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Irlanda del Nord: le leggi sull’aborto continuano a mettere in pericolo la vita delle donne

Nell’Irlanda del Nord l’aborto è legale solamente nei casi in cui la gravidanza metta a repentaglio la vita o la salute fisica o mentale della donna. La legge sull’aborto del 1967, la quale ha legalizzato l’aborto in Inghilterra, Scozia e Galles, non è mai stata estesa all’Irlanda del Nord e i politici locali continuano a opporvisi.

REUTERS/Cathal McNaughton

Le interruzzioni di gravidanza sono invece regolate da degli articoli della legge sui reati contro la persona del 1861 (entrata in vigore quando ancora le donne non avevano il diritto di voto) e di quelle relative alla giustizia penale del 1945. La pena per chi si sottopone a un aborto illegale è l’ergastolo. Delle lobby molto attive sia fra la comunità cattolica che quella presbiteriana contribuiscono alla criminalizzazione dell’aborto: le donne che cercano di ottenere l’interruzione di gravidanza vengono tormentate, stigmatizzate e marginalizzate. Il risultato di questo divieto quasi totale dell’aborto e della stigmatizzazione associale che l’accompagna è che ogni anno 2.000 donne si recano in Inghilterra dall’Irlanda del Nord per ricevere un trattamento adeguato all’interno di una clinica o di un ospedale. Talvolta queste devono persino pagare il National Health Service per un servizio che viene offerto gratuitamente alle pazienti connazionali inglesi. Per chi non possa permettersi il viaggio fino in Inghilterra, il quale fra trasporto e alloggio può costare fino a £900, vi sono disponibili online delle ‘pillole per l’aborto’. Queste contengono mifepristone e misoprostol e sono relativamente sicure. La loro sicurezza dipende dall’affidabilità del sito su cui sono state acquistate. Tuttavia, persino nei migliori dei casi, l’assunzione di queste pillole richiede la supervisione di un medico poiché potrebbero causare dei forti sanguinamenti vaginali.

Questi fatti sono ben noti al resto del Regno Unito, giacché sono stati da tempo documentati da giornalisti come Nancy Platt. Non sono quindi una novità, semmai il sintomo di un problema persistente. E’ assolutamente inaccettabile che le donne debbano vedere i propri diritti riproduttivi violati e la loro vita messa in pericolo in questo modo. Eppure, la questione continua ad essere ignorata, o peggiorata, dai politici dell’Irlanda del Nord e poco discussa dal resto del Regno Unito.

Ciononostante, seppur lentamente, qualcosa sta cambiando e sempre più donne irlandesi stanno decidendo di sfidare la segretezza che circonda l’argomento “aborto” e parlarne apertamente. Solo dall’inizio del 2015 più voci si sono sollevate a condannare la legge contro l’aborto dell’Irlanda del Nord. In uno studio pubblicato lo scorso febbraio, Amnesty International ha denunciato queste misure come le più restrittive d’Europa. Lo scorso giugno, la Commissione per i Diritti Umani dell’Irlanda del Nord e Amnesty NorthernIreland hanno ufficialmente offerto il loro supporto al Sarah Ewert, la quale ha fatto causa al Dipartimento della Difesa presso la High Court Judicial Review. Nel 2012 Ewertsi è dovuta recare in Inghilterra per porre termine a una gravidanza che avrebbe portato alla nascita di unbambino privo di un cervello funzionante. Ora spera che il suo caso porti alla legalizzazione dell’aborto in caso di abnormità del feto, stupro e incesto. In luglio, più di duecento attiviste pro-scelta hanno picchettato una delle stazioni di polizia più grandi Belfast e hanno sfidato gli agenti ad arrestarle poiché avevano ammesso di aver distribuito delle ‘pillole per l’aborto’. La protesta era un segno di solidarietà nei confronti di una donna che è stata arrestata per aver acquistato delle pillole per la propria figlia. La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha recentemente accusato l’Irlanda del Nord di mettere a repentaglio la vita delle donne attraverso le leggi sull’aborto. Man mano che queste voci aumentano di numero e volume, i politici dell’Irlanda del Nord dovranno adeguare le politiche della regione per rispondere alle loro richieste. 

@aplazzarin 

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