Istituito oltre 50 anni fa, il bijstand è vicino all’idea di un reddito minimo garantito a tutti, avanzata dai 5 Stelle. Con gli anni ha subito modifiche dettate dall’austerity, ma il welfare olandese resiste. E ora vuole sperimentare il basisinkomen: 1000 euro a chiunque, senza condizioni

Persone che camminano al centro di Amsterdam. REUTERS/Yves Herman
Persone che camminano al centro di Amsterdam. REUTERS/Yves Herman

L'Aja - Il reddito minimo garantito, un sostegno economico che consenta a chi non ha più diritto al sussidio di poter ricevere soldi dallo Stato, esiste in forme diverse un po’ ovunque in Europa, con l'eccezione di Ungheria, Grecia e Italia. Tra i modelli, uno dei più longevi ed avanzati dell'area euro, è certamente quello olandese: il meccanismo si chiama bijstand, è stato istituito nel 1965,  e per quanto ridimensionato negli ultimi anni, rimane ad oggi uno dei sistemi più vicini all'idea - da molti considerata utopica - di un reddito minimo garantito a tutti; occupati o no.


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L'Algemene Bijstandswet, introdotto nei Paesi Bassi oltre 50 anni fa, sanciva il riconoscimento dell'assistenza sociale come diritto e non più come gesto caritatevole: fino ad allora, infatti, non era compito dello Stato ma della chiesa e del privato sociale occuparsi degli indigenti. Quella riforma, figlia del pensiero socialdemocratico del dopoguerra, fu considerata una delle più importanti conquiste raggiunte dai lavoratori olandesi: qualunque imprevisto accada, era la ratio della norma, nessuno rimarrà senza soldi per vivere.

Con il tempo la legge che disciplina il bijstand ha subito diverse modifiche e restrizioni, soprattutto a partire negli anni '90. L'ultimo e radicale ridimensionamento è del 2012 quando il Rutte II, un governo a trazione liberale ha stretto la cinghia in piena austerità, spostando il paracadute per disoccupati cronici dall'individuo al network sociale del richiedente; sulla base di quella norma, il sussidio oggi viene assegnato ai nuclei abitativi, familiari o no, con l'idea che di responsabilizzare il cittadino. 

Lo Stato, insomma, nel bijstand, che ricorda nell'impianto generale il "reddito di cittadinanza" del Movimento 5 Stelle è solo una rete di salvataggio. I requisiti per accedervi sono diversi: il primo è l'aver esaurito il sussidio di disoccupazione, il cosiddetto uitkering, e non avere altre entrate. La somma massima riconosciuta dallo stato è di 12.040 euro l'anno per un nucleo familiare di due persone. L'obbligo di cercare lavoro e quello di prestare delle ore non retribuite sono stati introdotti con l'ultima riforma ma i sussidi sono materia comunale ed ogni municipalità ha scelto in maniera autonoma come comportarsi. Ad oggi, la maggioranza dei comuni olandesi si limita a verificare che il disoccupato cerchi lavoro e si impegni in corsi e attività di volontariato che possano accrescere le possibilità di trovare un impiego retribuito. 

Se 6.020 euro l'anno possono sembrare ben pochi, il bijstand non è l'unico sussidio (toeslag) previsto dal sistema sociale olandese: integrazione per l'affitto, bonus per figli a carico e addirittura credito per l'acquisto di generi non alimentari di prima necessità (computer o addirittura scarpe da tennis) sono solo alcuni tra i sostegni che uno dei più generosi welfare d'Europa offre ai cittadini.

E il sistema, nonostante venga criticato dalle componenti liberali del Paese perché, a detta loro, promuove l' "apatia sociale", numeri alla mano è stato un ammortizzatore molto efficace durante il picco della crisi del 2008 che ha evitato il dilagare di fenomeni di marginalità. In Olanda sono oggi 514.000 i beneficiari del bijstand e il numero è di recente tornato a livelli pre-crisi. 

Ciò che desta maggior preoccupazione, tuttavia, è l'alto numero di residenti di origine non olandese che percepiscono il sussidio; quasi la metà degli assegni, infatti, vanno ad allochtoonen, soprattutto prime e seconde generazioni di marocchini, turchi e surinamesi rimasti senza impiego dopo la crisi degli anni '80. Molti di loro sono troppo avanti negli anni per rientrare nel mercato del lavoro e spesso non parlano olandese.

Se la destra liberale prende questi casi - alcuni percepiscono il bijstand da oltre 30 anni - come dimostrazione del fallimento della misura, gli olandesi nel loro insieme credono nel welfare. Secondo l'istituto di statistica Cbs l'11% delle famiglie in Olanda dipende, in qualche modo, dai sussidi. 

In un sistema certamente ridimensionato dall'epoca dell'austerity ma ancora votato, soprattutto in provincia, all'interventismo dello Stato da tempo si discute di reddito cittadinanza tout court: il basisinkomen, ossia la proposta di riconoscere 1000 euro a chiunque, senza obbligo di prestazioni lavorative e senza veri e propri requisiti, in Olanda è uscito da un po’ dai collettivi di attivisti per entrare nell'arena politica riaggregando in maniera singolare gli schieramenti: contrari liberali di destra, laburisti e socialisti; favorevoli verdi, liberal-progressisti ed altre formazioni di ispirazione sociale.

Indipendentemente dalle posizioni dei singoli partiti, la cultura del welfare olandese ha garantito un terreno fertile per la sperimentazione: sono diversi i comuni olandesi ad avere maggioranze a sostegno del basisinkomen e il governo centrale, pur contrario, si è impegnato a non ostacolare i progetti pilota. 

Dalla scorsa estate cinque municipalità, Groningen, Ten Boer, Wageningen, Tilburg en Deventer, stanno testando su disoccupati di lungo corso, il riconoscimento di diverse forme di assistenza economica. Si tratta, in realtà, di una razionalizzazione dell'attuale sistema: via bijstand e altri sussidi rimpiazzati da un contributo unico mensile.

Ternauzen, un piccolo comune nella provincia dello Zeeland si era spinto oltre: l'esperimento prevedeva 993euro al mese ma l'assenza di obblighi non ha consentito al progetto di passare il vaglio del ministero. Insomma per il basisinkome, il reddito di cittadinanza, probabilmente i tempi in Olanda non sono ancora maturi ma i piani di rigenerazione del welfare sembrano tutti puntare in quella direzione.

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