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Se ne va Schäuble, il suo successore spaventa l’eurozona

Cambio al dicastero che a Berlino pesa di più, quello delle Finanze. L’uomo del rigore andrà a presiedere il Bundestag. Il leader dei liberali Christian Lindner, favorito per la successione, è ostile a una maggiore integrazione. E vorrebbe cacciare dall’eurozona gli Stati in difficoltà.

Angela Merkel e Wolfgang Schäuble vanno via in ascensore. REUTERS/Fabrizio Bensch
Angela Merkel e Wolfgang Schäuble vanno via in ascensore. REUTERS/Fabrizio Bensch

Adesso è ufficiale, Wolfgang Schäuble lascerà il dicastero delle Finanze per presiedere in futuro il Bundestag, il parlamento tedesco. Manca solo la votazione, ma quasi tutti gli altri partiti hanno già fatto sapere che sono d’accordo con questa scelta. Da quando lo guida Wolfgang Schäuble - cioè due legislature – il Ministero delle Finanze è una roccaforte della strategia politica di Angela Merkel. E Schäuble, che da poco ha compiuto 75 anni, sarebbe stato ben disposto a guidarlo per un terzo mandato. Peccato che sia un dicastero che piacerebbe anche ai liberali dell’Fdp. E Merkel, pur di ingraziarseli, volentieri li ha accontentati. L’ennesimo boccone amaro che la Kanzlerin ha fatto ingoiare al suo fedele Schäuble. Tanto più che con l’ingresso dei nazionalisti dell’AfD c’è bisogno di un politico di peso per tenere a bada un parlamento che sarà particolarmente battagliero nella prossima legislatura.

Per il Ministero delle Finanze sono in predicato sia Christian Lindner, capo dei liberali, che Wolfgang Kubicki, il suo vice e indubbiamente uno dei politici di più lunga data ed esperti di cui il partito oggi dispone.

L’ipotesi più probabile è comunque che sarà Lindner a insediarsi al posto di Schäuble. Ma Lindner sarebbe l’uomo giusto su questa poltrona? Un paio di anni fa il quotidiano di area liberal Frankfurter Allgemeine Zeitung, in un ritratto del capo dei liberali, lo definiva “Il giocatore”. Qualche giorno fa il sito rp-online invece lo ritraeva come “Il seduttore”. Definizioni che sottolineano più una capacità di fare breccia tra la gente, di saperla agganciare, ma non sinonimi di rigore, puntigliosità. Sono appellativi che mai si attribuirebbero a Schäuble, “Il grande fustigatore” (si pensi alla Grecia), “Il signor no” (in materia di eurobond) e via dicendo.

Certo, Lindner non manca di cocciutaggine e di grande forza di volontà, senza questi tratti caratteriali non sarebbe mai riuscito a riportare il partito nel giro di quattro anni dal 4,8% al 10,7% di domenica scorsa. E nemmeno, come lui stesso ha raccontato una volta al settimanale di gossip Bunte, di passare all’età di 14 anni e in soli 12 mesi, da un peso massimo (100 chili) a un peso piuma, che ha mantenuto fino a oggi.

La débâcle del 2013, dopo una legislatura insieme all’Unione (Cdu e Csu), che è costata ai liberali 10 punti percentuali rispetto alle elezioni del 2009, ha marchiato a fuoco il partito, che ora sa quali sono gli errori da non commettere più. Innanzitutto, come aveva fatto a suo tempo Guido Westerwelle (prematuramente morto l’anno scorso) il quale aveva voluto a tutti costi il dicastero degli Esteri. E ancora, di insistere troppo sugli sgravi fiscali.

L’ipotesi che sia l’Fdp a prendere in mano il timone delle finanze di Stato non dispiace a Jörg Krämer, capo economista della Commerzbank. Lo stesso, in un’intervista al quotidiano Die Welt si diceva ottimista per quel che riguarda la guida da parte di Lindner. E questo in primo luogo perché, con i liberali al governo, cesserà lo smantellamento progressivo delle riforme varate nel 2005 dall’allora cancelliere socialdemocratico Gerhard Schröder.

Anche secondo un’indagine demoscopica condotta da Infratestdimap il ritorno, per giunta in modo così clamoroso, dei liberali è dovuto in primo luogo al fatto che gli elettori non li considerano più come in passato “pescecani, privi di qualsiasi empatia sociale”, riconoscendo al partito solide competenze nel campo economico, fiscale e dell’istruzione.

Lindner stesso durante la campagna elettorale ha sottolineato soprattutto temi come la sburocratizzazione, la digitalizzazione, l’istruzione piuttosto che dilungarsi su possibili riforme fiscali. Una cautela che può essere spiegata anche con il fatto che la maggior parte dei tedeschi oggi dice di essere soddisfatta del proprio tenore di vita. E forse proprio per questo non teme il passaggio del testimone dall’esperto Schäuble al giovane Lindner.

Ma c’è anche chi guarda con occhio più preoccupato a questo cambio alla guida del Tesoro. Alcuni grandi azionisti temono tempi duri per l’euro. E la reazione dei mercati pare andare nella stessa direzione. L’auspicio era infatti quello di avvicinarsi progressivamente a una unione fiscale, come strumento efficace per smussare i rischi sistemici in tutta l’area euro, i liberali sono di altro avviso. Il mercato lo sa, e lunedì ha fatto scendere l’euro sotto 1,19 dollari, mentre sono aumentati gli spread.

Come si leggeva sul quotidiano economico svizzero Handelszeitung, è vero che i liberali si definiscono europeisti convinti, anche se critici: chiedono riforme istituzionali, maggior trasparenza ed efficienza nell’Ue. E soprattutto, non ne vogliono sapere di una maggior integrazione. O meglio l’integrazione a loro avviso andrebbe realizzata a diverse velocità. Infine, l’Fdp, che si è sempre dichiarata contraria ai salvataggi della Grecia, nel programma elettorale parla della possibilità di far uscire dall’euro Stati in difficoltà, senza per questo debbano però lasciare anche l’Ue. Certo bisogna ora vedere se il peso piuma Lindner riuscirà a imporsi allo stesso modo del peso massimo Schäuble.

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