eastwest challenge banner leaderboard

La Spagna in transizione. Intervista a Joan Subirats.

Quattro partiti, nessuna maggioranza assoluta e tutti i patti elettorali respinti al mittente. In più, l'alleanza di Podemos con Sinistra Unita potrebbe sorpassare il Partito socialista (Psoe) in una dinamica, se si vuole anche populista, che non è però la stessa di altri paesi europei. Ci aiuta a capire come si è arrivati a ciò? Il sorpasso di Unidos Podemos sullo Psoe è un cambiamento storico, oltre che la fine del bipartitismo. In passato i due partiti tradizionali sommavano un 85% dei seggi. Ora non superano il 50%.

A supporter of Podemos (We Can), now running under the coalition Unidos Podemos (Together We Can), attends a campaign event ahead of Spain's general election in Vitoria, Spain, June 21, 2016. REUTERS/Vincent West

Podemos sorge con le elezioni europee del 2014 per riconquistare le istituzioni "sequestrate dai partiti tradizionali e dal capitale finanziario". Emerge però dal movimento degli Indignados, che a sua volta è la culminazione di una mobilitazione di cittadini e giovani tra il 2007-2013 come non si era mai vista prima e risultato di movimenti come il Free Culture Forum per l'open source e contro le royalties sulla conoscenza e V de Vivienda contro gli sfratti.

Un altro fattore è quello delle nuove forme di comunicazione e relazione digitali. Qui non si concepisce più la politica senza l'utilizzo dei social media e delle reti di cittadini che generano contenuti su tutti i mezzi alternativi. La grande presenza della "tecno-politica" io lo riassumo dicendo che il Partito popolare (Pp) e lo Psoe hanno dovuto assumere dei community manager, nei nuovi partiti sono tutti community manager.

C'è un divario generazionale e uno tra lavoratori garantiti e no.

La frattura per età ha a che vedere con la frattura del ciclo lavorativo: in altre parole, con le speranze per il futuro e nella possibilità di emanciparsi, di avere una casa e un lavoro.

Io questa "crisi" la definisco un cambiamento d'epoca, che sta generando una dualità tra chi ha lavoro, pensione, sicurezza e chi non li ha. Difatti, i soli ad aver mantenuto in Spagna il proprio potere acquisitivo sono i pensionati, gli over 65, e i funzionari pubblici. I giovani, i bambini e le famiglie sono in una situazione disastrosa con riduzioni dei salari del 20-25%. Questo genera una tensione molto forte ed è normale che aumenti il conflitto.

Non è un problema specifico spagnolo, anche se qui i movimenti hanno avuto un canale di espressione a sinistra. In Italia il vuoto è stato riempito in parte dal Movimento 5 stelle.

È la fine delle ideologie e dell'elettore fedele?

I giovani hanno la tendenza ad aderire a campagne piuttosto che a ideologie uniche o a identità bianche o rosse. L'identità politica è ora molto più modulare. In Catalogna, per esempio, ci sono delle persone appartengono a vari partiti senza alcun problema o contraddizione, facendo dipendere il voto da elementi territoriali.

La fedeltà al voto corrispondeva più al sistema politico del secolo XX, mentre quello attuale deve ancora nascere: sarà quello del mondo digitale e di internet, post-fordista e della precarietà del lavoro, della non continuità, di una molto maggiore diversità ed eterogeneità sociale, un altro fattore che spiega la volatilità, che credo sia un tratto comune con varie parti dell'Europa. Guardi l'Austria.

Poi c'è un nuovo fenomeno che si vede anche in Gran Bretagna con l'appoggio a Corbin o negli Usa con Sanders. In un certo senso, anche questa è nuova politica perché abbina dei giovani a idee di sempre aggiornate.

A chiedere alle persone la causa delle difficoltà spagnole, la risposta è inequivocabilmente la corruzione…

È l'altro fattore importante. Molti spagnoli hanno pagato la crisi in maniera molto dolorosa, mentre altri ne hanno beneficiato enormemente – contratti miliardari, speculazioni immobiliari…

Hanno pesato anche la globalizzazione e l'imposizione dell'austerità o di altri dettami da parte dell'Europa, come la modifica della Costituzione in due giorni con un accordo Pp-Psoe per vietare il deficit pubblico.

