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L'Olanda ha approvato la legge sul clima più ambiziosa del mondo

L’Olanda assume impegni vincolanti per la sua conversione energetica. E fissa obiettivi più ambiziosi di quelli previsti dal Trattato di Parigi: il piano prevede di ridurre le emissioni del 95% entro il 2050. Ma la strategia operativa non è ancora definita

Campi di fiori visti dall'alto. REUTERS/Yves Herman
Campi di fiori visti dall'alto. REUTERS/Yves Herman

L’Aja - “L’Olanda ottiene la più ambiziosa norma al mondo sul clima. Entro il 2050 le emissioni dovranno essere ridotte del 95%”. Esulta via tweet Jesse Klaver, leader del Groenlinks, la sinistra rossoverde, e grande sponsor di uno storico provvedimento lodato anche da Al Gore.

Cosa ha di tanto rivoluzionario la klimaatwet, legge sul clima, presentata alla Tweede Kamer, la Camera bassa olandese? Per cominciare si tratta della prima legislazione di intervento sul cambiamento climatico, a stabilire date precise ed una road map per il raggiungimento degli obiettivi. Una delle critiche mosse più di frequente a misure di questo tipo al di là delle enunciazioni di principio, è proprio l’assenza di un impegno concreto da parte degli Stati.

L’Olanda ha deciso di andare oltre i timidi obiettivi raggiunti dall’Accordo di Kyoto oppure delle enunciazioni di quello di Parigi, nella convinzione che l’esempio pratico possa funzionare meglio di complessi, e spesso disattesi, accordi multilaterali tra gli Stati. Cosi la maggioranza di centro-destra, guidata dal partito del premier Mark Rutte e l’opposizione di sinistra, hanno trovato un’intesa vincolante su un progetto redatto dal Groenlinks, dai laburisti (Pvda) e dai socialisti (Sp) volto in primis a stabilire degli obiettivi di riduzione dei gas serra, accompagnati da un meccanismo di verifica annuale

Per liberare la questione climatica da tecnicismi e farla uscire dall’angolo del dibattito politico di nicchia, la larga maggioranza trasversale - che include 2/3 dei parlamentari - ha anche proposto di istituire una giornata annuale, “National Climate Day”, il quarto giovedì di Ottobre quando il governo renderà noto se gli obiettivi previsti sono stati raggiunti oppure se fossero necessarie misure aggiuntive. Ogni 5 anni, inoltre, i governi che verranno saranno vincolati all’accordo e dovranno presentare un piano dettagliato delle misure che intendono implementare nel corso del mandato, per raggiungere gli obiettivi.

La prima tappa sarà il 2030: se l’accordo presentato ottenesse il via libera delle camere entro il 2019, data prevista per l’approvazione, il governo dovrà ottenere la riduzione in 11 anni del 50% delle emissioni rispetto al 1990, per concludere il percorso nel 2050 con il Paese (quasi) a zero emissioni. Le fonti di energia, entro quella data, potranno essere solo rinnovabili.

Un piano ambizioso ma in larga parte privo ancora di una strategia operativa definita: per il passaggio all’energia pulita e la riduzione della dipendenza da carbone e petrolio, un comitato di esperti - presieduto dall’ex leader laburista Diderik Samsom - dovrà comunicare nelle prossime settimane quali settori produttivi dovranno investire di più nelle rinnovabili, soprattutto solare ed eolico, e in particolare indicare come ridurre la “dipendenza da idrocarburi”. Il primo suggerimento della commissione riguarda il gas nelle abitazioni: aumentarne del 75% il costo potrebbe scoraggiarne l’uso e spingere l’industria ad adottare soluzioni ecologiche.

L’altro problema è certamente la difficoltà di investire su un impegno a 30 anni da approvare con legge ordinaria, in un periodo di grave turbolenza politica come quello attuale. L’opposizione della destra populista, rappresentata dal Pvv di Geert Wilders e dal Fvd di Thierry Baudet - che non riconoscono l’allarme sul clima - è al momento irrilevante. Ma il prossimo anno si voterà per il senato e i sondaggi registrano un’avanzata del Fvd, l’ “alt-right” all’olandese. Una futura coalizione a forte impronta populista, manterrebbe intatti gli accordi fino al 2030?

 @msfregola 

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