Neet, la sfida per la Garanzia Giovani

La disoccupazione giovanile tocca cifre sconfortanti in Italia e il tampone della Garanzia Giovani destinata ai Neet, i ragazzi che non studiano o non lavorano, trova ancora molti problemi strutturali e tarda ad avviarsi concretamente. Oltre il 43% di disoccupazione giovanile nel nostro Paese, secondo l’Istat, in controtendenza rispetto ai dati Eurostat.

La crescita dell’occupazione in Europa registra un  generale aumento in  particolare nella fascia di età tra i 55 e i 64 anni : dal 38,4 % nel 2002 al 51,8% nel 2014.

Meno sensibile ma indicativo come tendenza in positivo il dato che riguarda la fascia tra i 20 e i 64 anni che registra un aumento dal 68,4% nel 2014 al 69,2 %. L’Italia è invece terzultima in fatto di occupazione, a pari merito con la Spagna, al 59,7 %, dopo di noi solo la Croazia al 59,2 e la Grecia al 53,3.

Garanzia Giovani, tra strategie e mancanza di risorse

Nel nostro Paese si sono registrati 542.369 mila giovani al programma di Garanzia Giovani, circa 279.653 mila sono stati presi in carico, ma solo 83.061 mila hanno ricevuto almeno un’offerta di lavoro. Questi dati sarebbero attribuibili a cancellazioni spontanee oppure a non idoneità, circa 70.372 finora, rispetto ai criteri molto restrittivi della Garanzia Giovani . “Alcuni ragazzi iscritti non sono considerabili Neet perché hanno comunque un lavoro o studiano o hanno più di 29 anni di età e quindi sono esclusi dal programma, altri si sono cancellati” commenta Bruno Busacca, coordinatore nazionale della Garanzia Giovani e capo segreteria tecnica del ministro Poletti intervenendo in un incontro sull’occupazione giovanile alla Rappresentanza permanente italiana a Bruxelles “Le registrazioni, sono in aumento: ogni settimana si iscrivono tra i 10mila e i 12mila giovani. Prevediamo alla fine intorno alle 800mila iscrizioni di cui 700mila eleggibili”. L’obiettivo per ora è di arrivare a inserire nel programma circa la metà dei giovani Neet presenti in Italia entro fine dicembre una cifra che varia tra il milione e mezzo e i due milioni di persone. Le risorse previste per il nostro paese possono coprire solo 560mila giovani. A pesare sono anche i pochi mezzi strutturali: 9mila addetti al centro impiego, mentre in Francia se ne contano poco meno di 50 mila e in Gran Bretagna 65 mila.  

La sfida maggiore  coinvolgere i Neet

“La Garanzia giovani nasconde un deficit strutturale e inoltre se la disoccupazione diviene di lunga durata, per oltre due anni, finisce per incepparsi il motore di crescita europea” afferma  Loris Di Pietrantonio capo unità per la Strategia Europea del lavoro della Commissione Ue “C’è forte attesa  per il decreto in Italia sulle politiche attive e l’implementazione della Garanzia Giovani, si nutre speranza nel Jobs act”. Uno dei problemi è la mancanza di un sistema duale di educazione e impresa che crei un passaggio dall’istruzione al lavoro “La sfida principale è capire chi è il Neet e in quale canale ingaggiarlo, se nell’istruzione o nel lavoro”.

Se si guardano i dati, i risultati concreti sembrano ancora limitati “Ma l’Italia ha fatto bene a partire come è partita, la gradualità è inevitabile e le differenze tra i diversi paesi all’interno dell’Europa non sono poche, la Danimarca ad esempio aveva già una garanzia per i giovani, la Svezia doveva modificare qualcosa nel modello che aveva per adeguarsi”. E’ quanto afferma Cinzia Masina capo unità per la Danimarca, Svezia e Italia nella DG Occupazione della Commissione Ue .  Nei prossimi anni, secondo stime Ue, ci saranno 900mila posti vacanti nel settore digitale, il Ministero del Lavoro italiano ha stretto un accordo con Google per un percorso di formazione a distanza, “Crescere in digitale”, con circa 3mila tirocini per gli iscritti alla Garanzia Giovani per cercare di colmare questi gap che spesso riguardano conoscenze anche basilari.  Intanto altri 175 milioni di euro di prefinanziamento sono stati destinati da Strasburgo nelle scorse settimane per l’implementazione dell’Iniziativa per l’occupazione giovanile.

@IreneGiuntella

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