Le case nella terra islandesi, storia antica e tradizione moderna

E’ comune trovare, nell’estremo nord, musei dedicati alle tradizioni legate alla vita in un ambiente estremo, oltre a quelli, pure numerosi, incentrati sull’arte moderna e sulla storia. In Islanda alcune di queste istituzioni culturali fanno riferimento direttamente all’evoluzione dell’insediamento in un ambiente naturale ostile, ad esempio il noto ‘Glaumbær’ (‘Skagafjordur Heritage Museum’ di Varmahlíð, nel nord dell’isola) tra gli spazi espositivi inseriti in abitazioni agricole risalenti all’Ottocento o al primo Novecento.

In origine le ‘case di torba islandesi’ sono state uno dei risultati unici dell’ambiente estremo in cui l’insediamento umano in Islanda è avvenuto, perchè il costruire nel terreno la struttura, sistema che potrebbe suonare primitivo, permette in realtà un livello di isolamento dalle condizioni atmosferiche e di temperature esterne maggiore rispetto a qualsiasi tipo di altro edificio. 

Tecniche simili erano esistite in Scandinavia, da cui provenivano i coloni norvegesi che poi con l’aggiunta dell’elemento irlandese, portato dai vichinghi in Islanda a seguito delle loro conquiste nel nord Europa (in particolare dal nono secolo Dopo Cristo, quando dopo essersi stabiliti in parte dell’Irlanda e dopo lo scontro con le popolazioni celtiche locali portarono con loro nel loro successivo insediamento in Islanda un gran numero di prigionieri) diventarono islandesi. Il sistema di costruire nella terra diventò ideale, essendo la disponibilità di legname e di altri materiali da costruzione minore, rispetto ai territori di provenienza. 

Lo schema della casa costruita nel terreno era (ed è tuttora in molti casi non solo di riconostruzione storica ma anche di attualizzazione nell’architettura moderna e ricerca di soluzioni per ilrisparmio energetico e la vivibilità in un isola in cui anche ai tempi nostri l’ambiente rappresenta una sfida cui l’ingegno e la tecnica sono chiamati quotidianamente a rispondere) costituito da una base composta da grandi pietre lavorate fino a raggiungere la forma di lastra ed una struttura di legno coperta dalla torba, disposta in diversi strati assieme al legno per isolare termicamente la parte superiore della casa, più esposta agli agenti esterni. 

Queste abitazioni hanno caratterizzato il paesaggio islandese per secoli, ma a partire dal Medioevo le altre tecniche hanno trovato la propria strada anche nell’estremo nord ed infine due secoli fa il paese si avvicinò definitivamente agli stili diffusi nel resto dell’Occidente. In ogni caso, le vecchie e nuove case di torba hanno continuato ad esistere, anche dopo l’introduzione nell’isola in maniera più consistente di materiali da costruzione dotati di maggiori capacità di isolamento rispetto alla betulla, che era storicamente comune nell’isola. Un aspetto tipico delle case ricavate nella terra è l’erba che vi cresce sopra, accentuando il senso di armonia con il paesaggio e con l’ambiente costantemente associato a questo tipo di insediamenti.

Negli spazi espositivi come quello citato all’inizio sono presenti un gran numero di strumenti di lavoro dell’epoca e oggetti in uso nella vita quotidiana. Nell’epoca attuale, caratterizzata dal problema del riscaldamento globale e dalla conseguente attenzione alle abitudini di consumo dell’energia, tema emerso con forza nel 2014 e nel 2015 a causa degli effetti concreti dei cambiamenti climatici manifestatisi, tecniche come quelle valorizzate nelle case di torba vecchie e nuove non rappresentano più soltanto un interessante ricordo di soluzioni elaborate sotto la spinta della necessità in un ambiente estremo, ma anche uno dei casi di studio opportuni per valutare l’insieme delle alternative architettoniche capaci di assicurare l’efficienza energetica nei diversi ambienti naturali che accolgono l’insediamento umano.

@AldoCiummo

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