Per risolvere la crisi di Calais, il presidente francese vuole costringere il premier britannico ad aprire almeno in parte le porte del Regno. E offre in cambio un appoggio sulla Brexit. Oggi la firma del nuovo accordo

Ermias, un migrante etiope di 16 anni, indica la bandiera inglese sulla giacca mentre aspetta la distribuzione del cibo a Calais. REUTERS/Pascal Rossignol
Ermias, un migrante etiope di 16 anni, indica la bandiera indica la bandiera inglese sulla giacca mentre aspetta la distribuzione del cibo a Calais. REUTERS/Pascal Rossignol

Parigi -Tra gli osservatori c’è già chi lo ha ribattezzato “l’accordo di Sandhurst”, dal nome dell’Accademia militare dove verrà firmato, o “Touquet II”, nel segno di una continuità con il trattato del 2003. Per il momento, l’unico dato certo è che oggi il presidente Macron e la premier Theresa May apriranno un nuovo capitolo nella storia della cooperazione tra Parigi e Londra in materia di immigrazione.


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Secondo quanto annunciato ieri dall’Eliseo, nel corso del vertice verrà ratificato un nuovo trattato tra i due Paesi che stabilirà una linea comune inedita. Tra i tanti temi che verranno affrontati nel corso della giornata quello dei richiedenti asilo riveste un’importanza particolare per entrambi i Paesi.

Per il capo dell’Eliseo il vertice franco-britannico sarà l’occasione per mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, quando dichiarò che il problema dei migranti a Calais sarebbe stato risolto dopo la sua vittoria alle presidenziali.

La piccola cittadina portuaria francese è diventata in questi ultimi anni l’emblema della crisi migratoria europea. Prima di essere smantellato nell’ottobre del 2016, l’accampamento abusivo situato a ridosso del porto e tristemente ribattezzato “Jungle” ospitava circa 9mila persone. Una mini-città, popolata da “abitanti” che in comune avevano solamente un obiettivo: attraversare il mare e raggiungere l’agognata Inghilterra.

Nonostante lo sgombero, nel 2017 sono stati registrati ancora 115mila tentativi compiuti da migranti intenzionati attraversare il mare e circa 600 persone in situazione irregolare stazionerebbero attualmente in città. Dati in calo rispetto a quelli registrati durante il picco della crisi, che però segnalano il persistere di un problema che evidentemente necessita di nuove soluzioni.

Le associazioni attive sul posto da settimane denunciano l’atteggiamento repressivo delle forze dell’ordine, che pur di evitare il riformarsi di un nuovo accampamento non esitano ad utilizzare le maniere forti con i migranti.

Ed è proprio a Calais che Macron ha reso visita due giorni prima di recarsi in Inghilterra. Una mossa comunicativa di natura strategica, volta a lanciare un chiaro segnale a Londra in vista dell’incontro di oggi.

L’obiettivo per l’Eliseo è quello di sbloccare la situazione di stallo che si è creata ridefinendo gli accordi di Touquet, firmati quattordici anni fa e considerati da sempre svantaggiosi per la Francia. Il trattato stabilisce le frontiere inglesi a Calais, rendendo illegale il raggiungimento del territorio britannico per presentare una regolare richiesta d’asilo. Così facendo l’Inghilterra si è assicurata un isolamento da qualsiasi ondata migratoria.

Fino ad oggi Londra ha partecipato economicamente finanziando la gestione della sicurezza delle coste francesi con un contributo di circa 140 milioni di euro all’anno. Uno sforzo chiaramente insufficiente per Parigi, che si è ritrovata da sola a dover affrontare una crisi che ha assunto dimensioni inaspettate.

Macron vuole invertire l’ordine delle cose, costringendo gli inglesi ad accettare almeno i minorenni non accompagnati e i migranti che hanno una parte della loro famiglia in Gran Bretagna. In un’intervista rilasciata la scorsa settimana a Le Parisien, il ministro dell’Interno, Gérard Collomb, ha parlato di un “protocollo aggiuntivo” agli accordi già esistenti contenente “misure concrete” che obblighino gli inglesi ad assumere una parte delle spese e ad “accogliere un maggior numero di persone”.

Il trattato che verrà firmato integrerà quindi quello di Touquet, che continuerà ad essere in vigore, soprattutto nel campo delle operazioni congiunte tra la polizia francese e quella britannica. Aggiungere un testo permetterà di risparmiare tempo, evitando di rimettere le mani su una serie di punti già stabiliti.

Dal canto suo, Downing street ha accolto con freddezza le posizioni dell’Eliseo, evitando di commentare la proposta di rinegoziare gli accordi. Londra si è sempre mostrata reticente a collaborare con Parigi assumendo un atteggiamento spesso evasivo sull’argomento.

Dopo lo sgombero della Jungle, l’Inghilterra avrebbe dovuto aprire le porte a 3mila minori non accompagnati, rispettando così quanto stabilito dall’emendamento Dubs approvato dal Parlamento britannico nel 2016. Un impegno mai mantenuto, visto che il governo inglese ne ha accettati solamente 200.  

Nel braccio di ferro diplomatico che si prospetta, Macron parte da una posizione di vantaggio. Il presidente francese farà leva sulla difficile situazione che sta attraversando in questo momento la Gran Bretagna, destabilizzata dalle trattative con Bruxelles per l’organizzazione della Brexit e quindi incapace di imporre la sua posizione. In cambio, il leader francese potrebbe appoggiare le richieste presentate da Theresa May all’Europa nella seconda fase delle negoziazioni. Un’offerta allettante per la premier, che potrebbe cedere alle richieste del suo vicino europeo.

In questo modo Parigi potrà fare affidamento sulla piena collaborazione del suo partner inglese per risolvere la questione di Calais. In contemporanea, il governo francese sta mettendo a punto la riforma del diritto di asilo. Il testo, che dovrebbe essere presentato al Consiglio dei ministri a febbraio, ha suscitato un’ondata di polemiche in terra d’oltralpe per alcune sue misure, giudicate contrarie al rispetto dei diritti umani. Tra i punti più contestati ci sono quelli riguardanti la diminuzione dei tempi di esame dei dossier presentati dai richiedenti asilo e il prolungamento della detenzione amministrativa, che passerà da 45 a 90 giorni.

L’obiettivo del governo è chiaro: accogliere i rifugiati ed espellere i migranti economici. Una linea evocata più volte dal presidente Macron, che con questa legge concretizza il suo progetto andando ben al di là delle promesse elettorali.

Il presidente francese sembra essere intenzionato a mettere fine a un dossier che per anni ha rappresentato un vero rompicapo per la Francia. Ancora una volta, Macron procede spedito sulla sua linea, approfittando di una congiuntura che gli è favorevole sia sul piano interno che su quello esterno.

@DaniloCeccarell 

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