Ciò ha suscitato la sensazione che nonostante la democrazia, poi si faccia quello che impongono altri, la Troika… Merkel... L'oneroso salvataggio delle banche ha dato l'idea che i soldi ci siano solo quando si deve salvarle e che non si tratti quindi di una crisi ma di una frode.

Da qui il concetto di "Ppsoe", che i due partiti tradizionali sono due facce della stessa medaglia e che i cittadini con più problemi non siano rappresentati politicamente.

E ha acuito la polarizzazione tra paura del cambiamento e voglia di un cambiamento radicale…

Sì, ma la polarizzazione non è un fenomeno specifico spagnolo. Si accentua in Europa e nel mondo. È imputabile al cambiamento tecnologico e a quello economico. Lo riassume bene il trilemma dell'economista Dani Rodrik secondo il quale non si può avere globalizzazione, sovranità nazionale e democrazia tutte e tre, ma solo due. Se si sceglie globalizzazione e sovranità nazionale, come in parte succede in Europa, si sacrifica democrazia. È il caso della Grecia. Se si sceglie democrazia e sovranità nazionale si rinuncia alla globalizzazione e si torna indietro verso l'autarchia. L'ideale sarebbe globalizzazione e democrazia, ma ciò richiede un complesso processo di democratizzazione delle istituzioni.

Un'altra legislatura con un governo che gira al minimo?

Credo che il Pp raccoglierà molti voti dalle persone che hanno paura. Per lo Psoe la situazione è complicata dopo i peggiori risultati della sua storia. Se Unidos Podemos lo supera, si tenterà un governo Pp e Ciudadanos che avrà tuttavia bisogno di un appoggio esterno. I socialisti e Ciudadanos in contropartita potrebbero chiedere la testa di Rajoy e che sia una legislatura breve, di due anni, per poterla vendere agli elettori come inevitabile legislatura di passaggio per un cambiamento costituzionale.

Le forze economiche contrasterebbero un tentativo di formare un governo guidato da Iglesias. Lo si vede già dalle campagne dei giornali principali, tutti molto legati al sistema finanziario. Anche El País, che è anti Pp è preoccupato di salvare il sistema e appoggia apertamente i socialisti e Ciudadanos attaccando continuamente a Podemos.

Dal punto di vista dello studioso, qual è l'aspetto più interessante di questa transizione?

Sono due. Il primo è l'impatto del cambiamento tecnologico sui modi di vivere perché la conoscenza, che ne è un elemento centrale, non è un bene rivale. Che un soggetto la possieda non esclude che la possieda un altro, diversamente che con i beni tangibili. Ciò modifica in modo importante le strutture della proprietà. Il capitalismo è mal pensato per affrontare la condivisione della conoscenza, le forme di appropriazione della collaborazione (come Uber e BnB) o forse nuove relazioni economiche collaborative non estrattive. Da Karl Polyani, al Nobel dell'economia Elinor Ostrom, a Yochai Benkler con la ricchezza delle reti, a Jeremy Rifkin o Paul Mason sul post capitalismo si delinea una collaborazione sociale che potrebbe innescare dinamiche di cambiamento che non passeranno né dal tradizionale mercato né dallo Stato. Non so fino a che punto ciò si svilupperà ma il tema dei commons è interessante e sempre più presente nel dibattito europeo e internazionale.

L'altro è il futuro dello Stato, e il municipalismo e le reti di città. Nello scenario sempre più globalizzato appare come una struttura poco utile e relativamente più artificiale rispetto alle città, al luogo di radicamento delle persone. Appare più adatto ad altre epoche. Ne abbiamo certamente bisogno ma non so se con la forma dello Stato attuale.

@GuiomarParada

Joan Subirats è professore esperto di governance e politiche pubbliche all’Università Autonoma de Barcellona

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

Eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città. Invia la tua domanda a eastwest

GUALA