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Oltre i laghi finlandesi, la foresta dell’orso

Durante la crisi ucraina, nel Nord dell’Europa non è sfuggita una dichiarazione di Vladimir Putin, quando questi recitava che “l’orso non chiede il permesso a nessuno, l’orso non dà a nessuno la sua foresta”, sarà perchè l’orso di cui si parlava, la Russia, nella storia ha fatto spesso confusione tra la propria foresta e quella della Finlandia e non soltanto attraverso le battute: mercoledì primo aprile il giornale “Helsingin Sanomat” ha riferito che un uomo d’affari finlandese si è visto negare il permesso di continuare la sua attività nella Federazione Russa, dove aveva operato per decenni.

Laghi Saimaa, Finlandia - Photo di Aldo Ciummo

 Sono quindi emerse delle proposte, per la verità non nuove, di rendere più restrittive le regole sull’acquisto di terreni in Finlandia, per evitarne una concentrazione in mano a capitali russi, ma il governo finlandese ha invitato a distinguere tra le diverse destinazioni d’uso, che in alcuni casi non possono essere considerate di minaccia alla sicurezza nazionale. Di sicuro è passata molta acqua sotto i ponti dai tempi della “finlandizzazione” la neutralità ufficiale pendente ad est per ragioni di realismo politico (mentre la politica di equilibrio norvegese tendeva a ovest nelle relazioni internazionali, con Svezia e Danimarca a fungere da centro, tra i sistemi nordici). Ancora tra fine anni ottanta e inizio dei novanta, Helsinki si attirava talvolta critiche, per gli atteggiamenti piuttosto tiepidi verso le aspirazioni dei vicini baltici di fronte alle influenze sovietiche e post-sovietiche.

Un deterioramente dei rapporti con uno dei maggiori partner di sempre per il sistema industriale del paese non porterebbe molto bene neppure oggi alla Finlandia: un anno fa le previsioni di crescita economica per lo stato nordico erano di un punto e mezzo per cento per il 2015, invece sembra che si arriverà solo a mezzo punto (come il Ministero delle Finanze ha reso noto giovedì 2 aprile) inoltre, in parziale contraddizione col tradizionale ruolo di sostenitore del rigore, lo stato dovrà continuare a valutare eccezioni al vincolo del 3 per cento tra deficit e pil fino al 2018. Dato che domanda interna e investimenti aumentano, sembra sia proprio l’incertezza creata sullo scenario internazionale dal gigante russo (con molti segni di agitazione proprio a nord) a giocare la sua parte nel ridimensionamento delle aspettative.

Ma i dubbi sulle conseguenze del raffreddamento delle relazioni ad Est non hanno impedito alla Finlandia di partecipare agli esercizi militari congiunti che hanno avuto luogo sopra il suo spazio aereo e su quello internazionale sopra il mar baltico dal 24 marzo al primo aprile, assieme agli eserciti svedese e statunitense: una serie di attività che la Russia interpreta come segnali di una accresciuta empatia finnica col nervosismo che percorre il nord, a causa delle pretese russe sull’Artico e sul Baltico e delle attività aeree e navali con cui Mosca sta impensierendo i vicini scandinavi da diversi mesi.

Nelle esercitazioni, di cui ha dato notizia la Tv pubblica finlandese YLE, i jet americani F-16 sono decollati da basi sulla costa nord dell’Estonia, e gli “Hornets” finlandesi ed i “JAS 39 Gripen” svedesi dai rispettivi paesi. Nella settimana precedente, i Ministri della Difesa finlandese Carl Haglund e svedese Peter Hultqvist avevano presentato un rapporto, raccomandando la formazione di unità congiunte di terra, mare ed aria.

Il documento consiglia l’avvio di sinergie nell’utilizzo di porti e basi militari per ottimizzare l’efficacia delle forze armate di Finlandia e Svezia. Sebbene il rapporto fosse stato ordinato, meno di un anno fa, nel quadro di un accordo di cooperazione in tempo di pace tra i due paesi e nonostante i due ministri abbiano sottolineato che ciò di cui si sta parlando non è un alleanza militare, il burrascoso contesto internazionale in cui la presentazione cade evidenzia le iniziative di sicurezza che gli stati dell’area vanno oggi intensificando.

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