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L'affaire Nutella e i paesi Visegrad

I quattro paesi del gruppo Visegrad denunciano standard qualitativi più bassi per i prodotti alimentari di noti marchi distribuiti nei loro paesi.

Barattoli di Nutella in un supermercato. REUTERS/Eric Gaillard
Barattoli di Nutella in un supermercato. REUTERS/Eric Gaillard

Come se l’Unione Europea non avesse già abbastanza problemi, in particolare con i quattro paesi del gruppo Visegrad, cioè Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia, ora ci si mette pure la Nutella.

Ma cosa c’entra la crema di cioccolato alle nocciole con gli screzi e gli attriti tra questi paesi e Bruxelles? Per rispondere e provare a capire quella che appare una vera bizzarria, è meglio andare con ordine. Come già detto, sono soprattutto i rapporti tra alcuni paesi dell’est Europa e Bruxelles a essersi molto incrinati negli ultimi tempi. Il più recente esempio di quanto si siano guastati l’ha offerto giovedì l’elezione del Consiglio europeo. Il governo conservatore di Varsavia non voleva in alcun modo che venisse riconfermato il proprio connazionale Donald Tusk e per questo aveva nominato un suo candidato. A non volere Tusk era in primo luogo Jaroslaw Kaczinsky, leader del partito ultraconservatore PiS che guida l’attuale governo. Un’avversione che non si basa però principalmente sul differente credo politico. Tusk ha guidato dal 2003 al 2014 il partito liberal-conservatore PO, Piattaforma civica, ed è stato premier polacco dal 2007 al 2014. L’avversione, c’è chi parla addirittura di odio, che Kaczinsky nutre nei suoi confronti è molto più profonda e viscerale, ed ha a che fare con l’incidente del 10 aprile 2010,  quando l’aereo sul quale viaggiava il fratello gemello Lech e metà dell’apparato istituzionale polacco, precipitò sopra la città russa di Smolensk. Allora non si salvò nessuno dei passeggeri. Jaroslaw Kaczinsky ha sempre voluto vedere in Tusk il colpevole di quella tragedia, per quanto non abbia alcun elemento che confermi le sue convinzioni. Ciò nonostante spera di poter un giorno costringere sul banco degli imputati Tusk.

Tornando alle elezioni del presidente del Consiglio europeo, Tusk l’altro giorno è stato dunque riconfermato dai capi di governo/di Stato di tutti i paesi, Ungheria compresa (anche se a Varsavia avevano sperato in un gesto di solidarietà del premier Viktor Orban), eccezion fatta per la Polonia.  Anzi, il premier Beata Szydlo, ha minacciato come ritorsione, di bloccare in futuro le decisioni del Consiglio europeo. 

Ma lo scontro su Tusk è solo il penultimo di una lunga serie, al quale si è venuto ora ad aggiungere anche quello riguardo alla Nutella, alla Coca Cola, ai salamini, insomma agli alimenti in genere. Il gruppo di Visegrad accusa i gruppi internazionali occidentali di rifornirli con prodotti decisamente più scadenti di quelli con i quali riempiono gli scaffali dei negozi nei paesi dell’Europa occidentale. “Pensiamo che sul mercato dell’Unione Europea viga una doppia morale” ha fatto sapere il premier ungherese Viktor Orban. “Bisogna impedire che i nostri paesi e mercati fungano da discarica”. “Umiliante” ha definito a sua volta il premier slovacco Robert Fico, il modo in cui i produttori alimentari trattano il suo paese. “Non siamo cittadini di serie B” aveva dichiarato un diplomatico slovacco durante un incontro tra i ministri Ue dell’Agricoltura tenutosi lunedì scorso.

Stando a quanto riassume il quotidiano tedesco, i cittadini slovacchi avrebbero constatato durante i loro acquisti in Austria, che gli stessi prodotti hanno sapori diversi di qua e di là del confine. Un problema del quale le autorità slovacche sono al corrente da tempo, e per questo avrebbero incaricato un’azienda certificata a fare analisi al riguardo. Stesso provvedimento preso dagli altri tre paesi Visegrad. E tutte le analisi avrebbero confermato che la Nutella, per esempio, in Austria risulta più cremosa. Mentre la stessa marca di salami, ha constatato il ministero dell’Agricoltura slovacco, contengono più carne in quelli venduti nei paesi dell’Ue occidentali; e anche le bustine di Earl Grey conterrebbero a ovest foglie di the più grandi. Nella Repubblica Ceca, invece, i bastoncini di pesce dello stesso produttore, venduti a est conterrebbero meno pesce di quelli venduti a ovest. E se per la Pepsi venduta nei paesi occidentali si usa lo zucchero, per quella venduta Repubblica Ceca si usa lo sciroppo. “All’interno dell’Ue deve vigere ovunque lo stesso standard qualitativo” ha ammonito il ministro polacco Szydlo, chiedendo a nome di tutti i paesi interessati, tra questi anche Romania e Bulgaria, che vengano emanate precise norme le quali, come nel settore dei servizi, definiscano standard europei validi per tutti indistintamente.

Una richiesta che Tusk ha fatto subito sua. Lui stesso, d’altro canto, giovedì dopo la rielezione, aveva voluto sottolineare che, a prescindere dal voto negatogli dalla Polonia, avrebbe fatto di tutto affinché il suo paese non finisca emarginato. E così, già nella notte tra giovedì e venerdì le agenzie diramavano le seguenti conclusioni del presidente del Consiglio europeo Donald Tusk: il Consiglio europeo “si compiace della decisione della Commissione europea di affrontare la questione del doppio standard qualitativo dei prodotti alimentari nel mercato interno in seno al Forum di alto livello per un migliore funzionamento della filiera alimentare”.

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