Malgrado una crescita economica record, il Pis di Kaczynski perde consensi. Stando a un sondaggio i liberali ora sarebbero avanti. Così in vista della stagione elettorale il partito di governo rimpolpa il welfare. E mette al centro del programma la fede e la stretta sulla sicurezza

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki incontra il suo omologo ungherese Viktor Orban a Varsavia, Polonia, 14 maggio 2018. REUTERS / Kacper Pempel
Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki incontra il suo omologo ungherese Viktor Orban a Varsavia, Polonia, 14 maggio 2018. REUTERS / Kacper Pempel

La prima visita all’estero di Viktor Orban dopo la conquista del quarto mandato, il terzo consecutivo, non poteva che essere in Polonia. Il primo ministro ungherese ci si è recato l’altro giorno. Segnale chiaro. L’uomo forte di Budapest ha voluto ribadire la via da seguire, che è e resta quella del populismo sovranista e della rivoluzione culturale in Europa. Varsavia, del resto, è l’altra fedele interprete di questa sfida - in attesa di capire cosa succederà in Italia -.


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Ma a differenza di Orban, appena riconfermato trionfalmente, il suo omologo polacco Mateusz Morawiecki e il leader de facto del Paese, Jaroslaw Kaczynski, dovranno passare la prova delle urne per guadagnarsi un altro mandato al governo. Le elezioni politiche si terranno nell’autunno del prossimo anno e l’esito è meno certo di quello ungherese. Soprattutto se Donald Tusk, il cui mandato a Bruxelles scade proprio in quel periodo, scegliesse di tornare in campo. Nulla di concreto, per ora.

Le politiche non sono l’unica tornata importante dei prossimi tempi. A ottobre di quest’anno ci saranno le amministrative, a maggio 2019 le europee e nel 2020 le presidenziali. Insomma, la Polonia è alla vigilia di un ciclo elettorale che si preannuncia molto duro. L’arrivo di Orban va letto anche in questa chiave, come un incoraggiamento per gli alleati populisti di Varsavia.

E forse un po’ ce n’era bisogno. Lo scorso mese è uscito un sondaggio shock da cui risulterebbe che per la prima volta dalle elezioni dell’ottobre 2015 il blocco liberale avrebbe superato in termini di consenso Diritto e Giustizia (PiS), il partito di Kaczynski, socio unico del governo.

La rilevazione va presa con le dovute cautele, dato che quasi tutte le altre confermano che il PiS resta il primo partito del Paese. Il favorito alle urne. Però negli ultimi tempi la discussa legge sull’Olocausto, il logoramento dei rapporti tra istituzioni e comunità ebraica, la nuova crociata contro l’aborto - si cerca di rendere la disciplina ancora più severa - e i maxi bonus che i membri del precedente governo, guidato da Beata Szydlo, si sono autoassegnati nel 2017 hanno infastidito una parte dell’elettorato. Una flessione del consenso potrebbe esserci realmente, a dispetto del fatto che i populisti polacchi hanno dalla loro l’eccezionale fase di crescita economica vissuta dal Paese. Quest’anno l’espansione potrebbe avvicinarsi al 5%.

Il PiS, a ogni modo, non vuole lasciare nulla al caso. E in vista delle campagne dei prossimi mesi, e dei prossimi due anni, ha già lanciato una serie di messaggi programmatici. Il primo riguarda i costi della politica. Per un partito che ha fatto della morale e della lotta all’establishment uno dei suoi cavalli di battaglia, i 357mila Euro di maxi bonus che i membri del governo Szydlo si sono assegnati, molti di più rispetto al precedente gabinetto liberale, sono stati un duro colpo da digerire. Kaczynski ha imposto a ministri e sottosegretari di ridare tutto indietro, donando il denaro alla Caritas - un favore alla potente Chiesa cattolica conviene sempre -. Inoltre, ha proposto un taglio del 20% sullo stipendio dei parlamentari.

L’altro messaggio è quello dei soldi in tasca. Il governo populista ha fatto del welfare, prima oggettivamente pallido, un suo pilastro. Il simbolo di questa politica, di destra sociale verrebbe da dire, sono gli assegni familiari del programma 500+, che portano in dote a ogni famiglia, per i secondi e successivi figli e fino alla maggiore età, ben 120 Euro mensili. Accanto a questo programma, se ne stanno sviluppando di altri. Uno per la casa, un altro per gli anziani, e così via. I soldi per manovrare la leva del welfare ci sono. La crescita economica sostenuta, unita a qualche successo nella lotta all’evasione, hanno portato risorse nelle casse pubbliche.

Promesse anche per le aziende. Il 14 aprile, durante una conferenza di partito, Mateusz Morawiecki ha spiegato che potrebbe portare la tassa sul profitto d’impresa al 9%: sarebbe il valore più basso in Europa.

Il terzo pilastro della lunga campagna elettorale è: “legge, fede e ordine”. Del rinnovato tentativo di riformare la legislazione sull’aborto, già molto restrittiva, s’è già detto. Altre due misure, una già operativa, l’altra da prendere, sono la creazione di un registro pubblico dei pedofili, istituito a gennaio, e una legge per la legittima difesa.

Quest’ultimo tema è stato molto discusso di recente. Tutto è nato dal caso di un titolare di un ufficio di cambio di Olsztyn, nella Polonia nord-orientale, che ha sparato quattro colpi di fucile contro l’auto in fuga di tre malviventi che lo avevano appena rapinato, senza ricorrere all’uso di armi. Un tribunale ha aperto a carico dell’uomo un’indagine per uso sproporzionato della forza. Ma il ministro della Giustizia e procuratore generale Zbigniew Ziobro, vero falco, ha imposto la chiusura dell’inchiesta, spiegando che il titolare dell’ufficio di cambio aveva il diritto di sparare.

Non solo, Ziobro ha precisato: «Ci teniamo a dire ai polacchi che se per difendersi usano metodi eccessivi rispetto a quelli dei loro aggressori, lo Stato li proteggerà». Il che, appunto, lascia intravedere una possibile legge da introdurre in materia di legittima difesa. E un nuovo, ulteriore spostamento a destra dell’assetto del governo, mascherato da un approccio meno radicale nel confronto con l’Europa sullo Stato di diritto, che va avanti ormai da due anni. Varsavia ha finalmente ceduto su qualche punto ma per la Commissione europea non è ancora abbastanza: il sistema giustizia rimane troppo dipendente dalla volontà del governo. Entro fine giugno, Morawiecki e Kaczynski dovranno fare ulteriori concessioni.

@mat_tacconi

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