eastwest challenge banner leaderboard

Parigi - Luci spente sulla Ville Lumière. Dolore, silenzi e buchi dei servizi segreti

La Francia si risveglia dopo l'attentato in un silenzio irreale. Due giorni dopo gli attentati che hanno provocato fino ad ora 129 morti e 352 feriti di cui 99 gravi, la città è stranamente silenziosa ed il sole è tornato finalmente a brillare dopo giorni di cielo grigio. Ogni tanto il silenzio è attraversato da sirene di auto della polizia, elicotteri che fanno giri di ricognizione, camionette della gendarmeria e volanti che sfrecciano a tutta velocità.

Il presidente francese François Hollande ha decretato lo stato d'emergenza, in città è stato schierato l'esercito e la polizia continua a pattugliare i quartieri delle sparatorie. Sì, in città è ritornata la calma ma è una calma apparente, che nasconde una tensione palpabile. Al centro della Place de la République, già il giorno dopo gli attentati, sono cominciate ad affluire decine di persone per deporre fiori sotto la statua che simboleggia la Repubblica, in segno di cordoglio per i morti degli attentati. Dall'altro lato della piazza degli artisti di strada hanno disegnato con le bombolette spray il motto in latino che figura sullo stemma della città di Parigi: “Fluctuat Nec Mergitur” (“Naviga ma non affonda”). Un gesto simbolico, che indica che la città non ci sta ad abbassare le braccia, ad affogare nel dolore e nella disperazione. Decine di persone continuano ad affluire anche davanti al Bataclan e ai diversi ristoranti che sono stati il teatro dell'efferata sparatoria.

Identificato un attentatore, era conosciuto dai servizi segreti francesi 

E' stato il primo attentatore ad essere identificato. E' di nazionalità francese, si chiama Omar Ismaïl Mostefaï, aveva ventinove anni ed era originario di Courcouronnes (Essonne), nella banlieue di Parigi.  E' stato identificato grazie ad un suo dito ritrovato all'interno della sala di concerti Bataclan dopo essersi fatto esplodere al momento dell'irruzione delle teste di cuoio francesi. Il paradosso è che Omar Ismaïl Mostefaï era conosciuto dai servizi segreti francesi sin dal 2010 per “radicalizzazione islamica” anche se, secondo il Procuratore della Repubblica di Parigi François Molins, non era stato fino ad ora implicato in nessuna filiera jihadista. Secondo il giornalista di Libération Willy Le Devin, Omar avrebbe effettuato un viaggio in Siria tra il 2013 ed il 2014. Uno dei tre commando che hanno partecipato agli attentati di venerdì scorso è ancora in fuga. E' l'ipotesi degli inquirenti dopo il ritrovamento di una Seat Leon nera a Montreuil, nella banlieue est di Parigi, che deve essere servita ad un dei tre commando per muoversi e forse anche per trasportare  il kamikaze che si è fatto esplodere in un bistrot di boulevard Voltaire. Una Polo nera utilizzata da un altro commando, quello degli attentatori del Bataclan dove hanno perso la vita 89 persone, è stata ritrovata parcheggiata proprio davanti alla sala di concerti ed ha targa belga. Ben tre degli attentatori provengono infatti dal quartiere di Molenbeek di Bruxelles, vero covo jihadista dove la polizia belga ha arrestato cinque persone.

Il mistero del passaporto siriano risolto: è un falso

A risolvere finalmente il mistero del passaporto siriano è stata la CBS News. Citando fonti dell'intelligence americana, la televisione afferma che il numero rinvenuto sul passaporto non corrisponderebbe ad un passaporto siriano e la foto non corrisponde al viso della persona. Il giorno prima il  quotidiano greco Protothema aveva affermato di conoscere i cognomi di due persone registrate come rifugiati siriani sull'Isola di Leros:Al-Mahmod e Al-Mohammad, registrati il 3 Ottobre scorso. E' il passaporto di uno dei due uomini a essere stato ritrovato fuori allo Stade de France dopo l'attentato. Ma è palesemente un falso. Notizie del genere però seminano panico e provocano anche un inasprimento dei toni politici nei confronti dei migranti e dei rifugiati che continuano a giungere in Francia.

Sarkozy rimette in discussione le politiche migratorie

Proprio Sarkozy, che già ha abbandonato i toni da “unità nazionale” ed è già asceso in campagna elettorale, rincara la dose: «L'Europa – ha detto – deve porre le condizioni di una nuova politica migratoria», pur sottolineando che non esiste alcun legame diretto col terrorismo e con quanto avvenuto venerdì scorso. Eppure le sue affermazioni, indirettamente e forse consapevolmente, sottolineano questo legame. Tutti gli occhi ora però sono puntati sulla COP21, la conferenza sul clima, che avrà luogo tra fine Novembre e inizio Dicembre. Con il nuovo buco dell'acqua dei servizi segreti francesi, che pur conoscendo uno degli attentatori non hanno saputo prevedere un attentato di tale dimensioni, si levano nuove preoccupazioni per la sicurezza. Eppure, riflettendoci bene, non sono certo queste le vere preoccupazioni che dovrebbero animare i politici. Il nuovo livello di scontro di Daesh e delle organizzazioni terroristiche che lievitano attorno alla sua orbita non è più quello di obbiettivi mirati o individuazione di nemici mirati ma quello di guerra totale alla società civile europea. Insomma i più vulnerabili non sono i capi di stato, i ministri o le personalità politiche, ben protetti da imponenti servizi di sicurezza, ma la gente comune come questo odioso e terribile attentato di Parigi ha dimostrato.

@marco_cesario

Scrivi il tuo commento
@

La voce
dei Lettori

eastwest risponderà ogni settimana ai commenti sui social e alle domande inviate dai lettori. Potete far pervenire la vostra domanda usando il tasto qui sotto. Per essere pubblicati, i contributi devono essere firmati con nome, cognome e città Invia la tua domanda ad eastwest

GUALA