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Occupazione giovanile, l'Europa non va lontano

L’Europa pensa alle strategie contro la disoccupazione giovanile, per ora non va lontano. L’istruzione e il lavoro ancora non si incontrano, i gap di qualifiche rimangono alti e sono ancora pochi i laureati europei rispetto a quelli di altri paesi.

REUTERS/Umit Bektas

I dati, che riporta un’analisi del Parlamento Ue, parlano chiaro: il 20% dei 90 milioni di  dei giovani europei tra i quindici e i ventiquattro anni  è disoccupato, due su cinque in Spagna e in Grecia. In Europa un giovane su quattro è a rischio povertà o esclusione sociale. Preoccupante è anche il livello di formazione dei cittadini Ue rispetto ad altri paesi: in Europa solo il 31% dei cittadini  tra i ventiquattro e i cinquantaquattro anni  ha una laurea in tasca contro il 44% in Korea, il 49% negli USA, il 53% in Canada.

Esistono poi differenze tra i livelli di competenze che si apprendono nei diversi sistemi di formazione dei paesi Ue: generalmente un ragazzo olandese tra i venticinque e i trentaquattro anni di età, che ha portato a compimento solo il liceo, riesce a rendere meglio di un italiano o di uno spagnolo della stessa età e laureato.

Europa, tra disoccupazione giovanile e popolazione anziana

I tassi di disoccupazione giovanile sono molto più alti rispetto alle percentuali di disoccupazione del resto della popolazione. In Europa, tra il 2007 e il 2013, la disoccupazione dei ragazzi tra i quindici e i ventiquattro anni di età è passata dal 15.9% al 23.7%, più del doppio del tasso di disoccupazione generale, che si affermava intorno al 9.5% nel 2013.

Tuttavia, la ripresa economica sembra stia riguadagnando terreno, si legge nel rapporto dell’Europarlamento, nel 2015 si sarebbe registrata una leggera riduzione della disoccupazione giovanile (20.5%).  Mentre ancora alta è la disoccupazione giovanile, secondo i dati del 2015, nei paesi più colpiti dalla crisi come la Spagna (53.2%), la Grecia (52.4%) la Croazia (45.5%) l’Italia (42.7%), Cipro (36%) e il Portogallo (34.7%).  Durante la crisi le imprese iniziano generalmente a  bloccare le assunzioni e a farne le spese, come si è visto in questi anni, sono soprattutto i giovani : i datori di lavoro preferiscono assumere persone con più esperienza lavorativa per le poche posizioni che possono offrire. In paesi come la Repubblica Ceca i ragazzi non riescono a trovare un lavoro dopo la laurea, in Spagna rimangono disoccupati a causa dei numerosi licenziamenti.

La disoccupazione di lungo periodo quando si è giovani, dimostrano alcune ricerche riprese dal rapporto, può persino portare ad effetti preoccupanti sulle prospettive future di lavoro e anche all’insorgere di problemi di salute mentale.

Preoccupante è anche il declino della popolazione giovanile iniziato ormai trenta anni fa,  nel 2050 i giovani potrebbero rappresentare solo il 16% dei cittadini europei (attualmente sono il 18%) mentre coloro che hanno oltre i 65 anni d’età potrebbero aumentare fino al 28.7% (nel 2014 erano il 18.5%). Una popolazione europea che si fa quindi sempre più anziana. Questo anche per le condizioni di precarietà dei giovani e di incertezza sul futuro. Ciò potrebbe tradursi in un grande problema per la crescita economica Europea, saranno necessarie sempre più risorse per far fronte alle necessità di una popolazione anziana in aumento: il sistema attuale di welfare presenta diverse problematicità soprattutto per quanto riguarda la difficoltà dei paesi Ue nel far crescere i livelli di occupazione in generale.

Strategie Ue per i giovani

L’Unione Europea nel 2009 ha lanciato la “Strategia per i Giovani 2010-2018”, gli obiettivi dovrebbero essere: creare più opportunità per i giovani nel lavoro e nella formazione e promuovere l’inclusione sociale e la cittadinanza attiva tra i ragazzi. La Strategia Europa 2020 avrebbe rafforzato questi obiettivi nel 2010: ridurre l’abbandono scolastico dal 15% al 10 % e accrescere il tasso di laureati dal 31% al 40% entro il 2020. Ma anche ridurre il tasso di povertà di almeno 20 milioni di cittadini europei  e accrescere il tasso di occupazione per raggiungere almeno il 75%.

Mentre la Strategia per la formazione e l’istruzione 2020 si pone come obbiettivo raggiungere l’82% dell’occupazione dei giovani laureati tra i venti e i trentaquattro anni di età.

Tra le iniziative Ue , il portale Eures può rappresentare uno strumento utile,  cerca di far incontrare domande e offerte di lavoro in Europa, con lo sviluppo del progetto “Your first Eures job”. Nel 2012 è stato invece lanciato il pacchetto per l’occupazione giovanile che prevedeva anche la famosa Garanzia giovani . In Italia gli ultimi dati sulla Garanzia giovani affermano che attualmente ci sono 859.221 iscritti, il 74% sarebbero stati presi in carico, il 34% (294.978 ragazzi) ha ricevuto una proposta di formazione/lavoro/stage . Numerose sono le iniziative Ue per i giovani, tra i programmi vincenti finora soprattutto l’Erasmus per gli studenti e per i giovani imprenditori che registrano un tasso di disoccupazione, a cinque anni dalla laurea, del 23% in meno rispetto ai coetanei che non hanno fatto esperienze di studio o lavoro in altri paesi Ue. I datori di lavoro (il 92%) cercano sempre più competenze trasversali tra i possibili candidati (apertura mentale, capacità di risolvere i problemi, tolleranza e sicurezza di sé). Tutto ciò si acquisisce spesso durante un periodo di lavoro o studio in un altro paese. Il 40% degli studenti Erasmus ha avviato un business, a volte una startup , all’estero e il 92% ha intenzione di farlo. Nonostante ciò però la disoccupazione giovanile rimane alta, l’Europa e i singoli paesi devono prendere in considerazione provvedimenti concreti. 

@IreneGiuntella

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