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Il Montenegro ha vinto l'ultima faida linguistica dell'ex Jugoslavia

Il montenegrino è stato riconosciuto a dicembre come lingua ufficiale. È l’ultimo capitolo di una querelle politica, sbugiardata dai linguisti di tutta l’ex Jugoslavia, che ha avvelenato i rapporti tra gli Stati successori. E rischia ora di acuire le tensioni tra Belgrado e Pogdorica

Una donna passa accanto a un camion carico di rami secchi di foglie di quercia, simboli del tradizionale ceppo di Yule, in vista della vigilia di Natale ortodossa a Podgorica, Montenegro, 6 gennaio 2018. REUTERS / Stevo Vasiljevic
Una donna passa accanto a un camion carico di rami secchi di foglie di quercia, simboli del tradizionale ceppo di Yule, in vista della vigilia di Natale ortodossa a Podgorica, Montenegro, 6 gennaio 2018. REUTERS / Stevo Vasiljevic

Dopo una battaglia durata nove anni, il dicembre scorso la lingua montenegrina ha ottenuto il riconoscimento internazionale, ricevendo come codice Iso la sigla Crn (dal nome del paese, Crna Gora). Il codice Iso distingue le lingue riconosciute come tali, e non come dialetti o varianti. In Italia, ad esempio, oltre all’italiano (Ita) hanno un loro codice Iso il sardo (Srd) e il friulano (Fur). Il preside della facoltà di Lingua e Letteratura Montenegrina di Cetinje, Adnan Cirgic, ha affermato che l’11 dicembre, data del riconoscimento, dovrebbe ora venire dichiarato “Giorno nazionale della lingua montenegrina”.

Dal 2006, anno dell’indipendenza dalla Serbia, il Montenegro ha più volte ribadito che la lingua montenegrina non è una semplice variante del serbo, scatenando dispute dal sapore più politico che linguistico con Belgrado. Già l’anno seguente alla secessione, il montenegrino venne inserito come lingua ufficiale nella Costituzione. La lotta per il riconoscimento internazionale, condotta soprattutto dalla biblioteca nazionale Djurdje Crnojevic, è passata per due punti di svolta. Nel 2009 sono stati pubblicati il manuale ortografico e il dizionario della lingua montenegrina (Pravopis crnogorskoga jezika e Rječnik crnogorskoga jezika), testi fondamentali per il riconoscimento scientifico della lingua. Nel 2011 il montenegrino è stato adottato come lingua ufficiale nell’educazione, nonostante i risultati ambigui del censimento dello stesso anno (solo il 36% della popolazione aveva indicato di parlare questa lingua, contro il 44%, che si identificava come parlante serbo).

A livello formale, la principale differenza ha interessato l’alfabeto, dove ai 30 caratteri tradizionali del serbo sono state aggiunte due lettere “montenegrine”, ś e ź. La digrafia (l’uso dei due alfabeti latino e cirillico, come in serbo) è stata mantenuta ma da allora i caratteri latini si sono gradualmente imposti nella pratica. Nel 2017, ad esempio, i diplomi delle scuole primarie e secondarie sono stati stampati per la prima volta in caratteri latini. La nuova politica linguistica ha provocato reazioni critiche da parte del mondo sia accademico che politico serbo, che hanno interpretato le decisioni montenegrine come una discriminazione verso la lingua serba e verso il cirillico.

La querelle che ha portato alla genesi del montenegrino è stata solo l’ultimo capitolo della faida linguistica che ha infiammato le relazioni tra le repubbliche nate dal collasso della federazione jugoslava. Un “narcisismo delle piccole sfumature” ha portato gli attori politici ad enfatizzare più le differenze disintegranti che le caratteristiche comuni tra le lingue parlate nella regione. Il tragico esito dell’esperienza federale ha smantellato quella che duecento linguisti croati, serbi, bosniaci e montenegrini hanno recentemente definito una lingua sì “policentrica” ma unica; nella primavera del 2017 hanno presentato a Sarajevo una “Dichiarazione sull'unitarietà”, condannando le politiche linguistiche nazionali che hanno bloccato un normale sviluppo linguistico.

Il conflitto ha segnato la fine dell’utilizzo del serbo-croato come lingua veicolare, offrendo alle frange nazionaliste delle neonate repubbliche anche il campo linguistico come luogo dove cementificare la propria novella identità. Il Montenegro, l’ultima repubblica a staccarsi della Serbia, è arrivato in ritardo nella corsa alla nazionalizzazione della propria lingua.

Le rivendicazioni linguistiche di Podgorica non si sono fermate, comunque, al suolo nazionale. Alcune cittadine serbe con forte minoranza montenegrina hanno chiesto a Belgrado il riconoscimento della propria lingua all’interno del territorio municipale. La legge serba prevede infatti questa possibilità, se a livello locale una minoranza linguistica costituisce almeno il 15%. È successo già a Mali Iđoš (Voivodina), dove nel dicembre 2010 la municipalità ha dichiarato il montenegrino lingua ufficiale. Il partito montenegrino in Serbia sta lottando per ottenere lo stesso a Vrbas, rivolgendosi direttamente alla premier Ana Brnabić. A Vrbas, dove i montenegrini costituiscono il 17.5%, sono stati già dichiarati lingue ufficiali l’ungherese e il ruteno.

Come testimonia il riconoscimento del Kosovo da parte di Podgorica (2009), la sfida tra le due repubbliche post-jugoslave non passa solo per la linguistica. Alcuni autori sono attivamente impegnati a dimostrare l’unicità della popolazione montenegrina e la sua differenza da quella serba. Tra loro, Miroslav Cosovic, autore di svariati libri controversi che attaccano generalmente la nazione serba e i suoi rappresentanti chiave, santi compresi. Nel 2014 ha pubblicato “Santi bizzarri della Chiesa Serba” (Bizarni sveci srpske crkve), dove descrive i santi serbi come “crudeli, pedofili, folli, organizzatori di omicidi politici e genocidi”. Il libro è stato sponsorizzato dalla Chiesa Ortodossa Montenegrina, la quale non è riconosciuta da quella serba. Nel 2015 Cosovic ha prodotto una serie di articoli per spiegare come i montenegrini non siano affatto imparentati con i serbi ma discendano da popolazioni balcaniche indigene, come illiri e “antichi erzegovesi”. Lo scorso anno è infine uscito il suo “Nikola Tesla si presentava come montenegrino” (Nikola Tesla se izjašnjavao kao Crnogorac), nel quale sostiene che il grande inventore – nato a Smiljan, nell’odierna Croazia, in una famiglia serba ortodossa – si auto-definisse montenegrino.

Iniziative del genere contribuiscono ad esacerbare le relazioni tra Belgrado e Podgorica, che è probabile peggiorino ulteriormente dopo il riconoscimento internazionale della lingua montenegrina. Non è detto, in ogni caso, che il codice Iso sia eterno: nel 2008 il moldavo, ad esempio, lo ha perso, tornando ad essere assimilato al romeno. Per i nazionalisti montenegrini potrebbe quindi trattarsi di una gioia solo temporanea.

@SimoMago

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