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Merkel pensa a un Piano Marshall per l’Africa

Gli esperti replicano: l’unico vero aiuto che l’Ue possa dare è ripensi le proprie politiche commerciali, agrarie e ittiche.

Angela Merkel e il Presidente del Niger Mahamadou Issoufou. REUTERS/Axel Schmidt
Angela Merkel e il Presidente del Niger Mahamadou Issoufou. REUTERS/Axel Schmidt

“Sempre più africani si mettono in cammino per raggiungere il continente europeo. Anche per questo la Kanzlerin Angela Merkel si mostra disponibile ad aumentare il volume di aiuti finanziari per quel continente. Ma possono bastare solo i soldi?”. La domanda se la pone il nuovo numero del settimanale Der Spiegel, dandosi con il titolo dell’articolo di fatto già una risposta: “Il grande malinteso”.

Anche durante il G-20 tenutosi  venerdì e sabato ad Amburgo, Merkel ha posto l’accento sull’importanza di aiutare concretamente l’Africa, “il continente a più prossimo a noi europei. “Di poesie sull’Africa se ne sono scritte a sufficienza, è giunta l’ora che l’Europa si rimbocchi le maniche”. Un appello che sembra essere stato recepito, per lo meno in parte durante il vertice. Il presidente americano ha comunicato di voler contribuire con 640 milioni di dollari alla lotta contro la fame che sta martoriando Sud Sudan, Nigeria, Somalia.

Un gesto, quello di Trump, che a ben vedere è stato l’unico concreto. L’iniziativa Compacts With Africa lanciata invece da Merkel è un elenco di buone intenzioni. Il nocciolo di questa iniziativa è, come ha spiegato la Kanzlerin nella conferenza stampa conclusiva del G-20: “Puntare d’ora in poi maggiormente sull’iniziativa privata, sostenere la stessa, piuttosto che continuare accordare finanziamenti a pioggia secondo la logica classica degli aiuti allo sviluppo o, come fa la Cina, attraverso investimenti diretti”. Sostenere l’iniziativa privata autoctona farà da volano a uno sviluppo stabile e duraturo.

Sempre al G-20 è stata lanciata anche l’iniziativa a favore delle donne africane affinché entro il 2025 il gap tra occupazione maschile e femminile si riduca del 25 per cento. E di nuovo Trump si è mostrato aperto e generoso, promettendo di versare nel fondo costituito a tal fine 50 milioni di dollari.

La Germania pensa però di fare ancora di più, pensa a un Piano Marshall, simile a quello che nel 1948 gli americani lanciarono e dotarono di 12,4 miliardi di euro. Questo piano di aiuti doveva servire ricostruire ampie zone del vecchio continente distrutte dalla guerra mondiale e al tempo stesso dischiudere nuovi mercati all’economia americana.  Il piano funzionò in modo quasi miracoloso in soli quattro anni. Ma, si chiede ora lo Spiegel, la storia si può ripetere 1:1?

A parte il fatto che, ricorda il settimanale, Merkel stessa, ancora nell’autunno dell’anno scorso, durante un viaggio in Africa si era mostrata contraria a un simile progetto. Perché, spiegava allora, i presupposti nel continente africano sono completamente diversi da quelli dell’Europa post bellica. Ma già qualche settimana dopo, aveva cambiato idea. Sarà per via della presenza sempre più capillare della Cina nell’economia africana?, si chiedono alcuni media tedeschi?

L’idea del piano Marshall, scrive lo Spiegel, è venuta al ministro della Sviluppo Gerd Müller, il quale punta soprattutto a sostenere attraverso crediti  le aveva suggerito l’idea di sostenere attraverso crediti ai privati l’economia il che produrrebbe anche nuovi posti di lavoro. Attualmente la dotazione di cui dispone il suo ministero è di 3,5 miliardi  die euro l’anno, da investire in Africa. 

Un piano che però non convince la maggior parte degli esperti del continente africano, perché assolutamente insufficienti. Robert Kappel, senior research fellow dell’Istituto di studi africani Giga di Amburgo allo Spiegel dice. “Purtroppo tutta questa attenzione per l’Africa è un fuoco di paglia, un grande malinteso”. A suo avviso si stanno facendo promesse che non verranno mantenute. Non tanto sul piano dei soldi, ma perché non sono i soldi, di cui l’Africa necessita in primo luogo, ma di interventi strutturali e in tutti gli ambiti.

Non è però solo il governo a produrre piani di azione nella speranza che la crescita economica possa ridurre i flussi migratori.  Come riportava recentemente il quotidiano Die Welt, anche la Confindustria tedesca (BDI) insieme all’Istituto tedesco per lo sviluppo, hanno a loro volta elaborato un possibile documento articolato in cinque punti: creazione di istituzioni stabili e trasparenti; sostegno all’istruzione così come alla qualificazione professionale; investimenti infrastrutturali; miglioramento degli strumenti finanziari e, infine garanzie statali (fideiussioni) per le aziende che investono in Africa.

Ma anche questa alternativa lascia la maggior parte degli esperti del continente africano perplessi. Quello che ci vorrebbe, e non solo secondo Kappel, sono innanzitutto accordi commerciali onesti. Accordi che siano un vero aiuto per i produttori africani, a iniziare da quelli attivi nel settore agricolo e dell’industria alimentare. Non c’è infatti continente al mondo che sovvenzioni maggiormente la propria agricoltura. Per questo, secondo lo studioso Helmut Asche,  l’unico provvedimento veramente utile sarebbe una revisione da parte europea della propria politica commerciale, agraria e ittica. La Germania, l’Europa più in generale sarà disponibile?

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