Chi sono e cosa vogliono i ragazzi di Momentum che sfidano Orbán

Nato in una cantina, reduce dalla clamorosa vittoria nella campagna contro le Olimpiadi a Budapest, il movimento dei giovani borghesi della capitale è l’unica novità delle elezioni di aprile. E può diventare l’unica forza europeista del parlamento ungherese. Ma qualche intoppo c’è

Edina Pottyondy, Miklos Hajnal, Andras Fekete-Gyor e Anna Orosz, esponenti di Momentum sui gradini del quartier generale del movimento in un seminterrato a Budapest. Febbraio 2017. REUTERS/Laszlo Balogh
Edina Pottyondy, Miklos Hajnal, Andras Fekete-Gyor e Anna Orosz, esponenti di Momentum sui gradini del quartier generale del movimento in un seminterrato a Budapest. Febbraio 2017. REUTERS/Laszlo Balogh

Nell’Ungheria che si prepara per le elezioni parlamentari di aprile, i giochi sembrano già fatti: quasi nessuno può sperare di battere il premier Viktor Orbán. Ampi settori della società ungherese, tuttavia, sono sempre più insofferenti verso le politiche conservatrici del governo Fidesz-Kdnp, al potere del 2010, specie verso la sua opposizione intransigente alle politiche Ue. Proprio da questa insofferenza è nata quella che sembra l’unica novità dell’offerta politica attuale: Momentum.

Fondato nel 2015, lo scorso anno Momentum ha stupito tutti con il successo della campagna popolare NOlimpia, organizzata per impedire la candidatura di Budapest alle Olimpiadi 2024. Partiti letteralmente dal basso - una cantina - i ragazzi di Momentum hanno messo in piedi una rete di 1800 volontari e raccolto circa 60.000 euro con un crowd-funding online, ottenendo un successo stupefacente. Più di 266.000 firme, che hanno costretto governo e municipalità al dietrofront. Un risultato che, non essendo abituale nella costituenda “democrazia illiberale” di Orbán, ha ringalluzzito le frange anti-governative.

Da più parti ci si è iniziati a domandare chi siano questi “ragazzi di Pest” e, soprattutto, dove vadano. Momentum è un movimento radicato quasi esclusivamente a Budapest, espressione della classe media borghese della capitale. Sono dei liberali nazionalisti pro-Ue che spingono per la piena adesione della repubblica post-comunista al modello occidentale. In breve, Momentum sogna un’Ungheria “sicura, europea e non spaventata dal cambiamento”, dove siano riconciliati i valori di “solidarietà, efficienza e patriottismo”. A maggio si è ufficialmente costituito come partito, accettando la sfida di trasformare il successo della petizione in un’esperienza politicamente matura.

In politica estera, le divergenze con Fidesz non ruotano tanto attorno alla linea anti-rifugiati - Momentum ha sostenuto l’innalzamento della barriera anti-rifugiati al confine - quanto al rapporto con la Russia di Putin. Lo scorso maggio, nell’anniversario dell’entrata dell’Ungheria in Unione Europea, hanno protestato contro la politica filo-russa di Orbán intonando cori come “”Europa, non Mosca”.

In agosto, durante la visita del presidente russo a Budapest per i mondiali di judo, hanno attaccato adesivi con nomi legati al comunismo sulle indicazioni di strade e vie. In quella occasione, il presidente del partito András Fekete-Győr ha criticato l’accordo russo-ungherese per l’ampliamento dell’impianto nucleare di Paks - effettuato con capitali russi -, denunciando “i patti segreti che legheranno l’Ungheria alla Russia per anni”.

Fekete-Győr, classe ‘89, incarna perfettamente l’essenza di Momentum: è giovane, telegenico, carismatico, poco interessato a posizionamenti ideologici. Laureato in giurisprudenza, ha studiato in Ungheria e Germania. In curriculum ha sia uno stage al Parlamento Europeo di Bruxelles che uno al Bundestag, come assistente di un parlamentare della Cdu. Proclama di voler rottamare l’attuale classe dirigente e modernizzare il Paese, obiettivi e stili che gli hanno fatto spesso meritare paragoni con Emmanuel Macron. Ma anche con il primo Orbán, quello capellone e liberale degli anni ‘90.

Fekete-Győr vede il futuro dell’Ungheria “nell’Eurozona e nel cuore dell’Europa”. Ha anche sostenuto la necessità di rendere pubblici i documenti secretati del periodo comunista, per identificare chi tra i politici collaborò con il regime e rimuoverlo dagli incarichi pubblici. Nel frattempo, però, ad essere rimosso anzitempo dal ruolo di direttore esecutivo che occupava in un’agenzia statale è stato il padre di Fekete-Győr, con un licenziamento per cui non è stata fornita alcuna motivazione ufficiale.   

Come spesso accade per movimenti di protesta, Momentum rifiuta l’alleanza con altri partiti. Fekete-Győr correrà allora nello stesso distretto elettorale di Péter Juhász, leader del partito d’opposizione Együtt - Insieme -, che ha criticato la scelta come un favore a Fidesz. I “patrioti hipster”, infatti, sembrano accettare la collaborazione di altre forze politiche solo per questioni contingenti, come raccolte firme e petizioni.

Al momento, il partito sta facendo campagna per bloccare la controversa proposta di legge sulle Ong che obbligherebbe le associazioni  - considerate dalla propaganda governativa alla stregua di “agenti stranieri” - a rendere pubblici i loro finanziatori. Momentum ha provocatoriamente chiesto che anche l’emittente televisiva del Cremlino, Russia Today, venga inserita nella lista nera. Ma anche i ragazzi di Pest sono finiti nel mirino. Intervenuto ad un banchetto di raccolta firme, lo scorso novembre un esponente del Kdnp ha consegnato ad alcuni attivisti di Momentum delle magliette con scritto “Guardia di Soros”, generando momenti di tensione con il vice-presidente, Tamás Soproni.

Con la campagna elettorale che entra nel vivo - mancano meno di due mesi alle votazioni -, l’immagine di partito nuovo e incorruttibile su cui Momentum sta puntando sta già iniziando ad offuscarsi. Per esempio, uno dei suoi candidati di punta, Balázs Nemes, è stato recentemente tacciato di antisemitismo e omofobia. Tuttavia, il campo in cui più sta compromettendo l’innocenza giovanile del partito è quello dei finanziamenti. Non è chiaro da dove provengano i fondi per l’attività politica e da più parti è stata messa in crisi la versione ufficiale che il partito si sostenga semplicemente con le quote di iscrizione pagate dai membri.

Che Momentum possa entrare in Parlamento e diventare l’unica opposizione apertamente europeista è quindi ancora in dubbio. Lo sbarramento del 5% potrebbe rivelarsi letale. Al momento i sondaggi li danno al 9% a Budapest, ma solo al 2% su base nazionale. In un Paese dove quasi un quinto dei 9,8 milioni di cittadini è over 65, il giovanilismo ostentato e programmatico di Momentum potrebbe rivelarsi controproducente.

@SimoMago

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