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La Spagna alle urne: addio bipartitismo, benvenute alleanze, meglio se di sinistra

A spese dei Popolari ora al governo, irrompono Podemos e Ciudadanos in un voto che cambia la scena politica iberica.

Madrid, Spain - Podemos (We can) leader Pablo Iglesias raises his fist as he acknowledges applauds from supporters after the regional and municipal elections in Madrid, Spain, May 25, 2015. Spain's ruling People's Party (PP) took a battering in regional elections on Sunday with Spaniards punishing Prime Minister Mariano Rajoy for four years of severe spending cuts and a string of corruption scandals. REUTERS/Andrea Comas

 La campagna iniziata difatti già all'inizio dell'anno, e una primizia per molti aspetti, è stata vinta nella sostanza dai due partiti emergenti, Podemos e Ciudadanos a spese del Partito popolare di Mariano Rajoy che scende di quasi  11 punti rispetto al 2011, pur ottenendo il maggior numero di voti.

Tutti concordano che sia stata la campagna più emozionante degli ultimi anni perché non c'era un risultato predeterminato e perché per la prima volta le forze in gioco erano quattro e non i due partiti tradizionali, Partito socialista e Pp, come  dal 1982.

Il nervosismo e la paura per l'incombente fine del bipartitismo sono state giustificate. Il colpo di grazia sarebbero state delle batoste a  Madrid e a Barcellona, e così è stato. Barcellona è andata a Ada Colau, rappresentante di una coalizione, Barcellona en Comú, formata da varie organizzazioni della sinistra tra cui Sinistra unita e soprattutto Podemos.

A Madrid la candidata di Podemos ha avuto è 20 seggi rispetto ai 21 di Esperanza Aguirre del Pp, ma la poltrona di sindaco è comunque nelle mani dei nuovi schieramenti perché Aguirre potrà fare il sindaco solo se  la coalizione di Manuela Carmena, sostenuta da Podemos, non si alleerà con  i socialisti.

Tipica è stata anche la situazione del consiglio municipale di Madrid dove la candidata del Pp è stata in bilico fino all'ultimo istante: avendo avuto attribuito l'ultimo consigliere potrà allearsi con l'emergente Ciudadanos per governare. Circostanze analoghe si sono ripetute in tutte le circoscrizioni critiche, tra cui Valencia, dove i popolari sono rimasti lontano da una  maggioranza assoluta e non potranno governare neanche alleandosi a Ciudadanos. Lo farà invece un blocco di sinistra formato da Psoe, Podemos e Compromis.

Un'altra circoscrizione chiave era Castiglia-La Mancha, la cui candidata è anche segretaria generale del Pp. Anche qui il governo andrà al socialisti sostenuti da Podemos per un solo seggio.

Una delle incognite di questa nervosa campagna – se gli emergenti sarebbero riusciti a detronare popolari e socialisti dalle posizioni egemoniche - è quindi chiarita e anticipa dinamiche nuove per le elezioni generali che si terranno a novembre.

Per la Spagna  è finita l'era delle maggioranze assolute e comincia quella delle alleanze con due partiti che un anno fa quasi non esistevano. D'altronde, come ci aveva già detto Rita Maestro, la seconda dirigente donna di Podemos, il suo partito "ha lavorato e lavora per governare, non per essere una forza testimoniale".

Podemos e Ciudadanos hanno azzeccato la strategia di presentarsi in alleanze con forze locali, come quella di Ada Colau a Barcellona, che proviene dal movimento contro gli sfratti, al fine di concentrare tutti gli sforzi sulle elezioni generali. Ora entrambi sono imprescindibili per garantire la governabilità nei consigli municipali e quelli delle regioni, dette qui autonomie.

Ciudadanos si presentava per la prima volta: una forza moderata – liberal  progressista socialista e democratica – guidata da una sola figura carismatica, il quarantenne  Albert Rivera. alla vigilia dell'elezione in un albergo a Madrid aveva detto ai giornalisti che il suo obiettivo era che  "senza maggioranze assolute e con più partiti il dialogo diventasse obbligatorio". Così sarà.  Per molti elettori alla ricerca di un'alternativa meno radicale di quella di Podemos, forse è stata proprio la sua moderazione ad attirarli, nonostante il suo slogan sulla "rigenerazione", vale a dire mettere ai posti di governo "persone nate nella democrazia", leggasi  dopo il 1975. Anche se Rivera ha poi addolcito il messaggio della rottamazione, l'età dei candidati e degli elettori è stata un elemento importante in questo anno denso di appuntamenti elettorali. Su quattro elettori, solo uno ha meno di 30

Per questo i partiti tradizionale hanno concentrato gli sforzi sugli over 55, ma non hanno fatto i conti con la mobilitazione  politica delle famiglie e dei giovani, disoccupati per il 52% %, tesa a resistere alla ricetta di austerità economica   imposta dal governo Rajoy.

Ai popolari non è quindi bastata la narrativa sulla Spagna che cresce più degli altri paesi europei e che ha fatto i compiti giusti. Ce lo aveva anticipato Rita Maestre spiegando che i risultati economici del Pp, non si sono riflessi negli indicatori sociali. Queste elezioni legate a temi importanti come l'occupazione e lo Stato sociale lo hanno confermato.  Pablo Iglesias, il numero uno di Podemos, ha detto l'indomani delle elezioni alla radio che "chi ha applicato politiche di tagli dovrà invertire la rotta di 180°".

Anche i casi di corruzione hanno penalizzato il Pp, e   Iglesias  ha già annunciato "tolleranza zero" come condizione per alleanze.

Nelle dovute proporzioni, è andata meglio al Partito socialista. Dipenderanno da alleanze con  Podemos o altri ma in maniera più contenuta del temuto. Ha  persino guadagnato qualche maggioranza assoluta in città di più di 20.000 abitanti.

La fine delle maggioranze assolute obbliga da oggi le forze spagnole a fare "per la prima volta, davvero politica, stringendo alleanze responsabilmente", commenta Roberto Blanco, professore di diritto costituzionale a Santiago de Compostela. Inoltre, dopo una   crisi economica grave come quella vissuta, le persone sono stanche della corruzione, delle prerogative dei partiti al governo e della "casta", che Podemos definisce come quel ambito privato e imprenditoriale che si è arricchito grazie agli appalti dello Stato. Gli spagnoli hanno deciso che d'ora in poi la politica si faccia "sotto la luce dei riflettori".

Nonostante sia complesso estrapolare dati puri per via delle tante alleanze, secondo una proiezione della mappa politica se quelle del 24 maggio fossero state elezioni generali darebbe al Pp 135 seggi rispetto ai 186 attuali, lo Psoe   otterrebbe 116 - 6 più di ora, Podemos sarebbe la terza forza con 16 seggi, la catalana Convergència i Unió seguirebbe con 15, Ciudadanos  con 10 e Sinistra unita manterrebbe i suoi 11.  È indubbiamente un nuovo arcobaleno.

Il voto spagnolo ha una sua importanza anche per i paesi della periferia dell'Europa: cambiamenti radicali non vogliono dire alterazioni totali del sistema, ma una richiesta categorica ai politici di fare sul serio sedendo ai tavoli del dialogo e rispettando  la volontà dei più.

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