Nel Regno Unito l’estremismo islamico si combatte con i valori britannici

Questa settimana il ministro dell’interno Theresa May ha dovuto abbandonare la proposta di introdurre misure per proibire alle università inglesi e gallesi di invitare estremisti a dibattiti e altri eventi aventi luogo nel campus. Fin dall’annuncio delle misure la ministra ha dovuto fronteggiare l’opposizione delle associazioni studentesche e molti accademici.

London, United KingdomBritain's Home Secretary Theresa May speaks at a news conference in London March 23, 2015. Britain will introduce a raft of measures to counter Islamist extremism including a crackdown on Sharia law and incendiary preachers if David Cameron's Conservatives win May's election, Home Secretary May said on Monday. REUTERS/Suzanne Plunkett
A Westminster l’opposizione è venuta principalmente dai liberali democratici e la Camera dei Lord, ma anche alcuni dei conservatori hanno fatto pressione perché le debating societies di Cambridge e Oxford venissero esentate dalle nuove misure. Queste misure (di cui abbiamo già parlato qui) facevano parte di una nuova iniziativa del governo per fronteggiare l’estremismo tramite la prevenzione del radicalismo nei luoghi d’istruzione. Il ministro degli interni le aveva presentate in seguito alla rivelazione che il boia di Isis dall’accento inglese soprannominato “Jihadi John” è Mohammed Emwazi, un ex studente della Westminster University che si è radicalizzato mentre studiava a Londra. Uno degli argomenti principali dell’opposizione è stato che limitazioni di tal genere avrebbero limitato la libertà di parola in ambito universitario.
May ha anche annunciato la decisione di posporre la pubblicazione della nuova strategia anti-estremismo del governo, la cosiddetta “Strategia Prevenzione” a dopo le elezioni generali del prossimo maggio, lasciando il compito di gestire questa questione delicata al prossimo governo. Insieme alla nuova strategia per fermare la radicalizzazione, il ministro ha anche deciso di rimandare la pubblicazione di uno studio sulle attività dei Fratelli Musulmani nel Regno Unito.
Tutto questo in un momento in cui la paura del radicalismo nel paese ha raggiunto nuovi picchi dopo l’annuncio che nove studenti di medicina, cittadini anglosassoni, hanno viaggiato illegalmente dal Sudan in Siria per unirsi a Isis in qualità di medici. La fuga degli studenti segue quella di tre liceali londinesi, risalente a un mese fa, le quali hanno abbandonato le proprie case per raggiungere la Siria e unirsi ai jihadisti.
Solo due settimane fa una, grazie a una fuga di notizie, il Sunday Telegraph era riuscito ad accedere a una bozza della strategia anti-estremismo. La bozza conteneva misure non solo contro azioni illegali, ma anche contro quei comportamenti ritenuti pericolosi perché potrebbero contribuire alla radicalizzazione ed estremizzazione delle comunità. Agli uffici pubblici, ad esempio gli uffici di collocamento, verrebbe chiesto di stare all’erta per individuare gli iscritti che potrebbero essere a rischio di radicalizzazione. Si propone inoltre che le corti che praticano la Sharia nel Regno Unito in maniera non ufficiale vengano messe sotto scrutinio. Infine, fra le altre misure, viene prevista la penalizzazione di chi richiede sussidi ma non parla inglese, mentre visto e cittadinanza vengono vincolati all’accettazione dei “valori britannici”.
Posporre la pubblicazione della strategia anti-estremismo probabilmente non metterà fine all’insistenza del governo sui “poteri curativi” dei valori britannici. Mentre la tensione e la diffidenza si diffondono nel paese, il governo ha sempre di più il potere di definire chi è “estremista” e i parametri per distinguere i buoni cittadini dagli altri. Invece di promuovere l’integrazione e prevenire la radicalizzazione, questo approccio rischia di alienare ancora di più quelle comunità che già si sentono marginalizzate. E’ giunta l’ora di un nuovo dibattito su come il multiculturalismo possa funzionare nel Regno Unito.
@aplazzarin
 

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