ucraina avrebbe accelerato i piani cinesi di espansione verso ovest e impresso nuovo impulso agli investimenti legati alle infrastrutture nei Paesi di Centro ed Est Europa. Da qui anche il crescente ruolo strategico dell’hub del Pireo.

Dove e quanto investe la Cina in CEE?

Dal 2003 a oggi gli investimenti cinesi in Europa si sono quintuplicati. Il Ministro del Commercio Gao Hucheng ha dichiarato che nel 2014 i rapporti commerciali potrebbero superare i 60 miliardi di dollari (ovvero 48 miliardi di euro), quasi 5 miliardi in più del 2013.

In ogni caso gli investimenti cinesi nei Paesi di Centro ed Est Europa si sono mantenuti al di sotto degli obiettivi annunciati nel 2012. Se la Cina ha investito molto in Ungheria e Serbia, non ha fatto altrettanto in Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia e Paesi Baltici. Secondo i dati diffusi dalla Banca Nazionale Polacca, i fondi cinesi hanno rappresentato appena lo 0,2% degli investimenti interni. Ancora meno hanno inciso in Romania.

La parte del leone spetta all’Ungheria che nel 2013 ha intercettato la quota più ampia di fondi stanziati dalla Cina nei Paesi di Centro ed Est Europa, aggiudicandosi ben 2,5 miliardi di dollari. Di questi 1,5 miliardi di dollari hanno rappresentato l’acquisizione da parte dell’industria chimica cinese Wanhua del 96% dell’ungherese Borsod Chem. 160 milioni di dollari versati da Cina e Ungheria saranno invece destinati alla costruzione di un impianto per la produzione di acido citrico a Szolnok. Impianto pronto a funzionare entro la fine del 2015 e in grado di produrre 60.000 tonnellate di acido citrico, utilizzato nell’industria alimentare, farmaceutica e chimica.

Tra i maggiori investitori cinesi in Ungheria ci sono le società di telecomunicazioni Huawei, Lenovo e Zte Corporation. Quest’ultima incrementa costantemente i suoi investimenti su suolo ungherese, un giro d’affari di 13,8 milioni di dollari.

Nel 2003 Bank of China ha istituito la prima società sussidiaria nell’ambito della CEE a Budapest, e nel 2012 ha aperto la seconda branch sempre nella capitale ungherese.

Energia, agricoltura, industria e infrastrutture sono i settori nei quali la Cina investe capitali nell’ambito della CEE. Paesi come Albania, Montenegro, Bosnia-Erzegovina attraggono per le capacità dei loro bacini idrici. Macedonia, Serbia e Croazia per il potenziale rappresentato dalle energie alternative come quella eolica.

Oltre alle linee di credito già aperte, il governo cinese istituirà nuovi fondi d’investimento per 3 miliardi di dollari.  Il Montenegro sta costruendo la prima autostrada dall’Adriatico alla Serbia grazie a industrie e prestiti cinesi. La Croazia intende avviare progetti analoghi per rinnovare l’aeroporto di Krk e aumentare la capacità dell’impianto termico di Osijek. La Serbia ha ottenuto dalla Cina un prestito di 608 milioni di dollari per la costruzione del secondo blocco dell’impianto termico di Kostolac.

Fame di tecnologia

Ciò che rende appetibili i legami commerciali con l’Europa da parte della Cina è il suo bisogno di strette relazioni con i centri di ricerca e sviluppo europei.

I cinesi dipendono ancora molto dalla tecnologia europea e statunitense. La Cina spende meno della metà di quanto l’UE destina in ricerca e sviluppo; appena un terzo rispetto a quanto spendono gli USA. Meno del 6% dei brevetti cinesi sono protetti da patenti internazionali, contro il 49% degli Stati Uniti. Inoltre la Cina non è in grado di creare innovazioni dal potere dirompente, o almeno non ancora. Infatti più del 50% delle esportazioni cinesi e oltre il 90% di quelle tecnologiche sono prodotte da industrie straniere che operano sul territorio cinese.
@milacat

 

 

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