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Cosa c’è dietro le tensioni tra Ue e Usa sulla Pesco

Washington irritata dalla nuova cooperazione di difesa chiede garanzie all’Europa, ma è quasi impossibile che la Pesco possa sostituirsi alla Nato. La tensione tra alleati è più commerciale che militare

Macron saluta i capi di Stato Maggiore dei Paesi europei dopo una foto di gruppo per il lancio della Pesco durante un summit Ue a Bruxelles, Belgio, 14 dicembre 2017. REUTERS / Yves Herman
Macron saluta i capi di Stato Maggiore dei Paesi europei dopo una foto di gruppo per il lancio della Pesco durante un summit Ue a Bruxelles, Belgio, 14 dicembre 2017. REUTERS / Yves Herman

A soli due mesi dal suo lancio, la nuova cooperazione strutturata permanente in materia di difesa (Pesco) è finita sotto il fuoco amico degli alleati atlantici. La questione ha tenuto banco la scorsa settimana durante la ministeriale Nato a Bruxelles ed è poi rimbalzata alla 54esima Conferenza internazionale sulla sicurezza, che ha riunito come ogni anno a Monaco di Baviera il gotha mondiale della difesa.

Washington non nasconde di guardare con sospetto alla Pesco, temendo che possa indebolire – o ancora peggio sostituire – il Patto Atlantico. L’ambasciatrice statunitense alla Nato, Kay Bailey Hutchison, ha tacciato di protezionismo l’iniziativa, mentre il segretario alla Difesa, James Mattis, ha chiesto ai 25 Paesi Ue partecipanti di specificare in un documento ufficiale che la difesa collettiva europea resterà compito esclusivo dell’alleanza atlantica.

Agli avvertimenti americani ha risposto compatto l’asse franco-tedesco con i ministri della Difesa Ursula von der Leyen e Florence Parly, che dal palco di Monaco hanno insistito entrambe sulla necessità per l'Europa di raggiungere un’autonomia strategica. Il segretario Nato, Jens Stoltenberg, ha provato a stemperare le tensioni, chiamando l’Ue a operare un giusto e necessario bilanciamento tra impegno atlantico e cooperazione europea.

Preoccupazioni a stelle e strisce

L’opposizione degli Stati Uniti non è assoluta. L’establishment americano considera la Pesco compatibile con gli interessi nazionali nella misura in cui contribuisce a ridistribuire l’onere finanziario della difesa collettiva. L’immagine positiva della cooperazione Ue resiste finché essa si mantiene complementare e non alternativa alla Nato.

Tuttavia, anche se ha tra gli obiettivi quello di ridurre la dipendenza europea dagli Stati Uniti in materia di difesa, è difficile immaginare una sostituzione della Nato con la Pesco. Restano infatti operanti su due piani completamente differenti. Persino le ridotte - e ancora teoriche - capacità di azione militare della Pesco si dispiegherebbero tramite interventi non assimilabili a operazioni belliche vere e proprie e sarebbero focalizzate in aree di crisi, come l’Africa centrale e sub-sahariana, dove la Nato difficilmente vuole intervenire.

Spazi di sovrapposizione limitata sono presenti nell’ambito degli standard tecnici. A margine della ministeriale Nato, Stoltenberg ha parlato del rischio che una lista di requisiti di capacità adottata nell’ambito della Pesco possa essere in contrasto con una simile della Nato. Sviluppare due standard diversi, ad esempio nel campo delle infrastrutture militari, potrebbe rallentare il movimento di equipaggiamenti all’interno dei Paesi europei e intaccare il dispiegamento rapido.

Ancora più concrete le possibilità di discriminazione degli alleati atlantici fuori dalla Pesco. Si parla di un meccanismo che permetterebbe anche a Paesi non-Ue di partecipare ai progetti con un sistema di tipo “pay to play” ma siamo in una fase talmente embrionale dell’esperimento che una strada del genere è ancora lontana dall’essere battuta. Una cartina di tornasole potrebbe essere il trattamento che sarà riservato al Regno Unito dopo la fase transitoria di Brexit, quando cesserà di finanziare il budget Ue e allo stesso tempo chiederà di continuare a partecipare ai progetti del Fondo europeo per la difesa.

Europa protezionista?

Sono fondate le perplessità americane anche su possibili derive protezioniste della Pesco. La cooperazione strutturata permanente nasce infatti con l’intento di realizzare un mercato di prodotti europei per la difesa, all’interno del quale si vuole assegnare un trattamento preferenziale all’offerta europea.

Un approccio che ricorda uno dei pilastri della campagna elettorale di Macron, il buy european act. La Commissione europea aveva ritenuto difficile applicare una misura così protezionista per gli appalti pubblici, con la sola eccezione per gli investimenti proprio nel settore della sicurezza. Se il punto di vista francese è di difesa dalla forte concorrenza internazionale, i tedeschi vorrebbero incentivare la creazione di consorzi europei o la fusione di più industrie per poter competere con giganti americani come Lockheed Martin e Boeing.

Favorire le industrie europee potrebbe portare ad alcune distorsioni nel nuovo mercato della difesa, come la riduzione del numero di venditori e il rischio di allocare risorse più per fini politici che per colmare lacune nelle capacità militari. Allo stesso modo è ancora da valutare la maturità del procurement europeo nel gestire grossi volumi di ordini: nel 2016 la franco-tedesca Airbus ha avuto difficoltà a consegnare in tempo gli aerei da trasporto A400M e Berlino e Parigi sono andati a bussare alla porta di Lockheed Martin.

La vera tensione non è militare

I dubbi sulla Pesco avanzati da parte americana sono tuttavia giustificati solo in parte. La disponibilità modesta del Fondo europeo per la difesa e la limitata estensione dei 17 progetti finora presentati non permettono di considerare la Pesco come una vera minaccia per la Nato.

Gli Usa chiedono di poter beneficiare di alcuni vantaggi della cooperazione rafforzata in quanto alleati, mentre gli Stati membri, dopo i numerosi inviti a spendere di più nella difesa, rivendicano ora l’autonomia di decidere in che modo farlo.

Le incomprensioni sulla Pesco riprendono il canovaccio di un confronto tra Stati Uniti e Ue a cui ormai siamo abituati e che si è imposto come dominante dall’elezione di Trump. Un confronto fatto di scambi di accuse di protezionismo e continui richiami alla reciprocità. Anche le tensioni che ruotano attorno a una piattaforma militare corrono lungo la nuova linea di frattura nelle relazioni euro-atlantiche, quella commerciale.

@gerardofortuna

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