Fatti non parole. I media tedeschi sostengono i giornalisti turchi

In Turchia i giornalisti e la libertà di stampa sono sempre più sotto assedio. Per questo i media tedeschi si sono attivati per dare una mano ai loro colleghi turchi.

Photo credits gazete.taz.de

Basta parole, bisogna agire. I giornalisti turchi critici verso il corso politico attuale, sono sempre più sotto assedio, la libertà di stampa è sempre più in bilico. Stando agli ultimi dati resi noti dall’organizzazione non governativa P24, attualmente si trovano rinchiusi nelle carceri turche 148 giornalisti; diverse migliaia hanno invece perso il lavoro anche in seguito alle centinaia di testate chiuse forzatamente. La vita in Turchia, dopo il fallito golpe dell’estate scorsa, è sempre più difficile e rischiosa, non solo per i politici, ma così come per centinaia di migliaia di funzionari (arrestati o licenziati in tronco) anche per chi lavora per i media. E non ci sono segnali che possa cambiare qualcosa in meglio, almeno nel prossimo futuro, anzi. In aprile è in programma il referendum sulla riforma costituzionale e il passaggio a un sistema presidenziale. E’ molto probabile che la riforma venga approvata dalla maggioranza dei votanti, dando dunque decisamente più potere politico e decisionale al capo di Stato, cioè, ora come ora a Recep Tayyip Erdogan, che questa riforma ha voluto fermamente.

La stampa tedesca ha però deciso di non limitarsi a raccontare puntualmente quanto accade in Turchia, ma di dare un aiuto concreto ai colleghi turchi. A quelli rimasti ancora nel paese così come a quelli nel frattempo riparati all’estero. Il modo più concreto è dare loro spazio sulle rispettive testate. Così, ora sulle pagine del quotidiano rankfurter Allgemeine Zeitung si leggono gli articoli/commento di Bülent Mumay, ex direttore dell’edizione online di Cumhuriyet (il qutodiano stesso venne fondato nel 1924, ed è tra i più vecchi del paese), mentre le colonne della Süddeutsche Zeitung ospitano il giornalista, scrittore e cofondatore di P24, Yavuz Baydar. Anche Can Dündar fa parte delle “nuove” firme sui media tedeschi. L’ex direttore di Cumhuriyet – riparato all’estero, perché sul suo capo pende una condanna a vita, per aver scritto di forniture di armi che il governo turco avrebbe dato a gruppi estremisti in Siria – lo si può leggere sul settimanale Die Zeit e così come su taz.gazete. Diversamente dagli altri, il quotidiano di sinistra di Berlino Tageszeitung, alias taz, ha messo in piedi un vero e proprio portale bilingue per i colleghi turchi.

L’inaugurazione ufficiale del sito di taz.gazete è avvenuta il 19 gennaio. Una data non casuale. Il 19 gennaio di dieci anni fa, infatti, veniva assassinato a Istanbul Hrant Dink, il giornalista armeno che si batteva per il riconoscimento da parte dei turchi del genocidio del suo popolo. “Dalle parole ai fatti” è questo il nome del progetto realizzato il sito taz.gazete, attraverso il quale non si intende dare solo voce ma anche un minimo di aiuto economico ai colleghi rimasti senza lavoro. Attualmente la raccolta fondi tra i soci della cooperativa ha permesso di mettere insieme 110mila euro, sufficienti per un anno. Ogni settimana verranno pubblicati circa cinque articoli: interviste, reportage, commenti, analisi su quel che sta accadendo in Turchia. Scriveranno giornalisti in esilio. Tra i primi contributi pubblicati c’è quello di EfeKerem Sözeri, nel frattempo riparato in Olanda. Saranno però soprattutto le notizie, i reportage dei giornalisti che ancora fanno resistenza dall’interno a trovare spazio qui: è il caso della reporter Canan Coskun e dell’editorialista di punta di Cumhuriyet, Aydin Engin, entrambi finiti già ripetutamente dietro le sbarre: Engin l’ultima volta lo scorso autunno, e solo per via dell’età avanzata, 76 anni, è stato rilasciato una settimana dopo. Suo il titolo-appello sulla taz.gazete, alla resistenza. “Cercasi nuovo Hrant Dink. Il governo vuole metterci in ginocchio, vuole convincerci che valori religiosi di un secolo e mezzo fa, sono ancora attuali. E ogni discussione in proposito è tabù”. Come a suo tempo Dink bisogna resistere, bisogna lottare dall’interno, per scongiurare la fine della democrazia.

Anche il sito del canale pubblico WDR ha creato uno spazio apposito: il sito si chiama “Türkeiunzensiert”. Particolarmente interessanti sono qui i contributi parlati (in tedesco e turco) di Gönül Kivilcim, scrittrice di successo che continua ad organizzare sit-in per ricordare i colleghi scrittori e i giornalisti in carcere da mesi senza aver visto ancor una giudice; HaticeKamer, una delle ultime giornaliste che scrivono dai territori curdi, di fatto diventati una “no reporting area”; Kürşat Akyol, giornalista residente a Istanbul da dove racconta soprattutto quello che sta cambiando nella vita quotidiana.

In un’epoca dove il giornalismo appare sempre più smarrito di fronte alla tempestività dei social media (e delle fake news), imbavagliato dai governi (anche in Ungheria la situazione per una stampa libera è sempre più critica), iniziative come taz.gazete e “Türkeiunzensiert” possono dare anche un contributo a ritrovare la direzione.

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