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Macron l’amerikano si gioca a Washington la sua immagine internazionale

Il presidente francese è diventato il partner privilegiato di Trump. E nella visita di Stato che inizia oggi, punta sul rapporto esclusivo con il presidente Usa per ottenere una consacrazione diplomatica su dossier cruciali, dalla Siria all’Iran. Scommessa ad alto rischio flop

Donald Trump durante un incontro con Emmanuel Macron a New York, Stati Uniti, 18 settembre 2017. REUTERS/Jonathan Ernst
Donald Trump durante un incontro con Emmanuel Macron a New York, Stati Uniti, 18 settembre 2017. REUTERS/Jonathan Ernst

Una relazione personale «molto forte» e «molto speciale». Cosi il presidente Macron ha commentato il rapporto con il suo omologo statunitense, Donald Trump, in un’intervista trasmessa da Fox News ieri, alla vigilia del suo primo viaggio a Washington nelle vesti di capo di Stato. Una visita di tre giorni, preparata dalla Casa Bianca con estrema cura per accogliere con tutti gli onori colui che sembra ormai essere diventato il partner privilegiato del presidente americano.

Nonostante le tante divergenze che li separano, Macron insiste sulla relazione esclusiva con Trump, anche se restano dei dubbi sul reale rapporto di forze tra i due leader. L’intervento militare della Francia condotto due settimane fa in Siria al fianco di Stati Uniti e Gran Bretagna è stato interpretato da molti osservatori come un allineamento di Parigi sull’asse atlantico, posizionando il presidente francese a metà strada tra Bruxelles e Washington.

Assoggettamento nei confronti dell’alleato atlantico o opportunismo diplomatico?  Nei prossimi giorni Macron farà di tutto per mostrare al panorama internazionale il valore del suo impegno, attraverso un’intensa attività diplomatica nella capitale statunitense.

Tra virili strette di mano e calorose pacche sulle spalle, il leader francese è riuscito a conquistare in poco tempo la fiducia di Trump, diventando il suo principale interlocutore in Europa.  Una situazione dettata soprattutto dall’attuale contesto, dove la cancelliera tedesca, Angela Merkel, fatica a gestire la sua coalizione di governo e la premier britannica, Theresa May, è rimasta impantanata nelle negoziazioni per la Brexit.  Non a caso alla visita di Macron seguirà di pochi giorni quella della Merkel, anche lei a Washington per affrontare con Trump i temi più spinosi.

In America il presidente francese dovrà concretizzare la sua linea cercando di smuovere il suo interlocutore dalle posizioni assunte su alcuni dossier strategici. Primo fra tutti, quello sull’accordo del nucleare iraniano, che secondo Trump conterrebbe “terribili lacune”. A gennaio l’inquilino della Casa Bianca ha lanciato un ultimatum ai suoi partner europei: o si rafforza il testo o gli Stati Uniti usciranno dal concordato. La deadline è stata fissata per il 12 maggio, giorno in cui scadrà il termine per la certificazione statunitense.

Secondo fonti dell’amministrazione americana citate da diversi media francesi, le speranze che Trump prolunghi la presenza degli Stati Uniti all’interno dell’accordo sono poche. Tuttavia, Macron cercherà di far valere il peso diplomatico della Francia nel dossier, nonostante i pochi argomenti in mano.

«Non ho un piano B per il nucleare contro l’Iran» ha riconosciuto ieri Macron durante l’intervista, spiegando di voler convincere Trump a «non abbandonare l'accordo perché non ci sono opzioni migliori». In altre parole, Macron ha ammesso di non avere carte in mano, puntando esclusivamente sul dialogo diplomatico.

Tra i punti di attrito con il tycoon c’è inoltre quello riguardante gli accordi internazionali di Parigi sul clima firmati nel 2015. La scelta di ritirare gli Stati Uniti dagli impegni presi dall’allora presidente Obama è stata la prima causa di dissenso tra i due leader, con l’ormai celebre “Make our planet great again” pronunciato da Macron parafrasando lo slogan trumpiano “Make America great again”.

I rapporti tra i due sono tornati buoni in occasione della visita di Trump a Parigi per la festa  del 14 luglio lo scorso anno, quando Macron ha detto di rispettare la decisione del suo ospite ricordando che rispecchiava i suoi impegni elettorali. “Non si è più in una situazione in cui si cerca di far tornare gli Stati Uniti nell’accordo di Parigi” ha fatto sapere la scorsa settimana l’Eliseo, sottolineando però che Macron intende “rimettere l‘azione climatica al centro del dialogo”.

Sul piano europeo, Macron si farà portavoce di Bruxelles affrontando il delicato tema dei dazi doganali sulle importazioni di acciaio e alluminio negli Stati Uniti.  Le barriere commerciali imposte dalla Casa Bianca escludono l’Europa fino al primo maggio. Lo scorso giovedì Macron ha messo a punto una linea comune con la Merkel da presentare al presidente americano. «Spero che deciderà di dispensare l’Unione europea» ha detto ieri il Macron, sottolineando che «non si fa la guerra ai propri alleati».

Ma il vero campo in cui si giocherà la partita sarà quello militare. La lotta al terrorismo vede impegnati Parigi e Washington in Siria e nel Sahel per un’azione volta a sradicare la minaccia locale. Macron ha già mostrato la sua affidabilità sostenendo la recente operazione in Siria. Una mossa che lo ha reso agli occhi di Trump un attore affidabile su cui poter contare, a differenza del resto d’Europa che ha mostrato un atteggiamento più attendista.

Anche se per Macron sarà difficile portare a casa una vittoria diplomatica, vista la fermezza del suo interlocutore, le prossime ore saranno decisive per testare la sua credibilità sul piano internazionale. Il minimo spiraglio di apertura sul fronte statunitense rappresenterebbe una vittoria per il capo dell’Eliseo, in cerca di una consacrazione diplomatica dopo gli sforzi fatti in questi ultimi mesi su diversi fronti. Per questo, nel corso del suo soggiorno Macron non dovrebbe evocare i problemi di politica interna che sta vivendo in queste settimane Trump, evitando così di irritare il padrone di casa.

Sempre più isolato sullo scenario internazionale, il presidente americano ha interesse nel mantenere aperto il dialogo con il suo partner francese, unico sostegno nel vecchio continente.  Dal canto suo, Macron farà leva sui buoni rapporti personali instaurati con il tycoon, puntando tutto su un’immagine di amicizia e fiducia reciproca.

Paradossalmente, i due leader presentano alcuni tratti in comune: entrati a sorpresa nella scena politica come outsider, entrambi sono riusciti ad imporsi portando nuovi modelli che hanno stravolto gli schemi nazionali. Consapevole di questa affinità, Trump non ha mai fatto mistero della sua stima nei confronti del partner francese. «Sei come me, un dealmaker, lavoreremo molto bene insieme» gli disse in occasione della prima telefonata fatta all’indomani della vittoria alle presidenziali francesi.

Per la prima volta dall’inizio del suo mandato, il capo di Stato francese ha l‘occasione di poter raccogliere i frutti del suo impegno internazionale. Una scommessa pericolosa per Macron, che a Washington si gioca la sua immagine internazionale.

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