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Nuove sfide per l’industria lattiero-casearia britannica

Le cose non vanno molto bene per i produttori lattieri del Regno Unito: uno dei maggiori rivenditori di prodotti lattiero-caseari del paese, First Milk, ha annunciato recentemente un ritardo nel pagamento dei produttori. Negli ultimi anni c’è stato un calo sostenuto dei prezzi dei prodotti lattiero-caseari che ha spinto molti produttori ad abbandonare il business e che ora rischia di mettere a rischio l’industria lattiero-casearia britannica.

REUTERS/Denis Balibouse

La National Farmers’ Union (NFU) dice che la produzione di un litro di latte ha un costo di 28p (0,37€). Si tratta però di una media, il costo effettivo varia per ogni azienda in base a fattori come, ad esempio, le dimensioni. Così varia anche il prezzo che viene pagato ai produttori.

Metà del latte prodotto viene venduto come tale mentre l’altra metà viene utilizzata per la produzione dei prodotti caseari. Un terzo del latte è venduto a supermercati come Tesco e Sainsbury che decidono il prezzo in base al costo della produzione. Il prezzo in genere varia fra i 34p (0,45€) e i 31p (0,41€). I rimanenti due terzi sono venduti a rivenditori come Arla e First Milk. Sono quest’ultimi ad aver ridotto i prezzi negli ultimi tempi: Arla paga 25p (0,33€) per litro, mentre First Milk paga solo 22p (0,29€) per litro. In aggiunta, la scorsa primavera i maggiori supermercati hanno dato il via a una “guerra dei prezzi” del latte. I discount come Lidl, Asda, Aldi e Iceland ora vendono un cartone di latte daquattro pinte (2,27 litri) a soli 89p (1,20€).

Come ha fatto notare il presidente della NFU, Meurig Raymond, ora il latte costa meno dell’acqua minerale. I rivenditori sostengono di essere loro ad assorbire il calo dei prezzi e che i produttori non ne sono colpiti. Eppure sempre più produttori abbandonano il mercato e dal 2002 sono diminuiti del 50%.

Insieme alle pressioni interne anche il mercato internazionale ha un forte impatto sui prezzi del latte nel Regno Unito. Ad esempio, l’anno scorso la produzione di latte in tutto il mondo è stata favorita da un clima ottimale senza precedenti, con il risultato di un surplus produttivo mondiale. Contemporaneamente, la Russia ha messo un bando alle importazioni di prodotti lattiero-caseari dall’Europa e in Cina il consumo di latticini non sta crescendo com’era stato previsto. Se l’offerta è maggiore della domanda, i prezzi scendono.

Ci sono due modi in cui l’industria lattiero-casearia britannica può riuscire a mantenere i prezzi bassi. Il primo è cessare la produzione e aumentare le importazioni da paesi dove produrre costa di meno.

Nonostante consumi quattro quinti di quanto produce il Regno Unito presenta un deficit per quanto riguarda i prodotti lattiero-caseari, giacché vengono importati più prodotti di quanti ne vengano esportati. Le importazioni contano circa 350.000 tonnellate di formaggi molli, 100.000 tonnellate di burro, 100.000 tonnellate di cheddar e metà della quantità di yogurt e dessert freddi che si trovano nei supermercati. E’ probabile che la situazione peggiori con la rimozione delle quote latte da parte dell’Unione Europea prevista per la fine dell’anno. Infatti, la liberalizzazione del mercato sarà seguita da un aumento della produzione e da un ulteriore calo dei prezzi.

Anche se molti produttori si sono ritirati dal mercato, la produzione totale è rimasta pressoché invariata poiché le aziende rimaste si sono espanse. Dato il continuo aumento dei prezzi dell’energia e del mangime, un tipo di produzione industriale come simile a quello statunitense sembra essere l’unica alternativa possibile al cessare la produzione. Tuttavia questo metodo di produzione è stato a lungo criticato dagli animalisti perché considerato crudele e immorale, e dagli ambientalisti che lo ritengono insostenibile. In fin dei conti, come ha fatto notare Ros Coward, produrre del cibo in mododignitosoha un costomaggiore di 89p e dobbiamo essere disposti a pagarlo.

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