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Se Rotterdam diventa un porto del Mediterraneo per i profughi

L’idea del ministro Toninelli che l’Olanda possa richiamare “le sue navi” è una caricatura del diritto, spiega l’esperto Eugenio Cusumano. Ma un cortocircuito giuridico-politico potrebbe fare di Rotterdam “il porto sicuro” più vicino. E investire L’Aja di inattese responsabilità

La nave di ricerca e salvataggio migranti MV Seefuchs dell'Ong tedesca Sea-Eye durante un'operazione di salvataggio a circa cinquanta miglia a nord del confine terrestre tunisino-libico. 30 settembre 2017. REUTERS / Darrin Zammit Lupi
La nave di ricerca e salvataggio migranti MV Seefuchs dell'Ong tedesca Sea-Eye durante un'operazione di salvataggio a circa cinquanta miglia a nord del confine terrestre tunisino-libico. 30 settembre 2017. REUTERS / Darrin Zammit Lupi

L'Aja - A quasi un anno dal varo del codice di condotta delle Ong del Mediterraneo, le organizzazioni umanitarie tornano al centro del dibattito. E come un anno fa, quando l’allora ministro dell’interno Marco Minniti, impose un regolamento vincolante alle organizzazioni straniere attive nella zona Sar coordinata dall’Italia, la partita si è spostata sul tavolo di Convenzioni e consuetudini del mare, in assoluto una delle più complesse branche del diritto internazionale.

Se la disputa sulle aree di salvataggio ha dominato il weekend del primo blocco navale italiano, quest’ultimo fine settimana ha invece tenuto banco la questione delle nazionalità delle imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie: cosa vuol dire, effettivamente, “battere bandiera” di uno Stato? E quali sono le responsabilità di un Paese che concede il vessillo?

Eugenio Cusumano, docente italiano di Relazioni Internazionali all’Università di Leiden ed esperto di Ong del Mediterraneo, liquida il tweet del ministro Toninelli che invitava l’Olanda a richiamare le “sue navi”, come una sparata: «Dire che le imbarcazioni delle Ong sono territorio olandese è una semplificazione quasi caricaturale del diritto internazionale marittimo. Sono semplicemente luoghi, in certa misura, sottoposti alla giurisdizione olandese». Le navi, insomma, non sono micro-porzioni galleggianti di Stati.

Un dato però è certo: per ciò che riguarda la flotta di imbarcazioni di salvataggio l’Olanda è effettivamente sovra-rappresentata. Sulla prua di tre delle cinque attualmente in mare, sventola la bandiera dei Paesi Bassi. E sarebbero addirittura quattro se volessimo includere anche la più celebre, la Iuventa, posta sotto sequestro lo scorso anno su richiesta del Pm Zuccaro e dalla quale erano partite le indagini per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Perché le Ong del Mediterraneo scelgono i Paesi Bassi? La spiegazione, secondo Cusumano, è esclusivamente economica: le navi umanitarie battono prevalentemente bandiera olandese perché il mercato delle navi private in Olanda è tra i più vivaci in Europa, soprattutto quello delle piccole imbarcazioni a prezzi contenuti.  Le organizzazioni, una volta acquistate, mantengono poi per praticità l’immatricolazione dei Paesi Bassi.

Il vessillo, quindi, non rende responsabile lo Stato di riferimento sul piano del diritto internazionale perché le navi rimangono giuridicamente entità private responsabili, quindi, solo per violazioni alla legge dello Stato di cui battono bandiera che dovessero avvenire a bordo. Anche se di scuola, esiste tuttavia una possibilità che l’attuale crisi politica finisca per causare un corto-circuito giuridico nel principio di “porto sicuro”, avvicinando a sud il nord dell’Europa: secondo Cusumano, se l’Italia chiudesse i porti e nessun altro Paese costiero sicuro del Mediterraneo fosse disponibile a far sbarcare i profughi, allora il governo olandese sarebbe responsabile della sorte dei richiedenti asilo perché su Seefuchs e Lifeline - prima nota come Sea-Watch 3 e da questi ceduta a Mission Lifeline - vige la giurisdizione olandese.

Se la diplomazia sul tema dei salvataggi dovesse fallire ancora, come già accaduto con la nave Acquarius, non è impossibile quindi che in futuro il porto di Rotterdam possa essere considerato il primo sicuro più vicino al Mediterraneo.

 @msfregola 

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