Elezioni in Olanda: cosa significano per l'Europa

L'Europa è una cornucopia di diversità culturale  e pure il suo populismo lo è. Dai risultati del voto olandese del 15 marzo si è capito che anche la sua diversità politica può essere un bene quando l'immigrazione e la crisi dell'identità religiosa e culturale diventano i temi principali di una campagna elettorale.

La strada il giorno delle elezioni ad Amsterdam REUTERS/Cris Toala Olivares
La strada il giorno delle elezioni ad Amsterdam REUTERS/Cris Toala Olivares

In Europa, tutti gli occhi sono stati puntati sul paese che conta 18,6 milioni di abitanti nelle prime ore di giovedì quando si è saputa la distribuzione finale dei 150 seggi del Parlamento. Con 374 comuni scrutinati su 388, i principali partiti vincitori su 28 totali sono: il liberale Vvd al governo con 33 seggi giù da 41; il partito di estrema destra Pvv che pur lontano dai previsti 26 ottiene 20 guadagnandone 5; la Democrazia Cristiana e i Democratici 66 entrambi con 19; il Partito socialista con 14; i laburisti del PvdA che crollano a 9 da 38; e i Verdi che balzano a 14 da 4. Formare una coalizione di governo si preannuncia una grande fatica.

Che cosa ha dato a questa elezione l'importanza che non avrebbe avuto in circostanze normali in una delle più antiche e “noiose” democrazie europee, e che si è riflettuta nell’affluenza al 77,7%?

In primo luogo, facciamoci presentare Henk e Ingrid. Per gli olandesi, dire Henk e Ingrid è un modo di riferirsi non solo alle persone comuni, ma agli olandesi che lavorano per mangiare, a quelli dimenticati e invisibili alle élite. Geert Wilders, il leader unico del Pvv, il partito per la Libertà di estrema destra composto da un solo membro si è adoperato per raccogliere il loro sostegno.

A Spijkenisse, a metà febbraio, Wilders è andato a parlare loro nel mercato della cittadina lasciandosi scattare dei selfie. Allo sciame di giornalisti di vari paesi che lo seguivano, ha spiegato in inglese il semplice messaggio che stava trasmettendo ai Henk e alle Ingrid: "Se si vuole riprendersi il proprio paese, rendere l'Olanda di nuovo la propria casa, allora si deve votare un solo partito, il Pvv”.

Riprendersi il paese da chi? "A Rotterdam, una persona su sette è musulmana - ci sono moschee, scuole islamiche - [per loro] le donne valgono meno (...) Noi siamo orgogliosi di avere i matrimoni gay, i diritti delle donne. Come si fa a buttare tutto ciò mare? Si lascia immigrare una grande quantità di musulmani che non condividono i nostri valori (...) Come potrei diffondere odio se sto cercando di evitare che i matrimoni gay siano azzerati? Ciò che è invece un fatto e che in certi paesi i gay li uccidono”.

I Henk e le Ingrid sono gli olandesi religiosi che sentono che il loro comunità tradizionali e omogenee - in termini di valori, etnici e di religione cristiana - da tempo si stanno trasformando in una società multietnica e laica in cui essi si sentono estranei.

Il divario divide le grandi città dalle zone rurali e dall’Olanda delle piccole città, e si sovrappone a quello tra i comuni del nord protestante o secolare e i comuni cattolici del sud. "La mentalità del Sud è diversa. Il 90% delle persone sono cristiane, per lo più cattoliche", ci dice Jo Senden, un esperto di finanza cresciuto in una città del sud.

"Dopo l’abbandono delle miniere dagli anni '60, l’Olanda - allora uno dei sei membri della Ue – convertì il Sud a una economia industriale - acciaio e automobile (BAF, e poi Volvo, Mitsubishi, BMW, ecc) - riuscendo a rioccupare la popolazione. Il prezzo pagato fu alto, ma nei decenni successivi i vantaggi economici sono stati enormi. Ora però i giovani se ne vanno a nord”.

