La guerra di Orbán contro Soros e la sua CEU

Il premier ungherese procede spedito, smontando uno dopo l’altro i pilastri della società civile.

Manifestanti in piazza per garantire la sopravvivenza della CEU. REUTERS/Laszlo Balogh
Manifestanti in piazza per garantire la sopravvivenza della CEU. REUTERS/Laszlo Balogh

Vista la schiacciante maggioranza di cui il premier ungherese Viktor Orbán dispone in parlamento, non c’è ombra di dubbio che la legge sulle università straniere in Ungheria passerà. Una legge rivolta in particolare contro la Central European University, CEU, fondata nel 1991 e finanziata dal miliardario di origine ungherese George Soros. Questo pensano gli oltre 10 mila manifestanti scesi in strada a Budapest questa domenica, per protestare contro la nuova normativa. Voluta in primo luogo dal premier Viktor Orbán, prevede che le università straniere con sede in Ungheria debbano avere una sede anche nel paese d’origine. Un requisito che la CEU non ha, motivo per cui l’università di Soros, secondo la nuova normativa, già dal prossimo anno accademico non potrà più accettare nuove iscrizione e dovrà aver portato a termine entro il 2021 tutti i corsi formativi.

Tra i manifestanti di domenica moltissimi i giovani, gli studenti che via facebook hanno chiamato a raccolta commilitoni, amici e difensori della libertà di espressione, del diritto di allo studio e, soprattutto di una società aperta, democratica. Ma anche il mondo accademico si è mosso: l’università di Cambridge, così come cinquecento scienziati di fama internazionale, tra questi anche diciassette premi Nobel, che hanno rivolto direttamente al primo ministro ungherese un appello affinché garantisca la sopravvivenza della CEU.

Un appello che cadrà nel vuoto. Per Orbán George Soros è un nemico giurato, rappresentante di principi democratici che il premier ungherese sta da tempo cercando di minare. Ancora venerdì scorso – riporta il sito online del quotidiano ungherese Pester Lloyd –, Orbán tornava ad attaccare la CEU, accusando i responsabili della stessa di emettere diplomi falsi e di una gestione poco trasparente, anzi corrotta. Prove per queste accuse Orbán non ne ha fornite. D’altro canto l’intervistatore di Kossuth Radio, emittente vicina al governo e alla quale il premier rilascia una volta alla settimana un’intervista, nemmeno gliele chiedeva.

L’università stessa si è difesa attraverso una replica pubblica nella quale “respinge fermamente le accuse di imbrogli e corruzione avanzate dal premier contro la CEU. Inoltre, e diversamente da quanto dichiarato sempre dal premier, non esiste attualmente in Ungheria una legge che richiede a un’università straniera di avere una sede anche nel paese d’origine, per poter emettere attestati accademici”.

Dalla sua fondazione a oggi, la CEU ha certificato 14 mila percorsi accademici. Agli occhi di Orbán probabilmente un esercito ancora piccolo, ma in continua crescita, di persone con una visione della società civile diametralmente opposta alla sua, xenofoba, despotica e corrotta.

Certo l’attacco alla CEU non poteva avvenire in un momento meno propizio per questa istituzione accademica. Soros non viene visto solo da Orbán come fumo negli occhi. Anche il nuovo presidente americano Donald Trump è probabilmentetutt’altro che un sostenitore della Open Society Foundation, la fondazione di Soros.

Sono in tutto 28 le università straniere presenti in Ungheria. L’intento del premier non è difficile da intuire: vuole che anche queste accademie finiscano sotto il suo diretto controllo, o meglio quello di ispettori direttamente nominati dal governo e che di fatto hanno più potere dei decani delle stesse.

Stando a quello che scrive il quotidiano austriaco Der Standard, è difficile pensare che Orbán possa cambiare idea. E così sono già diverse le città che hanno offerto la loro futura ospitalità alla CEU. Tra queste c’è la capitale della Lituania. Il sindaco di Vilnius avrebbe anche già sottoposto una proposta in tal senso. Altrettanto interesse è stato mostrato dall’Austria dove la Conferenza delle accademie e i politici di Neos, partito di area liberale, hanno avanzato l’idea di convincere la CEU a traslocare a Vienna o a Graz o a Klagenfurt. Soprattutto Vienna, da sempre punto di incontro e di scambio tra ovest e est, sarebbe secondo molti il posto ideale per un’università con una indiscutibile vocazione di ponte tra le diverse anime europee.

Sempre il quotidiano austriaco Der Standard riporta che con la fine messa nero su bianco di CEU, non è però ancora finita la campagna personale di Orbán contro il suo nemico giurato. Tant’è che il suo governo avrebbe già approntato la prossimo disegno di legge, riguardante le organizzazioni non governative indipendenti, molte delle quali vengono finanziate dalla Open Society Fondation di Soros. Secondo la bozza di legge, tutti le ngo che ricevono in un anno più di 7 milioni di fiorini (cioè 22.700 euro) in donazioni straniere, dovranno in futuro essere registrate presso il tribunale. Inoltre dovranno sempre specificare che ricevono fondi stranieri. Anche la Russia ha varato una legge simile, dove le ngo vengono considerate alla stregua di “agenti stranieri”. 

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