La resa dei conti tra democristiani può far saltare la Merkel

Dopo le elezioni, la tensione tra Cdu e Csu è alle stelle. Il leader bavarese Seerhofer vuole una svolta dura sui migranti. Altrimenti potrebbe sabotare la coalizione Giamaica. E rompere l’Unione per andare a caccia dei voti conservatori. Domenica l’incontro con la Merkel.

La Cancelliera Angela Merkel e il leader della CSU Horst Seehofer. REUTERS/Fabrizio Bensch
La Cancelliera Angela Merkel e il leader della CSU Horst Seehofer. REUTERS/Fabrizio Bensch

Fine elezioni mai, verrebbe da dire. Domenica 15 ottobre si voterà, infatti in Bassa Sassonia. Elezioni che potrebbero essere decisive per il futuro del capo del partito socialdemocratico Martin Schulz. Che potrebbero dare una mano a Merkel oppure indebolirla ulteriormente in previsione delle trattative per la prossima coalizione di governo.

Anche se, a ben vedere, il pericolo viene da tutt’altra parte. E cioè dal testosteronico capo dei cristianosociali, nonché governatore della Baviera Horst Seehofer. E’ lui che potrebbe metterle i bastoni tra le ruote, impedire la nascita della cosiddetta coalizione Giamaica, cioè tra Unione (Cdu e Csu), liberali dell’Fdp e Verdi. Potrebbe essere lui a far saltare il banco, a costringere il Paese ad andare a nuove elezioni e Merkel, nei fatti, a fare un passo indietro. Sarebbe un partita più che azzardata, da giocatore incallito, e non è detto che il leader della Csu ne abbia la stoffa. Ma già questa domenica potrebbe dare indicazioni in proposito, per quanto ancora vaghe. Allora si incontreranno, infatti, lui e Merkel per il primo faccia a faccia. Un incontro deciso da loro due, ma sul quale hanno insistito molto anche gli altri potenziali partiti di coalizione. Inutile mettersi a un tavolo, facevano sapere Verdi e Fdp, se proprio tra Csu e Cdu c’è il maggior disaccordo, soprattutto su un punto: quello riguardo al numero massimo di migranti che possono entrare in Germania. Seehofer lo vuole dall’autunno del 2015, Merkel ha sempre detto di no. E ora cosa succederà? Seehofer resterà irremovibile, oppure accetterà, come ha già fatto in passato un qualche compromesso proposto da Merkel?

Questo braccio di ferro tra Csu e Cdu mette in luce un aspetto della compagine politica tedesca, fino a oggi poco considerato (soprattutto all’estero). A livello di governo federale tedesco si è sempre parlato di Unione, cioè di Cdu e Csu come un tutt’uno. E in effetti dal dopoguerra a oggi, la liaison tra i due partiti cugini ha retto, certo di tanto in tanto con qualche screzio, ma senza fratture.

L’accordo è stato chiaro sin dall’inizio. La Csu, fondata nel 1945 (cioè prima della Cdu, costituitasi ufficialmente a livello nazionale nel 1950) sarebbe stata attiva esclusivamente in Baviera, ottenendo in cambio che la Cdu se ne tenesse completamente fuori. Un accordo di non ingerenza che ha indubbiamente giovato ai cristianosociali, che guidano dal 1957 a oggi ininterrottamente il loro Land.

In passato la Csu si è anche misurata con l’idea di trasformarsi nel “quarto partito”. La paura di mettere a repentaglio la maggioranza (perché se la Csu si allargasse su tutta la Germania, la Cdu sbarcherebbe ovviamente in Baviera) ha però fatto sempre desistere il partito dal tentare l’esperimento.

Adesso il quadro è però radicalmente mutato. L’esito elettorale di due domeniche fa ha completamente stravolto gli equilibri. La Csu ha sì ottenuto il 38,8 per cento dei voti in Baviera, ma ne ha perso il 10,5 per cento rispetto al 2013. Inoltre l’AfD ha ottenuto, sempre in Baviera il 12,4 per cento. Il potente Franz Josef Strauß, che fu alla guida della Csu dal 1966 al 3 ottobre 1988, giorno della sua morte, si deve essere rivoltato nella tomba. E’ sua infatti la frase, entrata negli annali della politica tedesca: “Nessun partito a destra della Csu”. Ora quel partito invece c’è, si chiama AfD e con il 12,4 per cento dei voti, ha ottenuto proprio in Baviera il suo miglior risultato tra i vecchi Länder, cioè quelli dell’ovest.

Per Seehofer una sconfitta dunque doppiamente dolorosa e che mette in pericolo la sua leadership. Cosa farà dunque, ci si chiedeva l’altro giorno nel talkshow “Münchner Runde”, che va in onda ogni mercoledì sul canale regionale Bayerischer Rundfunk. Gli ospiti, giornalisti e politologi, si mostravano tutti piuttosto sicuri che alla fine la coalizione Giamaica si farà, se non entro Natale, al più tardi all’inizio di gennaio. Non è invece detto che Cdu e Csu si presenteranno ancora come Unione e non come due gruppi parlamentari separati. Norbert Bolz, esperto di mass media, faceva notare che, quest’ultima, non sarebbe un’ipotesi dai risvolti necessariamente negativi, tutt’altro. Anzi, se la Csu avesse avuto il coraggio di separarsi prima dalla Cdu, l’AfD, con buona probabilità non avrebbe ottenuto il successo che ha ottenuto, perlomeno non nella parte occidentale del Paese. Una Csu liberata dalle briglia centriste di Merkel, una Csu veramente conservatrice come è nel suo Dna, avrebbe potuto essere una valida alternativa per molti elettori che hanno votato AfD turandosi il naso.

Certo, se veramente si arrivasse a questa frattura, ci sarebbero anche altre questioni da risolvere. Per esempio quella relativa al futuro di Seehofer stesso. Futuro che è già stato messo in forse dall’esito elettorale. Tra un anno, poi, si voterà in Baviera per il parlamento regionale. Non è dunque un caso che il suo ex delfinio Makus Söder è tornato a scalpitare. E più Seehofer cercherà di trovare insieme a Merkel la quadratura del cerchio e più metterà a rischio se stesso. Come faceva notare Achim Wendler, capo della redazione berlinese di Bayerischer Rundfunk, durante la Münchner Runde, ora la questione decisiva non riguarda nemmeno tanto, o solo, le controversie inerenti ai migranti, o quelle sul contenimento degli affitti e la fine del motore a combustione. Decisivo sarà per la nascita o meno della futura coalizione il modo in cui i quattro attori riusciranno a tenere il punto e al tempo stesso fare le più grandi concessioni mai fatte prima nella loro carriera politica. A Merkel toccherà, invece, l’arduo compito di fare in modo che tutti abbiano l’impressione di portare a casa la botte piena nonostante la moglie ubriaca. E se Merkel riuscirà in questa impresa, faceva notare nel corso del talk show la politologa Andrea Römmele, allora potrebbe chiudere, con questa quarta legislatura, in bellezza la sua esperienza governativa. Perché ora si tratta veramente di gettare le basi per nuove sfide: quella della digitalizzazione, del clima, dell’istruzione e di una legge sull’immigrazione al passo con i tempi: cioè con i flussi migratori dall’Africa e al tempo stesso con la necessità del Paese di forza lavoro qualificata. 

Per il momento la palla è nel campo dei cugini cristianosociali. Resta dunque solo da vedere come si muoveranno a partire da questa domenica.  

@affaticati 

Scrivi il tuo commento
@

Oppure usa i tuo profili social per commentare

GRAZIE

GUALA
GUALA