Eindhoven, dove la Philips fu fondata nel 1891, è un centro vivace d’innovazione tecnologica che attira talenti anche dall’Europa e da paesi extraeuropei. Qui l'immigrazione non è un problema, diversamente che nel resto del Sud, "dove prima si viveva lavorando nelle fabbriche, sempre allegri e in rapporti gentili dove tutti nella comunità assicuravano che si aiutavano vicendevolmente, finché non è arrivato un alto numero di turchi. Ora in certe classi ci sono solo tre bambini olandesi”.

Un osservatore locale spiega alla BBC che in quei comuni si può dire chi vuole partito solo osservando le case. "Quelli che hanno parcheggiate fuori bici con cestelli votano a sinistra. Quelli che ora hanno le finestre chiuse da imposte votano prevalentemente per il Pvv".

Paradossalmente, quello che avrebbe potuto essere un punto di svolta per Wilders ha fatto il gioco del premier uscente. Solo cinque giorni prima delle elezioni, il presidente turco Tayyip Erdogan ha spedito in Olanda due suoi ministri per fare campagna elettorale per un referendum dal quale vuole ricavare ancora più potere. Temendo che raduni di immigrati turchi influenzassero gli elettori, verso l'estrema destra, il governo Rutte ha scelto di vietare il loro ingresso nel paese. La dura presa di posizione di Rutte contro propaganda del regime turco in Olanda è costata scontri tra manifestanti turchi e la polizia, ma ha aiutato a Rutte a riconquistare il sostegno di molti potenziali elettori del Pvv, forse quelli più scettici rispetto alle posizioni anti-UE e anti-euro di Wilders, che peraltro “non ha un programma”, come ricorda Senden.

Il minor sostegno conseguito dal Pvv, anche grazie a un’alta affluenza, non deve tuttavia nascondere la complessità della questione dell’immigrazione nei Paesi Bassi. Circa l'80% degli olandesi esprime una certa preoccupazione riguardo all'immigrazione e la metà sostiene che i migranti africani dovrebbero essere rimpatriati.

“Gli olandesi appaiono meno preoccupati dei loro omologhi europei riguardo all’etnia, alle competenze e le qualifiche dei migranti, ma sono tra i primi cinque paesi europei che chiedono che gli immigrati imparino la lingua madre e adottino uno stile di vita olandese", si legge in uno studio di ricercatori dell’European University Institute a Firenze. “Non è tanto che gli olandesi resistano all'immigrazione ", conclude lo studio, quanto il fatto che è "la rilevanza del problema immigrazione a dare manforte a Wilders”.

Lo scrittore e storico olandese Ian Buruma scrive sul New York Times che "gli olandesi si vantano da sempre di essere i più tolleranti, i più progressisti, il più illuminato paese al mondo, un faro del multiculturalismo, un rifugio per i fumatori di erba, un luogo dove si difende l'uguaglianza per i gay e il diritto all'eutanasia, dove gli immigrati e i rifugiati provenienti da tutte le parti del mondo sono benvenuti”.

La descrizione è valida, più che altro, per Amsterdam, Rotterdam e L'Aia, ed è un fatto che ad Amsterdam ha vinto il partito dei Verdi. Il suo giovane leader, Jesse Klaver, che molti paragonano al canadese Justin Trudeau, è il vero vincitore di queste elezioni. "Bisogna tenerlo d’occhio perché molti giovani voteranno per i Verdi", ci aveva detto Senden qualche ora prima. Nessuno, tuttavia, aveva previsto che avrebbe triplicato i seggi.

C’è stata quindi sorpresa tra i sostenitori dei Verdi, delusione tra i nazionalisti pro Wilders e un sollievo generale perché il suo partito anti-immigrati, anti-islamico e anti-UE non ha fatto meglio. "I Paesi Bassi, dopo Brexit e dopo l'elezione negli Usa, ha detto no un tipo di populismo sbagliato", ha detto Mark Rutte nella notte di mercoledì dopo gli exit poll.

L’Europa, tuttavia, è avvisata: importanti temi elettorali come l'immigrazione non dovrebbero 'essere disinnescati con palliativi economici o politici", perché il prezzo che si paga sono governi e società politicamente instabili.

@GuiomarParada  

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