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Macedonia: capire gli scontri di Kumanovo

Nella notte fra il 9 ed il 10 maggio scorso alle 5 del mattino la città di Kumanovo in Macedonia si é trasformata in un campo di battaglia. Da alcune case un gruppo armato ha aperto il fuoco contro la polizia macedone, riuscendo dopo un combattimento durato quasi 10 ore a prendere possesso di una stazione di polizia per qualche ora. Gli schieramenti s'affrontavano da una distanza di poche centinaia di metri.

 Al termine dello scontro a fuoco la polizia macedone é poi riuscita a ristabilire l'ordine. Più di 70 case sono andate distrutte e 24 persone hanno perso la vita: 8 poliziotti e 18 membri del gruppo armato. Al termine del conflitto le autoritá macedone hanno arrestato e identificato i membri del gruppo armato, riconoscendoli come ex combattenti dell Uçk, l'esercito di liberazione del Kosovo (attivo negli anni della guerra alla Serbia, i cui leader son poi divenuti politici di rilievo del neonato Paese). Molte delle persone arrestate sono considerate in Kosovo come eroi nazionali come per esempio Mirsad Ndrecaj (aka Commander NATO), Sami Uksini (aka Commander Sokoliji) e Beg Rizaj.
“ Noi sapevamo che erano ex combattenti dell'Uçk, ma non avevamo idea di cosa volessero fare” racconta il proprietario di una delle case distrutte dal conflitto, “ci avevano chiesto ospitalità, per noi si tratta di eroi, come potevamo rifiutare?

Fra i civili ci é stato un solo ferito, un ragazzo di 20 anni, colpito da un proiettile ad una spalla, ma la paura é stata indescrivibile. Centinaia di persone sono rimaste intrappolate nelle loro case, nascosti nelle cantine; fuori le pallottole e ai piani superiori le fiamme.
“Noi non sapevamo cosa fare, dovevamo decidere se morire per il fuoco o per le pallottole, quando la casa si é riempita di fumo siamo usciti, sentivamo le urla che venivano dalle altre case, io quella notte sono morto” confida Koli, un altro degli abitanti del quartiere distrutto. “ Adesso passiamo le nostre giornate fra le macerie, a cercare quello che é rimasto delle nostre cose. Speriamo che il governo venga a ricostruirci le case, ma adesso é già una settimana che siam qui, sotto il sole, e, a parte i giornalisti non é ancora venuto nessuno.”

Capire gli eventi di Kumanovo domanda un piccolo salto nel passato.

Era dal 2001 che simili eventi non succedevano nel Paese, quando l'esercito di liberazione del Kosovo (Uçk; KLA) valicò i confini, per ottenere più diritti per la popolazione albanese risiedente in Macedonia. Il fantasma di quel conflitto sembra adesso sembra esser piú vicino. Il quartiere che é stato teatro degli scontri é abitato principalmente da cittadini macedoni d'etnia albanese.
La Macedonia, come molti paesi della ex Jugoslavia, é infatti un Paese multi-etnico. Su una popolazione di poco più di due milioni di abitanti si possono contare un 60% di slavo-macedoni, un 25 % di albanesi ed un 3% di serbi; il resto é composto da turchi, bosgnacchi, rom e valacchi.
Da mesi il governo di Nikola Gruevski, Primo Ministro macedone, é scosso da tensioni politiche. Ultimo in termini di tempo é stato lo scandalo degli ascolti telefonici. Molte centinaia di persone, fra giornalisti, politici dell'opposizione e figure religiose erano state messe sotto ascolto telefonico. Lo scandalo ha portato alle dimissioni di quattro ministri ed ad una manifestazione che ha coinvolto più centinaia di migliaia di cittadini macedoni lo scorso 17 maggio. La parola d'ordine era “OCTABKA!” (demissiona!). I manifestanti richiedono la fine di questo governo, che considerano corrotto, ed invocano nuove elezioni. L'opposizione é composta da sinistre varie, come il partito filo americano di Zoran Zaev, ma anche dalla minoranza albanese e turca. La manifestazione è stata appoggiata anche da alcuni esponenti dell'Unione Europea, in visita da Bruxelles.

L'ingerenza di cittadini kosovari (il Kosovo é composto al 90% da cittadini di etnia albanese) é significativa in un clima di instabilità politica così grande. A Pristina i familiari dei membri del gruppo armato richiedono i corpi di quelli che definiscono 'martiri', per poterne fare le onoranze funebri.
Nel vicino Kosovo si sono costituiti tre campi d'addestramento, uno dei quali si trova a Gijlan/Gnjilane, cittadina vicina al confine macedone ed un altro nella zona di Mitrovicë/ Mitrovica, vicina al confine serbo.
Paesi come la Serbia e la Bulgaria hanno già da settimane dispiegato l'esercito ai confini ed il governo kosovaro, in collaborazione con la missione della Nato KFOR (Kosovo Force), ha recentemente iniziato dei pattugliamenti alle frontiere.
La paura é quella che ci possano essere nelle settimane a venire infiltrazioni di altri gruppi armati nelle manifestazioni che stanno attualmente scuotendo il Paese.

Nelle scorse settimane a Skopje si parlava di una seconda Maidan, che però nei fatti non é avvenuta.

La popolazione macedone nel frattempo non ha lasciato la piazza, molti attivisti hanno deciso d'accamparsi davanti alla sede del governo, e a Kumanovo gli abitanti del quartiere distrutto aspettano sotto il cocente sole macedone le ricostruzioni, accampati fra le macerie.

@Eva_deProsperis

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